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La memoria sociale ha un circuito dedicato

imgIl premio Nobel Susumu Tonegawa e il suo gruppo di ricerca dell'MIT di Boston hanno scoperto il circuito nervoso responsabile della formazione e della conservazione delle memorie con valenza sociale. Il circuito collega due centri del cervello emotivo, l'ippocampo e il nucleo accumbens, e quando è spento non permette di ricordarsi di un proprio simile già incontrato in passato, mentre se riacceso consente di recuperare memorie sociali perdute. Lo studio è stato condotto sui topi grazie alla optogenetica ed è stato pubblicato su Science.

Nel 2005, una squadra di neuroscienziati guidati da Christof Koch, all'epoca professore al Caltech e oggi all'Allen Institute, scoprirono nell'essere umano un gruppo di neuroni che si attivavano di fronte alle immagini o ai nomi scritti di personaggi famosi come Jennifer Aniston o Halle Berry. Dunque, gli autori si spinsero ad affermare che tali neuroni servissero a costruire uno spazio concettuale, fatto di idee più che di oggetti e luoghi. Lo studio fu pubblicato su Nature e mostrò che i neuroni in questione sono situati nell'ippocampo, una zona profonda del cervello, necessaria per ricordare lo spazio in cui ci muoviamo, quale può essere casa propria oppure la strada per andare al lavoro. Dell'ippocampo fanno parte anche i neuroni del circuito appena scoperto, preposto alle memorie sociali, e si trovano in prossimità dei neuroni depositari delle memorie concettuali e spaziali.

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Spegnere e riaccendere le memorie sociali

"Sappiamo da tempo che i topi tendono a frequentare gli individui della stessa specie mai conosciuti prima" spiega Susumu Tonegawa "rispetto ai simili già familiari. Questo presuppone che esista una memoria sociale di cui non sapevamo, fino a ieri, il centro nervoso responsabile".

Tramite l'optogenetica, i ricercatori di Tonegawa, sono riusciti ad attivare e disattivare diversi centri e circuiti nervosi sospettati di essere necessari per la generazione e la conservazione delle memorie con valenza sociale. Hanno poi correlato l'attività dei circuiti nervosi manipolati e osservati con il comportamento dei topi studiati.

"Così, abbiamo capito che" continua a spiegare Tonegawa ", affinché il topo riconosca come sconosciuto o familiare un suo simile, è necessaria l'attività di un circuito nervoso che collega una regione ventrale dell'ippocampo, nota come CA1, al nucleo accumbens. Entrambi fanno parte del sistema limbico, che nel suo complesso si occupa di elaborare le emozioni". Non solo, ma è anche possibile recuperare il ricordo perduto di simili già incontrati in passato. Quest'ultimo dato lascia immaginare che in futuro si possano riattivare i ricordi relativi alle persone familiari nei pazienti affetti da Alzheimer, ad esempio, malattia neurodegenerativa in cui la memoria sociale è fortemente compromessa.

“Infine" conclude Teruhiro Okuyama, primo autore dello studio "la nostra scoperta potrebbe avere interessanti sviluppi nella ricerca sulle cause e la cura dell'. Infatti, in alcune forme di autismo sono mutati dei geni espressi dai neuroni appartenenti all'area CA1 dell'ippocampo e, guarda caso, proprio l'autismo è caratterizzato da deficit nelle interazioni sociali".

Fonte: BlastingNews, 02/10/2016

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