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Le basi psicobiologiche delle credenze personali

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neuroscienzeL’uomo ha la capacità di valutare i propri pensieri e le proprie azioni. Questa capacità viene chiamata metacognizione ed è, quindi, costituita da pensieri che riflettono e giudicano i pensieri e i comportamenti. La metacognizione costituisce l’archetipo fondante delle credenze su di sé che ogni singola persona sviluppa nel corso del suo ciclo di vita. A tal proposito gli individui hanno molte credenze metacognitive che riguardano la loro personalità, le loro competenze, le abilità e quello che sono capaci di fare praticamente nella quotidianità.

Le convinzioni che l’individuo ha su di sé e su quello che è capace di fare sono molto importanti, in quanto da esse spesso discendono le decisioni che si prendono e che fanno assumere un destino differente alla propria vita. Inoltre, le credenze relative a se stessi sovente divengono l’agente motivante delle proprie azioni, degli apprendimenti e concorrono alla costruzione dell’autostima. Frequentemente alla base delle credenze che si hanno su di sé intervengono anche i feedback che si ricevono dall’alterità.
In molte psicopatologie, come nelle sindromi depressive, tali credenze sono alterate, ovvero la persona esprime un giudizio negativo sulla propria persona e sulle proprie performance cognitive e comportamentali.

Le credenze possono essere distinte in quelle generali, che sono quei giudizi che l’uomo emette globalmente sulla sua persona, passando in rassegna la propria vita, e credenze analitiche che riguardano le singole performance e che conducono il soggetto ad esprimere un giudizio negativo o positivo sui compiti svolti. In pratica, la credenza analitica è quella che permette di essere soddisfatti o insoddisfatti di una performance appena realizzata. Le credenze globali spesso sono costruite sulla base delle credenze analitiche. In sostanza, quello che la persona pensa di sé si rivela essere condizionato dai singoli giudizi emessi sulle azioni relative alla quotidianità.

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Dal punto di vista neurobiologico, non si sa ancora con certezza quali parti del cervello provvedano alla formazione delle convinzioni su se stessi e sulle proprie performance, sia in termini di credenze globali che analitiche. Recentemente, mediante degli studi che hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale, si è ipotizzato che in tali processi siano implicati i circuiti neuronali sensitivi dei lobi frontali e parietali della corteccia cerebrale. A tal proposito, si suppone che si attivino due parti distinte del cervello, a seconda se le credenze siano generali o analitiche. Nello specifico, i giudizi su di sé globali sono presumibilmente elaborati dalla corteccia prefrontrale ventromediale, mentre i giudizi analitici sono opera della parte ventrale del corpo striato. In questa ultima zona è come se ci fosse un centro che valuta le azioni appena compiute dando un giudizio valoriale ad esse.

In conclusione, le credenze metacognitive che l’individuo ha su di sé, come persona positiva o negativa, e sulle proprie performance possono essere distinte in globali e analitiche. I circuiti neuronali che sono attivati per la formazione delle credenze sono differenti a seconda di quale tipo di convinzione (globale o analitica) viene elaborata. Infatti, le credenze globali originano dall’attivazione della corteccia prefrontale ventromediale, mentre quelle analitiche sono il risultato dell’attivazione della parte ventrale del nucleo striato.

 


Riferimenti bibliografici

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 copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 1, Gennaio 2021
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