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Un basso peso alla nascita può dipendere dall'inquinamento
Un basso peso alla nascita può essere fonte di diversi problemi per il bambino.
Per essere tuttavia considerato “basso”, il peso deve essere inferiore ai 2.500 grammi. Questa condizione è associata con conseguenze gravi per la salute, tra cui un aumento del rischio di morbilità e mortalità post-natale e problemi cronici di salute in età avanzata.
Le cause possono essere diverse e, come emerge da un nuovo studio, tra queste vi è anche l’inquinamento dell’aria – un problema sempre più presente nelle città di tutto il mondo.
L’aria urbana, specialmente d’inverno è più inquinata che in altre stagioni, per via del maggiore utilizzo dei veicoli e il riscaldamento domestico.
Così le donne che si espongono a quest’aria, loro malgrado, sono più a rischio di partorire un bambino con basso peso alla nascita, suggeriscono i ricercatori dell’Università della California a San Francisco e del National Center for Health Statistics, Centers for Disease Control and Prevention (CDC).
Il team di ricerca, composto dalla dottoressa Tracey J. Woodruff – professore di ostetricia e ginecologia e scienze riproduttive alla UCSF, insieme alla dottoressa Jennifer Parker del NHS, il dottor Payam Dadvand, del Centro per la Ricerca in Epidemiologia Ambientale (CREAL) di Barcellona (Spagna) e il dottor Mark Nieuwenhuijsen di CREAL, ha analizzato i dati raccolti da più di 3 milioni di nascite in nove nazioni e 14 luoghi, tra cui Nord America, Sud America, Europa, Asia e Australia.
I ricercatori hanno scoperto che nelle zone dove è più alto il tasso di inquinamento, maggiore è il tasso di basso peso alla nascita.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Health Perspectives, e si basano sull’analisi dei dati raccolti durante la metà degli anni ‘90 fino al tardo 2000 – in alcuni casi, anche prima.
«Quello che è significativo è che questi sono i livelli di inquinamento atmosferico a cui praticamente tutti nel mondo siamo comunemente esposti – ha commentato nella nota UCSF la dott.ssa Woodruff – Queste particelle microscopiche , che sono inferiori alla larghezza di un capello umano, sono nell’aria che tutti noi respiriamo».
Le cose, come sempre, variano da Paese a Paese: in quelli dove le normative in materia di inquinamento da particolato nell’aria sono più severe, si ha anche un minore tasso d’inquinamento, fanno notare gli autori. Tuttavia, molto c’è ancora da fare perché si possa affermare che l’aria è “respirabile” e che non influisce sulla salute delle persone – in alcuni casi anche in modo grave: sono infatti milioni le persone in tutto il mondo che, ogni anno, muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria.
Per esempio, «negli Stati Uniti, abbiamo dimostrato nel corso degli ultimi decenni che i benefici per la salute e il benessere derivati dal ridurre l’inquinamento dell’aria sono di gran lunga superiori ai costi – aggiunge Woodruff – Questa è una lezione che tutte le nazioni possono imparare».
Il particolato atmosferico si misura in dimensioni (micron) e in peso (microgrammi per metro cubo). In Europa il limite di presenza nell’aria è di 25 μg/m3, e le Agenzie di regolamentazione stanno attualmente discutendo se abbassare ulteriormente questo limite.
«Questo studio arriva al momento giusto per portare la questione all’attenzione dei responsabili politici – ha sottolineato un coautore dello studio, dottor Mark Nieuwenhuijsen, di CREAL.
In particolare, Nieuwenhuijsen fa notare che al mondo ci sono situazioni davvero catastrofiche. E’ il caso per esempio della Cina, e la città di Pechino, dove la presenza di particolato è stata di recente misurata e trovata superiore a 700 μg/m3.
«Dal punto di vista della salute mondiale, i livelli di questo tipo sono ovviamente del tutto insostenibili», conclude Nieuwenhuijsen.
A proseguimento dello studio, i ricercatori stanno ora valutando per mezzo di un’indagine epidemiologica su alcuni dei bambini inclusi in questi studi, se l’esposizione all’inquinamento atmosferico durante la gravidanza possa avere conseguenze sul lungo termine sulla salute dei bambini.
Non ci sentiamo di escluderlo.
Fonte: LaStampa.it, 07/02/2013

