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Nuovo identikit sui giovani
Finalmente si è capito che i giovani italiani non sono affatto né bamboccioni, né choosy, ma solo e soltanto figli dei vizi e delle virtù di un paese sempre più stralunato e insicuro sul proprio futuro.
Basta dare un’occhiata all’indagine demoscopica “The Next Normal”, condotta sui nati tra il 1981 e il 2001 in 24 nazioni. Dalla quale emerge, nel nostro caso, l’identikit di una generazione fatta più di “io” che di “noi”. Sfiduciata, ma non rassegnata, che crede poco, anzi pochissimo, in tutto ciò che la circonda: istituzioni in primis. Ma, al contempo, è convinta di sé e delle proprie potenzialità. Una sorta di vera e propria doppia natura, dove, oltre alle luci, non mancano molte ombre.
Da un lato, infatti, nessuno degli intervistati ritiene di poter contare sull’aiuto del governo per il proprio futuro. Al punto che ben 7 su 10 (cifra record a livello mondiale) credono che l’unica soluzione per trovare un lavoro è quella di trasferirsi all’estero. Peraltro senza troppa nostalgia per la madrepatria se si considera che tra i nostri under-30 si registra il più basso livello di orgoglio nazionale del globo. Dall’altro, però, scopriamo che più di 8 su 10 non solo sono convinti di avere le capacità e le competenze per cambiare il mondo in meglio, ma anche che lavorando duramente possono raggiungere i propri obiettivi e realizzare i sogni tanto desiderati. Anche a costo di accettare a inizio carriera occupazioni che a fronte di elevati carichi di lavoro prevedono retribuzioni basse, se non bassissime.
Sono fatti così i cosiddetti Millennials italiani. Più che bamboccioni o choosy, semplicemente “guicciardini”, con uno spiccato senso per il particulare, piuttosto che per l’interesse comune. Giustificato almeno in parte dalla non curanza che le istituzioni hanno nei loro confronti, complice lo scarso peso demografico e di conseguenza elettorale di una generazione destinata a subire le decisioni della gerontocrazia.
Fonte: West, 05/12/2012
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