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Gli effetti della dispersione scolastica incidono sia nella sfera privata dei singoli soggetti, esponendoli a un maggior rischio di emarginazione sociale (dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti, disoccupazione, coinvolgimento in attività criminali) con un conseguente aumento dei costi sanitari e sociali, sia sull’economia del Paese in quanto vengono immesse nel mercato del lavoro delle professionalità poco adeguate, a fronte di una richiesta di specializzazione sempre più elevata. Cercare di contrastare il fallimento formativo non può e non deve essere solo un impegno del sistema di istruzione e formazione, ma è necessario il coinvolgimento di altri soggetti (famiglie, Enti Locali, Istituzioni, Enti del Terzo Settore) che devono, insieme alle istituzioni scolastiche, costituire una rete educativa e collaborativa proprio perché questo fenomeno ha delle ripercussioni sull’intera società. In questo articolo verrà analizzato il ruolo dell’istituzione scolastica all’interno del più ampio processo di contrasto alla dispersione scolastica.
In Europa sono 5 milioni i giovani fra 20 e 24 anni che non studia né lavora e l’Italia è la più grande fabbrica della cosiddetta “generazione Neet”. Secondo Eurostat, infatti, nel 2015 il 31,1% degli italiani tra 20-24 anni era un Neet. In Grecia erano il 26,1%, in Croazia il 24,2%, in Romania il 24,1% e in Bulgaria il 24%.
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