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Il mio papà è cattivo

Gentili signori,
sono un'insegnante di scuola materna e mi trovo per la prima volta ad affrontare i problemi di un'alunna figlia di genitori recentemente separati.
La bambina che, dopo un mese circa dalla separazione dei genitori aveva vissuto un periodo molto negativo (non giocava più con i compagni, stava sempre con le insegnanti senza mai dire nulla, non partecipava più volentieri alle attività...), sembrava aver recuperato una certa serenità.
Vive con la mamma (non ci sono di mezzo tribunali, ma solo i due coniugi che un mese fa hanno litigato per l'ennesima volta). Da allora il papà che già fino a quel momento era stato molto poco presente e, direi, poco responsabile (l'unica cosa che ha saputo dire nel corso di un colloquio con noi è che la bimba si deve abituare e deve adattarsi sfruttando le risorse che ha in sé) è sparito completamente (a dire della moglie le ha detto "Se vuoi la bambina tientela").

Da un po' di tempo (un mese, più o meno) ogni tanto la bambina dice "sai, maestra che il mio papà non viene più a casa perché è cattivo" o altre cose del genere.
Mi guarda con occhi tanto tristi e come se aspettasse il mio commento che, lo confesso, non va oltre la generica rassicurazione. Infatti per la prima volta non so proprio cosa dire e mi chiedo se fosse il caso di parlare con la mamma.
Ho molti dubbi sul fatto che sentir parlare così di suo padre le faccia bene e la aiuti a superare il trauma che ha subito.

Quali sono i suggerimenti che potrei dare alla madre (che, pur non molto equilibrata neanche lei, è almeno molto disponibile e con cui noi insegnanti abbiamo un rapporto buono), per aiutarla? Avete anche dei suggerimenti bibliografici o di altro genere? Chiederei inoltre qualche indicazione sui disturbi dei bimbi ipercinetici e, magari, anche per questo indicazioni bibliografiche o altro. Grazie.

 

Gentile Elena,
innanzitutto mi congratulo per l'interessamento che lei sta dimostrando per la sua piccola alunna. Il nostro sistema scolastico e i bambini che vi sono inseriti hanno bisogno di persone come lei, sensibili ed attente alle loro problematiche. Riguardo al caso che lei ha esposto, in effetti condivido le sue preoccupazioni. Purtroppo uno dei fenomeni più diffusi in casi di separazione e divorzio è proprio l'allontanamento dal nucleo familiare in via di ristrutturazione di una delle due figure significative per il bambino o il giovane, che è per lo più il padre, visto che nella quasi totalità dei casi - anche se le cose stanno lentamente cambiando in Italia - i figli sono affidati alla madre. I genitori spessissimo non si rendono conto, per mancanza di conoscenza o perché assorbiti da un turbinio di forti sentimenti che vanno dall'ansia, alla confusione o addirittura alla depressione, di quanto possa essere nocivo per il bambino perdere "una delle sue radici". Non parliamo poi di quanto spesso accada che uno dei genitori finisca per usare il figlio o la figlia come arma contro l'altro - i figli rappresentano il bene più prezioso che si ha, ed è per questo che si può arrivare a vendicarsi dei torti subiti dall'ex coniuge negandogli di vedere il bambino...mi creda, succede in moltissimi casi! -.

Tornando al caso concreto, SE EFFETTIVAMENTE QUELLO CHE HA DETTO LA MADRE CORRISPONDE A VERITA' (bisognerebbe parlare anche con il padre, e forse verrebbe fuori un'altra verità) sembrerebbe che il problema sia soprattutto nel mancato coinvolgimento affettivo del padre nella vita della bambina (ma cosa dire del piano economico? Il padre provvede ai bisogni della bambina? Passa del denaro alla madre per il ménage familiare?). Cosa, le ripeto frequente, ma non per questo meno dannosa per la piccola.
Una delle dinamiche da evitare sarebbe proprio quello che mi sembra caratterizzi la situazione di cui ha parlato, e cioè che la bambina sia in qualche modo aizzata contro il padre...per lei sentire dire "il padre è cattivo" può significare l'eventualità che maturi sentimenti negativi nei confronti del padre (e da qui al senso di colpa conseguente ci corre poco) o che imputerà a sé stessa la responsabilità della sua presunta cattiveria...in poche parole, la bambina potrebbe facilmente vivere un sentimento di abbandono che potrebbe ostacolare una sua crescita sana ed armoniosa.
In tutta sincerità, le dico che nessuno può stabilire con esattezza quali possano essere gli effetti di un divorzio sui figli, perché le posizione degli esperti tendono a divergere su molti punti. Tuttavia è appurato che il modo in cui i genitori vivono la loro separazione è uno dei fattori condizionanti dell'effetto conseguente sui figli. Io se fossi in lei, data la disponibilità della madre, parlerei chiaramente dei rischi a cui questa situazione negativa espone la bambina...e magari le parlerei dell'eventualità di scegliere un percorso di mediazione familiare (che ha costi relativamente bassi, e prevede un massimo di 10/12 incontri), che è appositamente studiata per risolvere in modo costruttivo questo tipo di problematiche, frequentissime del resto.
La madre dovrebbe capire l'importanza per la bambina di poter avere una percezione buona di suo padre, e del suo bisogno di essere rassicurata del fatto che lui le vuole bene, nonostante non viva più con loro. Se le è possibile, Elena, lei potrebbe anche parlare con il padre, che dovrebbe comprendere il fatto che le risorse di sua figlia dipendono strettamente dall'affetto e dalle attenzioni ricevute dai genitori, e non sono affatto qualcosa di dato una volta per tutte!! Di solito, quando i genitori capiscono che il loro atteggiamento battagliero (perché mi sembra di capire che loro non hanno affatto un buon rapporto) nuoce grandemente alle loro piccole creature, qualcosa cambia. In mediazione familiare, per esempio, una delle tecniche usate per attenuare il conflitto fra gli ex-coniugi è quella di sottolineare ciò che li accomuna piuttosto che soffermarsi su quanto li divide, ed una delle cose che essi hanno in comune è l'amore per i figli. Che la bambina sembri assente e triste non è affatto strano, ma se certe cose possono essere evitare o almeno attenuate intervenendo precocemente, io sono dell'idea che lo si debba fare.
La bambina dovrebbe vedere e passare del tempo con suo padre (una volta esclusi, ovviamente, fenomeni limite di violenze ed abusi di ogni tipo) ma la qualità del loro rapporto futuro dipende in larga misura anche dal rapporto che i genitori hanno fra di loro.
Certo, quando i coniugi si separano è difficile che riescano a nascondere i loro dissidi, ed è per questo che si potrebbe pensare ad una mediazione.

Per quanto riguarda i riferimenti bibliografici a cui era interessata, c'è un libro molto scorrevole e di facile lettura proprio sull'argomento. Si intitola "Genitori separati, bambini divisi" di Evelina Fazzi e Gabriella Piceno, Edizioni del Cerro, lire 22.000. Potrebbe consigliarne la lettura alla madre.
Se invece le interessa approfondire l'argomento, le consiglierei: Vittorio Cigoli, Psicologia della separazione e del divorzio, Il Mulino, 1998.
Francescato D., Figli sereni di amori smarriti, Mondadori, 1994, anche questo di semplicissima lettura.
Packard V., I bambini in pericolo, Pref. di A. Oliverio Ferraris, 19
Un buon libro sulla mediazione familiare è questo: Canevelli F., Lucardi M., La mediazione familiare. Dalla rottura del legame al riconoscimento dell'altro, Bollati-Boringhieri, 2000.

 

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 7, Giugno 2001