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In attesa di un figlio disabile: la situazione in USA
Bastano le protezioni legali per convincere i genitori a portare avanti la gravidanza di un figlio disabile? Su questa domanda politici, medici e avvocati statunitensi stanno discutendo da tempo.
Il tema, di estrema delicatezza, non si concentra, però, sugli aspetti morali e religiosi legati alla decisione d’interrompere una gravidanza. Il dibattito, in realtà, sta coinvolgendo aspetti giuridici e sociali presenti dietro la scelta consapevole di una coppia di dare alla luce il proprio figlio.
La questione nasce da recenti articoli secondo i quali i genitori d’Oltreoceano sarebbero più disposti a portare a termine una gravidanza anche dopo un test positivo per la sindrome di Down. Questo fatto è spiegato come risultato di alcune leggi (fra tutte l’Americans with Disabilities Act e l’Individuals with Disabilities Education Act), che hanno concesso ai disabili diritti che non avrebbero mai potuto immaginare prima. I progressi della medicina, poi, hanno portato vantaggi significativi per le persone con sindrome di Down: negli ultimi trent’anni la loro aspettativa di vita è raddoppiata. Inoltre, grazie all’inclusione nelle scuole e in altri ambienti sociali, i ragazzi Down hanno dimostrato importanti progressi cognitivi che li rendono meno dipendenti dagli adulti.
Nonostante questi progressi, però, tra il 70 e l’85 per cento delle coppie americane continua a scegliere l’aborto dopo una diagnosi prenatale positiva alla sindrome di Down. Anche se in passato la percentuale era più alta, ci si domanda perché, nonostante le maggiori opportunità per i loro figli, la maggior parte dei genitori continui a non completare le gravidanze.
Parte della spiegazione, sostengono alcuni, va cercata non solo nella scarsa conoscenza delle leggi a disposizione, ma anche nel modo in cui queste vengono riportate dai media. Messaggi distorti sui costi economici dei diritti civili e delle protezioni legali scatenano reazioni negative del pubblico circa le spese di attuazione delle norme per i disabili. Questo, insieme alle storie di ordinaria discriminazione e derisione subite dai disabili (Down in testa), riportate da giornali e TV, possono rafforzare l’ansia dei genitori che devono decidere cosa fare dopo i risultati dei test genetici.
I pregiudizi prevalenti sui disabili, secondo alcuni, possono essere superati attraverso l’esposizione a informazioni più corrette. In questo, anche le serie TV possono educare: rappresentazioni edificanti come quelle di Glee hanno il potere di contrastare quelle degradanti de I Griffin. I genitori hanno tutto il diritto di sapere a cosa andranno incontro con la loro scelta. Tuttavia, è necessario affrontare le cattive interpretazioni sociali che possono seguire l’approvazione di buone leggi, per evitare che i genitori possano essere indotti a pensare che l’unica decisione “responsabile” sia quella di prevenire l’esistenza di persone realmente bisognose di protezioni dalla legge.
Fonte: West, 25/03/2013

