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Separazione genitori

Sussiste purtroppo nella mia famiglia la prospettiva di una separazione tra me e mia moglie. Abbiamo due bambine di 3 e 6 anni rispettivamente. Non escludo inoltre di vendere la casa nella quale abitiamo e di andare a vivere ciascuno per conto suo, dividendoci le bimbe in base
anche agli impegni di lavoro (siamo entrambi molto impegnati). L'impatto possibile sulle mie figlie mi è del tutto sconosciuto e vi chiedo infatti di farmi capire delle cose:

1. è meglio rimanere insieme sotto lo stesso tetto, ma con una freddezza/litigiosità di base tra i coniugi che non sempre si può arginare/nascondere di fronte alle bambine (spesso si è stanchi e non si controllano le reazioni) o è meglio separarsi?

2. le bimbe che reazioni potrebbero avere alla separazione? Disagio/paura/abbandono/trauma? Danni permanenti? Sono le paure di un padre che ritiene che i figli siano sempre gli innocenti e i deboli che pagano ingiustamente il prezzo di questi eventi.

Vi ringrazio in anticipo e spero possiate contribuire a chiarirmi le idee.

 

Gentile papà,

ho letto con molta attenzione la sua richiesta che ritengo piuttosto articolata. Perciò ritengo utile proporle diverse linee di riflessione, per aiutarla a fare chiarezza sul da farsi in questo momento.

Una prima, credo legittima, domanda che le rivolgo è questa: come coppia, avete fatto il possibile per evitare la separazione?
La stanchezza, la litigiosità, la freddezza... che si trascinano e che lei sperimenta nel rapporto di coppia mi sembrano il segnale di "qualcos'altro" di irrisolto, che andrebbe, invece, discusso, circoscritto, definito, affrontato.
Cerco, con qualche esempio che viene dalla mia esperienza con le coppie in difficoltà, di rendere più comprensibile questo pensiero che mi pare fondamentale. Ci sono nella vita di ogni coppia, di ogni famiglia dei momenti importanti, dei passaggi che inevitabilmente portano dei cambiamenti: quando si va a vivere da soli (bisogna decidere che tipo di rapporto mantenere con le famiglie d'origine: ci si vede tutte le settimane? Si va a pranzo tutte le domeniche? Perché non dici a tua madre che è troppo invadente?...), quando si affronta la gravidanza e la nascita del primo figlio e dei successivi (le nostre priorità come coppia vengono messe in discussione dall'arrivo del figlio: come saranno i nostri compiti, i nostri ruoli, tra la gioia per l'arrivo del bimbo e le normali preoccupazioni per la sua crescita?), quando si verificano cambiamenti nella quotidianità (un cambiamento di lavoro, una difficoltà economica, la malattia o la perdita di una persona cara,...): se lei ci pensa, sono circostanze che potenzialmente possono innescare dei rischi, delle tensioni, momenti di stress a livello individuale, di coppia e in tutto il funzionamento famigliare.
Come si superano questi momenti critici? Prima di tutto accettando che il cambiamento è "fisiologico" nella famiglia.
Provi a pensare alla vostra vita di coppia, di com'era all'inizio del matrimonio, come si è modificata con l'arrivo della prima bimba, con l'arrivo della seconda, com'è oggi. Intendo tutto compreso: i vostri modi e i tempi per ascoltarvi e per parlare, qualche momento solo vostro e di svago con altre coppie, i modi e i tempi per vivere l'intimità, i ruoli, i compiti che vi siete dati e quelli che date per scontati, l'importanza che attribuite alla casa, al lavoro, agli impegni esterni alla famiglia. Sarebbe importantissimo che le stesse domande lei riuscisse a farle a sua moglie, e vi accorgereste, magari, della sensibilità diversa o di un significato diverso dato ad un fatto passato.
Mi creda, talvolta le cose non dette si amplificano nella nostra testa, alimentando sentimenti come rabbia e rancore, che poi sfociano con modalità incomprensibili, nel momento meno opportuno, per banalissimi episodi.
Oltre ad accettare che i cambiamenti siano normali, occorre mettere in atto delle strategie di adattamento, provare e riprovare soluzioni per giungere a nuovi equilibri: se io do al mio computer gli stessi identici input e sistematicamente il computer mi dice che c'è un errore, non posso dichiarare semplicemente: il computer è da buttare, ma, forse, devo correggere qualcosa nel mio modo di dare ordini, ovvero cambiare strategia.
Le dico tutto questo per motivarla a cercare dei modi per parlare con sua moglie, senza nascondersi dietro lo scudo della fretta, del poco tempo, degli improrogabili impegni di lavoro. Credo fermamente che la sua famiglia, il matrimonio, le sue figlie, richiedano oggi la priorità rispetto al resto, con tutta l'attenzione, la pazienza e le energie di cui siete capaci.
Se da soli credete di non farcela, cercate con fiducia un buon professionista che vi dia uno spazio per parlarvi.

Se davvero lei pensa o, meglio, voi pensate di aver già fatto tutto il possibile e ritenete che la separazione diventi il male minore per non far assistere le figlie a spettacoli poco edificanti (ma su questo aspetto dovete assolutamente sforzarvi di darvi dei limiti), in ogni caso, dovete... parlarvi.

Se, infatti, arrivate alla decisione di sciogliere il vostro legame di coppia, le vostre responsabilità come mamma e papà rimangono intatte e le conseguenze per le vostre bambine saranno meno pesanti nella misura in cui cercherete di parlarvi, di collaborare e di sostenervi a vicenda quando si presenteranno eventuali problemi che le riguardano.
Ci vuole molta calma e pazienza. Occorre decidere come e che cosa dire alle figlie; la mia indicazione è, nella maggior parte dei casi, di essere presenti entrambi quando si parla della separazione, concordare le cose da dire, il più possibile, evitando assolutamente toni aspri, tragici e accusatori davanti a loro. E' importante accettare la reazione da parte dei figli: qualcuno reagisce piangendo, scappando dalla stanza, chiede di andare dai nonni, supplica che non si separino, oppure fa l'indifferente, non si esprime, finge di proseguire quello che stava facendo, oppure fa il razionale, chiede che cosa succederà, con chi abiterà. Siate presenti, prendetele in braccio, rassicuratele molto.
Sottolineo questi aspetti perché di solito è un momento molto delicato che le persone, anche se adulte, ricordano con molta intensità.
In linea generale, le posso dire che la separazione non è mai un passaggio indolore, non lo è per gli adulti, ancor di più per i figli coinvolti. E' difficile avere la certezza delle reazioni di ciascuno. Metta in conto che probabilmente ci saranno episodi critici legati a sentimenti di disagio, di paura, di incertezza, che sono reazioni normali di fronte a bisogni di tranquillità, di calma, di punti di riferimento dei bambini.
Inoltre le consiglio di riflettere bene circa eventuali altri cambiamenti nella vita delle vostre figlie, quali, ad esempio, un cambio di residenza, di scuola, di amicizie: troppi cambiamenti, tutti insieme, possono destabilizzare ulteriormente la quotidianità delle bimbe. Quindi, ponderate molto bene le vostre decisioni, chiedendovi sempre: che conseguenze (vantaggi e/o svantaggi) potrà avere questa decisione per le bambine?

Un'ultima indicazione: esiste lo strumento della mediazione familiare, attraverso il quale i genitori in via di separazione possono concordare le principali scelte educative in vista della separazione, che vi può dare la possibilità di discutere e affrontare concretamente aspetti problematici che si pongono in questa fase delicata di transizione.

Spero davvero di aver contribuito a darle alcune indicazioni per far chiarezza su numerose scelte che lei e sua moglie vi apprestare a compiere. Qualora le sorgessero altri dubbi, non esiti a contattarmi.

 


Educare.it - Anno VIII, Numero 6, Maggio 2008