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Ragazze alla pari, lo scenario europeo

Mentre l’Europa è stretta nella morsa del freddo, un vero e proprio esercito di giovanissimi, in vista della prossima estate, sta già pianificando la propria “vacanza au pair”.

Parliamo di quei ragazzi che, con la bella stagione, sono pronti a spendere un periodo all’estero come ospiti di una famiglia. Dove, in cambio di vitto, alloggio e un piccolo rimborso spese, offrono qualche ora della propria giornata per aiutare a prendersi cura dei bambini e della casa che li accoglie.

Non certo una novità di oggi. Che però, complice la crisi economica, quest’anno è destinata a conoscere cifre da record. Come conferma il boom registraro in queste ultime settimana dai tanti portali online che si occupano di collocare domanda e offerta di questa speciale tipologia di turismo.

Peccato però che, nonostante, l’accordo del Consiglio Europeo di Strasburgo del 1969 sancisca dettami da osservare per il “collocamento alla pari” in Europa, ancora oggi le legislazioni in materia variano sensibilmente da paese a paese. Vediamo di capire, sia pur in estrema sintesi, come.

Partiamo dal Lussemburgo. La cui Camera dei deputati ha recentemente definito lo status di au pair. La nuova legge, che non rientra nell’ambito delle disposizioni in materia di lavoro, stabilisce obblighi in termini di ore di impiego, condizioni di vita da fornire e pillole d’integrazione a favore dell’au pair. Siglando una vera e propria convenzione di accoglienza avente come garante lo stato.

I cugini francesi dettano condizioni più precise in materia, soprattutto in termini retributivi. La paghetta alla pari è attualmente € 60 a settimana, ma nella maggior parte dei casi si tratta di € 20 più il contributo ai corsi di lingua francese, requisito sine qua non per ottenere un visto di lunga durata.

Più generosi i tedeschi, che già nel 2006 hanno fissato a € 260 il rimborso spettante a un au pair. Per contro, tra i criteri base del perfetto collaboratore si deve non fumare.

Il modello finlandese mette nero su bianco le responsabilità del neo assunto, comprendendo anche lavori di casa leggeri. Per un totale di 6 ore al giorno, 5 giorni a settimana. In cambio stanza privata, cibo a volontà e € 252 al mese. In Norvegia, oltre allo stipendio, si ha diritto anche ad un’assicurazione e a viaggi spesati. Tempo libero permettendo.

In Gran Bretagna la categoria è stata considerata alla stregua degli immigrati fino al 2008. Quando un nuovo sistema a punti è stato introdotto dal Ministero degli Interni. Nell’ambito di un programma di mobilità giovanile per i soli cittadini di Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda e Monaco. I quali si affidano ad agenzie private, non regolate dal governo britannico.

Lo scenario europeo è dunque decisamente variegato. Possibile che in 40 anni l’UE non abbia stabilito criteri base quali retribuzione, condizioni e sicurezza occupazionale e criteri di accesso al visto in caso di cittadini stranieri au pair?

Fonte: West, 15/02/2013