- Categoria: Separazione e divorzio
Un figlio ribelle
Gentile Staff di Educare,
attraverso un motore di ricerca ho trovato il Vostro sito e mi sono decisa a scriverVi per avere un aiuto su un problema che mi sta facendo impazzire.
Sono separata da quasi 2 anni, ho un figlio di 6 che è stato affidato a me e che da qualche tempo mi da problemi, esattamente da quando è cominciata la scuola (1° elementare). Vorrei fare una breve premessa: la mia separazione è stata molto sofferta ma anche molto civile nella sua definizione, il bambino, credo, non ne abbia risentito molto, siamo sempre stati molto sereni ad affrontare questa situazione, non ci sono mai state liti di fronte a lui, insomma tutto si è svolto nel reciproco rispetto e responsabilità. Mio figlio vede spessissimo il padre, durante la settimana e due week-end al mese alternati.
Volevo anche ribadire che mio figlio è sempre stato un bambino molto vivace, socievole, non ha mai avuto problemi per l'inserimento alla scuola materna e tanto meno con la scuola elementare, è un bambino che vuole sempre giocare quindi, credo, che la differenza di approccio tra materna e scuola non gli sia ancora entrato in testa. Ho cercato molteplici volte di ricordargli che alla scuola materna si giocava tanto e si "lavorava" (come dice lui) poco mentre a scuola è il contrario. Pur essendo un bambino molto dolce e sensibile, coccolone e mammone, è sempre abbastanza agitato, a volte grida per niente, risponde male e a niente valgono le sculacciate che regolarmente prende, alza le spalle e non versa una lacrima, insomma non da soddisfazione, una specie di sfida con gli adulti. A scuola è la stessa cosa, nonostante gli faccia le ramanzine la sera prima di andare a letto e la mattina prima di entrare a scuola. Le maestre mi raccontano che si comporta abbastanza bene ma questo incantesimo dura ben poco tempo, grida, e per essere al centro dell'attenzione ha degli atteggiamenti che mi lasciano incredula perché a casa non li ha. In mensa, a scuola, non è per niente educato quando invece a casa "grazie" e "per favore" se li ricorda benissimo. A scuola non fa mai silenzio, disturba e non ne vuole sapere di imparare anche se ci va volentieri. Quando non è lui a cominciare con le birichinate ci pensa qualcun altro e lui prontamente lo segue, insomma un disastro, la scuola è iniziata da poco più di un mese e sono già stata convocata ben tre volte dalle maestre che non sanno più cosa fare.
Io da parte mia credo di essere molto severa, i miei sono quasi sempre "NO", non lo vizio, faccio prediche su prediche ma sembra che la cosa gli entri da un orecchio ed esca dall'altro. Sono stanca di essere chiamata dalle maestre, mi sento inadeguata, inutile, ho paura di adottare tattiche sbagliate e probabilmente continuo a sbagliare, non so mai come prenderlo: se lo prendo con le buone se ne approfitta e mi fa pentire di averlo in qualche modo "premiato", se lo prendo con le cattive dura al massimo mezz'ora e poi ricomincia da capo. Mi sento sconfitta in questa mia battaglia per insegnargli i valori ed i principi della vita, il rispetto soprattutto, cosa che lui non ha verso le sue maestre e i suoi compagni. Credetemi, quando sono a colloquio dalle maestre mi vergogno come una ladra, non so cosa rispondere, mi sento in imbarazzo perché non so veramente come devo comportarmi; da parte loro, le maestre, credo, mi fanno pressioni più per avere una classe disciplinata e poter seguire il loro programma senza disturbi piuttosto che realmente guardare se c'è un problema e collaborare per risolverlo insieme, per recuperare un bambino che fondamentalmente è buono ma che ogni tanto ha questi exploit che lo fanno sembrare diverso da quello che è in realtà. Io lavoro ma credetemi, a volte la mia mente è a scuola con mio figlio, e vivo nell'ansia del pomeriggio quando i miei genitori (i suoi nonni) lo vanno a prendere e mi chiamano per farmi sapere come è andata e regolarmente il responso è sempre "non tanto bene".
Avrei bisogno di avere un aiuto "morale" da Voi, sapere se mio figlio in qualche modo mi stia lanciando dei segnali di malessere dovuto alla separazione, se è una fase di normale ribellione dovuta all'età e nell'affrontare questa nuova realtà che è la scuola; se questo suo non voler seguire le regole è una sfida nei miei confronti e nei confronti di tutti coloro che gli fanno prediche; come posso comportarmi per essere ascoltata. Sinceramente in questo periodo non riesco a rivolgermi a mio figlio in modo naturale, vorrei essere più morbida ma mi accorgo di essere molto acida e dura e più faccio così più mio figlio non ascolta, anzi, fischietta come se la cosa non lo riguardasse al che io chiedo "mai hai capito quello che ti ho detto?" e lui sbuffando "sì, ho capito" .
Aiutatemi a capire dove sto sbagliando e come posso risolvere questo problema. Mio figlio ha bisogno di una psicologo infantile?
Cara mamma,
proviamo un po' a rallentare per guardare con un po' di distacco questo inizio d'anno scolastico altrimenti corriamo il rischio di prendere tutto troppo pesantemente sul serio. Senza alcun dubbio il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare rappresenta un momento delicato per tutti i bambini, come lo sarò il passaggio alle scuole medie ed ogni altro passaggio della vita.
Nel passaggio esplodono le paure, le insicurezze, le ansie, a volte accade che le fantasie meravigliose che in qualche modo avevano anticipato l'esperienza, si frantumino nella realtà. Così come quando un giovane donna sogna l'amore e non può immaginare i mille piccoli sforzi e le tante invisibili fatiche che permettono di vivere l'esperienza dell'amore, anche un bambino pensa che il diventare grandi sia solo diventare forti come papà, capaci di guidare la macchina...
A tutto ciò va aggiunto che tra i sei e i sette anni i bambini in modo profondo vivono la definizione della propria personalità. Il compito di un genitore o di un insegnante in questo momento è proprio quello di accogliere in primo luogo la fatica del passaggio che fa sì che nel prender le misure si sbaglino spesso i passi, o troppo forti, o troppo lunghi,...
Non servono sonore sgridate, assai a poco servono gli sculaccioni, tanto meno i castighi severi, perché dietro a tutti questi comportamenti "sbagliati" non c'è una volontà precisa di trasgredire, ma semmai un desiderio infantile di giocare ancora un po' e di attirare per questo l'attenzione. Serve fermezza questo sì, perché dobbiamo far capire che non è un gioco né uno scherzo, ma nello stesso momento serve anche molta dolcezza e profonda accoglienza.
Allora cara signora cerchi un po' di sdrammatizzare e di comprendere le fatiche del suo piccolo e provi a parlare con le insegnanti senza sentirsi una mamma di serie b. Provi anche a raccontare le fatiche che suo figlio ha vissuto molto recentemente e solleciti in loro uno sguardo più dolce e accogliente. Giochi con suo figlio per insegnarli a distinguere il tempo del gioco dal tempo dell'impegno. Un po' di alleanza con la parte giocosa le permetterà di diventare complice e di stabilire dei patti efficaci.
Buon ricomincio!
copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, dicembre 2001

