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Giovani disabili sterilizzate con l'assenso dei genitori: polemica in Spagna

imgSe ne parla poco, ma in Europa sono numerose le giovani disabili sottoposte alla sterilizzazione forzata. Su questa pratica violenta, che per paura di gravidanze indesiderate viene, purtroppo, spesso sollecitata dagli stessi familiari, è in atto in Spagna un duro scontro polemico. Sui mass media e tra gli esperti della materia, innescato da  un’intervista al calor bianco di Isabel Caballero, attivista della fondazione CERMI, che da anni si batte a difesa dei diritti delle ragazze con disabilità.

Secondo Caballero l’art.156 del codice penale spagnolo, che consente ad un giudice, una volta accertato in una donna uno stato di “grave ritardo mentale” di autorizzarne la sterilizzazione, è una palese violazione dell’art. 23 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, (ratificato dalla Spagna nel dicembre 2007) secondo cui: “le persone disabili, inclusi i bambini, conservino la loro fertilità sulla base di eguaglianza con gli altri.”

Una base giuridica forte che consente alla dott.ssa Caballero di affermare, «la stragrande maggioranza dei genitori continua a sbagliare pensando che questa operazione chirurgica serva a proteggere le ragazze portatrici di handicap. In realtà è una vera e propria inammissibile violazione del corpo della donna. Ad ognuna di queste ragazze va riconosciuto il diritto a decidere del proprio corpo, autodeterminandosi in rapporto all’essere per prima cosa donne e poi persone con disabilità.»

Più facile a dirsi che a farsi, visto che la questione è, a dir poco, complessa e spinosa. Basta infatti aprire Internet e leggere le testimonianze di familiari con figlie disabili per verificare la divisione insanabile dei pro e dei contro a questo intervento medico. Di qui la richiesta, da parte delle organizzazioni favorevoli alla proibizione della sterilizzazione, di una chiara presa di posizione da parte delle istituzioni, che dovrebbero aiutare i genitori e, soprattutto, le ragazze a prendere consapevolezza del proprio corpo e della propria femminilità, per tutelare, nella misura del possibile, la dignità e l’integrità delle persone e non recidere nelle giovani il possibile desiderio ad una vita completa.

Fonte: West, 04/08/2016

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