- Categoria: Separazione e divorzio
- Scritto da Ombretta Pinciroli
Io e mio figlio, bisognosi di aiuto
Vorrei essere aiutata: a dire il vero è che non so se sono io, mio figlio o ambedue bisognosi del vostro aiuto.
Ad agosto dell'anno scorso il padre di mio figlio ci ha lasciati (mio figlio aveva solo 8 mesi) ma, nel mentre, ho sempre vissuto con la speranza che in qualche modo rivedesse la nostra situazione e capisse quanto era importante che nostro figlio crescesse in una famiglia unita, anche perché la nostra relazione di 1 anno e mezzo era perfetta e noi eravamo innamorati ma soprattutto nostro figlio l'abbiamo voluto! Purtroppo ciò che speravo non si è verificato anzi lui ha trovato un'altra donna (che io conosco bene) e da 6 mesi sta con lei (separata con un bimbo di 12 anni) da circa 1 mese mi ha detto che mio figlio d'ora in poi negli orari a sua disposizione l'avrebbe visto con lei, io l'ho pregato di aspettare perché aveva già subito troppi traumi ma purtroppo le mie richieste sono state negate e anche legalmente non mi è concesso niente. Oggi mi ritrovo con mio figlio che quando ritorna (non perché non voglia andare con suo padre anzi lo conquista portandolo alle giostre o in altri posti di divertimento) da queste visite è sempre nervoso, non mangia e per finire chiama il nome di quella donna.
Io sono sempre nervosissima e non sopporto questa situazione, odio il padre di mio figlio e il suo egoismo che crea molta confusione anche al mio bimbo ma che per me è diventato un incubo. Tra me e lui naturalmente non esiste più dialogo, io non gli rivolgo più la parola, mi sento molto tesa e nauseata quando lo vedo. Non so cosa devo fare.
Vi prego datemi un consiglio sia per me che per il mio bimbo.
Cara, carissima mamma,
innanzitutto vorrei dirle che leggendo la sua richiesta mi è sembrato di udire la sua voce, di vedere il suo volto, di toccare i suoi sogni delusi, di cogliere l'incanto, di una unità auspicata, spezzato.
La sua sofferenza è così immediata, palpabile, come la sua grande voglia di speranza, di comprensione, di senso.
Che senso può esserci in una situazione come questa apparentemente votata ad unico e solo "fallimento", ad inevitabile dramma?
Cara mamma! Non c'è consiglio che possa affondare il dolore, non c'è voce che possa soffocare il rumore della delusione, non c'è compagnia che possa far dimenticare la propria storia.
Il dolore l'accompagnerà per molto tempo ma ciò che le permetterà di farsi accompagnare senza lasciarsi arrestare, demolire, annientare sarà la sua capacità di trovare un significato a tutto ciò che le sta capitando, sarà la sua forza di guardarlo in volto, nominarlo e attribuirgli un futuro!
Dare un futuro al dolore vuol dire trattarlo come si tratta un figlio quando delude le nostre aspettative; si ascolta, si sgrida, si piange, si accusa ma poi ci si interroga sulla nostra parte fatta, su quale parte possiamo ancora fare, su quali possibilità gli si possa dare per evolvere e comprendere il suo posto nella vita, il suo da farsi.
In questo momento insieme al dolore l'accompagna un irresistibile odio.
Qualche volta l'odio, ben che riduca la vita a tutta una serie di occasioni perse, offre l'illusione di poter ancora vivere. Appunto solo l'illusione di vivere perché quello che in realtà avviene è un'inutile sopravvivere pieno d'infelicità che si prova e di dolore che si infligge.
E il dolore si infligge primariamente a se e alle persone che a cui teniamo di più.
Mi sento vicino alla sua sofferenza, a quella sofferenza provocata dagli eventi e da quella che si prova quando sembra di non riuscire a trovare una via di scampo. Di cosa ha bisogno dunque? Di quale tipo d'aiuto? Di suggerimenti pratici? O di suggerimenti che le permettano di stendere uno sguardo diverso sulla realtà che sta vivendo aiutandola a comprendere cosa questa situazione può offrirle come persona e come madre e, chissà, un domani come compagna o moglie? Davanti a queste domande che non possiamo non porci (sia io che lei), ecco la mia interpretazione di ciò che è importante offrirle in questo momento per darle un primo aiuto nell'orientarsi a cercare le sue "soluzioni".
Nella richiesta inviataci non ha raccontato episodi particolari della sua relazione coniugale. Non ha chiesto un parere per capire chi di "voi" ha ragione oppure portato elementi di forte squalifica.
Ciò che ha accennato è stato il disagio di suo marito, disagio che lo ha indotto ad uscire di casa e a scegliere di rimanervi, e il suo di moglie e madre, così vorticosamente assalita dalla delusione per una aspettativa di ricomposizione coniugale e la paura di ripercussioni sul bambino sia a causa delle scelte del marito che del suo forte disagio relazionale con lo stesso.
Credo ci sia una importante analogia tra lei e il suo ex coniuge, la difficoltà di controllare, in nome di ciò che (ritenete) è buono e giusto, i vostri bisogni. Uscire di casa a scapito dell'importanza di una famiglia unita, odiare suo marito a scapito della tranquillità di suo figlio.
Non sempre esiste perfetta coerenza tra ciò che ci sembra giusto e le forze emotive, affettive, relazionali per perseguirlo.
Comprendere le proprie difficoltà a gestire le resistenze, i fastidi, gli impeti d'ira, i nervosismi, gli odi, riconoscere la forza esercitata in noi dai nostri impulsi, dai nostri bisogni, dai nostri modi di vedere può essere un importante aiuto per dare un senso "all'egoismo" dell'altro; al fatto che a volte si perde contro se stessi prima di tutto. Non si vedono più vie d'uscita, non si tollerano più situazioni, si soffre rinchiusi nelle proprie rappresentazioni della realtà.
Mia cara mamma è sicuramente vero che per un bambino crescere in una famiglia in cui i genitori si amano e stanno insieme è come avere il sole tutti i giorni a disposizione per lasciarsi accarezzare o per dimenticarlo fuori della finestra se presi da altro. Ma il bambino può crescere "bene" anche in una famiglia in cui il sole non sia a disposizione tutti i giorni pur che esista un giusto rapporto tra sole, luna e agenti atmosferici che possono adombrare o esaltare l'uno o l'altro. E se il sole nelle sue comparizioni dovesse essere accompagnato da qualche improbabile astro la luna continuerebbe a rimanere tale, a regolare maree, il ciclo della vita, nessuno potrebbe sostituirla, svilirla, o cambiare il senso del suo esistere.
Non lasci che la sua paura di esporre ad un trauma il bambino, nell'incontrare la nuova compagna di suo marito, provochi in lei reazioni tali da traumatizzare davvero il bambino: il piccolo avrà bisogno di capire chi è la nuova compagna del papà, avrà bisogno di amarla e per amarla e quindi stare bene in presenza del papà e della sua compagna avrà bisogno della guida e della vicinanza e dell'esempio della mamma.
Lasciare che le decisioni del suo ex marito alimentino il suo odio significa aggiungere alla confusione del bambino altra confusione, mista ad una incomprensibile (per lui) sofferenza nel cogliere il nervosismo, l'odio, la mancanza di rapporto tra mamma e papà.
Dare senso alla sua esperienza le consentirà di aiutare il bambino a dare un proprio senso, nel tempo, a quello che vive. Cogliere la propria confusione, il proprio disagio, il proprio bisogno di rivolgersi a qualcuno, che possa con sereno distacco darle un consiglio, di essere rassicurata, di essere scossa se necessario, le permetterà di cogliere e trattare la confusione, il disagio, il bisogno di vicinanza e rassicurazione, di consiglio e attribuzione di senso del suo piccolo ora e in avanti.
Il nervosismo del bimbo, cosa che la preoccupa, potrebbe avere diverse motivazioni: lasciare il papà e la sua compagna in un momento di divertimento (sappiamo come i bimbi adorano il gioco) oppure dover rientrare da una mamma che lo mette a stretto contatto con la sofferenza incontenibile come moglie e madre.
Cosa fare per il bimbo?
Verifichi per prima cosa se il bambino al suo ritorno a casa è nervoso a causa dell'abbandono di un contesto piacevole rispetto ad uno meno piacevole. "Quanto sono io che vedo tale disagio e quanto esiste perché io stessa lo provo, quanto perché prova disagio nella situazione complessiva?"
Per fare ciò le suggerisco di porgere molta attenzione e cura al suo distacco dal bambino (quando deve uscire col papà) e all'accoglienza del bambino (quando rientra a casa dopo le visite). I momenti che precedono l'incontro con il papà potrebbero essere momenti che il piccolo trascorre piacevolmente con la mamma quando questa dimostra la sua approvazione per l'incontro imminente, parlandone, esprimendo gioia e desiderio che il piccolo si diverta (mi sembra di capire che ritiene il suo ex marito un buon papà).
Nei rientri lo accolga con il sorriso, con gentilezza, disponibilità al gioco e all'ascolto della sua avventura; non ha idea di quanto ciò può fare bene al piccolo!
Vede, non c'è nulla che allontana i bambini dalla loro mamma quando la loro relazione con questa è continuamente significata e gratificante. E una relazione gratificante non è solo quella che non presenta problemi. E' quella che riesce a trasformare le difficoltà della vita in una esperienza che si affronta insieme, si interpreta, si elabora insieme, che trasforma e stimola l'evoluzione della reciproca dipendenza. Ho bisogno di te, riconosco il tuo bisogno del papà, riconosco il mio bisogno d'esclusività.
Cosa posso offrire al mio piccolo in questa situazione? Quanto il mio odio sta trasformando in sofferenza il rapporto che il piccolo ha con me e con il padre? Come posso aiutarmi ad aiutarmi?
E' importante il segno di grande apertura che ha dimostrato nel rivolgersi a noi.
Ma la fatica è solo all'inizio, chiedere implica anche la fatica di "ascoltare" e poi sforzarsi di capire anche le parole che evocano strani sentimenti, nuovi concetti, azioni difficili, impeti rivendicativi.
Spero di esserle stata d'aiuto. Buon cammino dunque.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 12, novembre 2001

