Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

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Bioetica in pillole

ippocrateI fondamenti bioetici dell’agire medico si possono trovare fin dall’antichità. Nel giuramento di Ippocrate (che fu uno dei maggiori medici della civiltà ellenica) si trovano gli archetipi fondanti della moderna etica medica:

«Sceglierò il regime dietetico per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recare danno e offesa. Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale e non prenderò mai un’iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte [...]. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi da ogni offesa e da ogni danno volontario e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò che io vedrò e ascolterò nell’esercizio della professione [...] lo tacerò considerando la cosa segreta» (Ripamonti, 2015, pp. 39 - 40).

La bioetica deriva il suo nome dall’unione di due termini, ovvero bio che indica le scienze della vita ed etica, che è una parte della filosofia morale, che analizza le condotte umane, suddividendole in azioni giuste e lecite e azioni ingiuste e illecite. La fondazione della bioetica come disciplina scientifica con un suo statuto epistemologico la si deve all’opera dell’oncologo statunitense Potter che nel 1971 pubblicò il libro “Bioethics. Bridge to the Future”. Da subito, la bioetica fu intesa come una scienza che coniugava i saperi scientifici con quelli umanistici, il cui obiettivo doveva essere la salvaguardia della vita e il miglioramento della sua qualità. Da queste prime teorizzazioni potteriane sono partite una serie di ricerche e studi che hanno ampliato il panorama scientifico, culturale ed epistemico della bioetica. A tal proposito alla fine degli anni Settanta il filosofo Reich sistematizzò i saperi che fino ad allora si erano coagulati intorno al paradigma bioetico nell’opera “Enciclopedia di Bioetica”. In questo lavoro si trova una descrizione classica del significato della bioetica.

«La bioetica è lo studio sistematico delle dimensioni morali - che includono la prospettiva morale, la decisione, la condotta, le politiche - delle scienze della vita e della cura della salute, attraverso una varietà di metodologie etiche in una prospettiva interdisciplinare» (Ibidem, pp. 42).

La bioetica, secondo il suo campo d’interesse e di azione, può essere suddivisa in:

  • bioetica teorica, che ha come campo d’indagine i fondamenti filosofici della disciplina;
  • bioetica clinica o medica, che si occupa dei risvolti etici legati all’esercizio della professione medica o clinica in generale. Archetipi concettuali di tale disciplina sono il segreto professionale, il consenso informato del paziente relativo agli atti terapeutici adottati dal sanitario, la narrazione dedicata al paziente relativa alla sua patologia (comunicazione terapeutica), l’accanimento clinico e l’assistenza al paziente terminale;
  • bioetica normativa, il cui campo d’interesse sono le norme che devono regolare l’intervento sull’uomo nel contesto della salute (rispetto della persona, interventi sull’ambiente, eguaglianza di accesso alle risorse e alle cure sanitarie);
  • bioetica culturale, che analizza le correlazioni che esistono fra bioetica e antropologia culturale, ovvero come le norme morali relative alle scienze della vita si modificano in base al contesto culturale.

Attualmente fra di esse, dal punto di vista pratico, un ruolo importante lo riveste la bioetica medica o clinica per le implicazioni connesse alla quotidianità diagnostico - terapeutica.

Inoltre, «la bioetica è stata chiamata a svolgere un’attività di regolamentazione dell’agire scientifico non solo a partire dal come si deve agire, ma anche del perché si deve agire in un determinato modo [...]. La bioetica può essere definita un’epistemologia razionale, che, a partire dalla descrizione del dato scientifico, biologico o medico, esamina la liceità dell’intervento dell’uomo sull’uomo, avendo come orizzonte di riferimento la persona umana considerata in tutte le sue dimensioni: fisiche, psichiche e spirituali» (Ibidem, pp. 44).

Esistono dei principi a cui attenersi in ambito bioetico, che sono stati delineati da Beauchamp e Childress nel 1979. Essi sono:

  • il principio del rispetto dell’autonomia del paziente, in base al quale bisogna rispettare le scelte effettuate dal paziente nell’ambito del percorso diagnostico - clinico;
  • il principio di beneficenza: ovvero qualsiasi pratica clinica deve essere considerata nell’ambito di un bilancio fra rischi e benefici, in modo da scegliere metodiche che abbiano maggiori benefici per i pazienti piuttosto che rischi;
  • il principio di non maleficenza: la condotta clinica deve avere come caposaldo prioritario del suo agire il non arrecare danno al paziente;
  • il principio di giustizia: tutti gli individui in ogni contesto geografico in cui vivono devono avere accesso ai servizi di diagnosi e cura in ambito sanitario e non devono esistere differenze a questo riguardo fra gli individui che abitano i differenti contesti geografici del pianeta terra;
  • il principio di integrità morale della professione, secondo cui ogni pratica clinica deve attenersi scrupolosamente alle metodiche validate dalla scienza, basate sulla medicina dell’evidenza. In ragione di ciò ogni operatore sanitario deve astenersi dal praticare strategie terapeutiche che non abbiano ricevuto un corposo riscontro scientifico.

Il consenso informato

Nell’ambito della bioetica clinica, un paradigma importante è rappresentato dal consenso informato, così come è delineato nel codice deontologico dei medici italiani. La parola consenso deriva dal latino e dal punto di vista etimologico significa approvazione di un atto. Dal punto di vista medico - legale, il consenso è un atto di volontà con il quale si dà ad altri la possibilità di adoperarsi per soddisfare un diritto che la persona ha, ovvero il diritto alla salute. Nella pratica il consenso informato deve essere ottenuto dal medico, dopo aver spiegato al paziente in termini chiari e semplici la malattia e l’eventuale percorso diagnostico e terapeutico. Infatti, nel Codice di Deontologia Medica del 2014, all’articolo 33, si dice che il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi e sulle eventuali alternative diagnostico - terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate.

Affinché il consenso informato sia valido, esso deve avere alcune caratteristiche:

  • deve essere personale, ovvero fornito dalla persona che intraprende la cura;
  • deve essere libero e spontaneo, cioè non frutto di forzature;
  • deve essere consapevole, ossia basato su di una adeguata informazione;
  • deve essere attuale, ovvero dato nel momento in cui si effettua la prestazione e rimanere valido per tutta la durata.

Altra peculiarità della bioetica clinica è il rispetto del segreto professionale. Infatti, esso oltre che per un obbligo deontologico dell’operatore sanitario, è opportuno seguirlo per ragioni ben precise, quali:

  • «i malati che vedono la propria privacy non rispettata potrebbero decidere di nascondere in futuro al medico particolari importanti, da cui possono dipendere la possibilità di essere curati e il tipo di intervento [...];
  • il segreto professionale è un aspetto dell’alleanza terapeutica, venuto a cadere il quale viene meno anche la possibilità di una relazione positiva con il paziente» (Ripamonti, op. cit., pp. 58).

Un aspetto importante della bioetica clinica o medica è rappresentato dall’evitare l’accanimento clinico soprattutto nell’assistenza al paziente terminale. A questo proposito, il codice deontologico dei medici italiani all’articolo 39 afferma:

«il medico non abbandona il paziente con prognosi infausta o con definitiva compromissione dello stato di coscienza, ma continua ad assisterlo e se in condizioni terminali impronta la propria opera alla sedazione del dolore e al sollievo dalle sofferenze tutelando la volontà, la dignità e la qualità della vita. Il medico, in caso di definitiva compromissione dello stato di coscienza del paziente, prosegue nella terapia del dolore e nelle cure palliative, attuando trattamenti di sostegno delle funzioni vitali finché ritenuti proporzionati, tenendo conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento» (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, 2018, pp. 9) .

In conclusione, principi di bioetica si trovano già nella medicina ippocratica dell’antica civiltà ellenica. La fondazione di essa come scienza si deve all’oncologo americano Potter. La bioetica può essere suddivisa, secondo il campo d’interesse, in bioetica teorica, clinica, normativa e culturale. Attualmente un posto di rilievo lo occupa la bioetica clinica o medica, i cui costrutti fondamentali sono rappresentati dal segreto professionale, dal consenso informato, dalla comunicazione terapeutica, dall’accanimento clinico e dall’assistenza al paziente terminale. Il medico nella sua pratica clinica quotidiana deve attenersi ad alcuni principi bioetici, quali il principio del rispetto dell’autonomia del paziente, il principio di beneficenza, il principio di non maleficenza, il principio di giustizia e il principio di integrità morale.


Riferimenti bibliografici

  • Amendolagine, V. (2021). Manuale di Psicologia Clinica, Psichiatria Clinica e Psicoterapia. Lecce: Libellula Edizioni Universitarie.
  • Beauchamp, T., L., Childress, J., F. (1979). Principles of Biomedical Ethics. New York: Oxford University Press.
  • Becchi, P. (2019). Che cos’è la bioetica. Temi e problemi. Torino: Giappichelli.
  • Corbellini, G., Lalli, C. (2016). Bioetica per perplessi. Milano: Mondadori Università.
  • De Angelis, G., L. (2011). Bioetica, filosofia e diritto. Roma: Edizioni Unimarconi.
  • Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (2018). Codice di deontologia medica (2014). Roma: FNOMCeO.
  • Potter, V., R. (1971). Ponte verso il futuro (trad. it.). Messina: Sicania, 2000.
  • Reich, W., T. (ed) (1978). Enciclopedia of Bioethics. New York: Free Press.
  • Reichlin, M. (2021). Fondamenti di bioetica. Bologna: Il Mulino.
  • Ripamonti, C., A. (2015). Manuale di psicologia della salute. Bologna: il Mulino.

 copyright © Educare.it - Anno XXII, N. 3, Marzo 2022
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