- Categoria: Editoriali
- Scritto da Luciano Pasqualotto
Un anno di tempo
La linea del tempo è scandita solo convenzionalmente da mesi ed anni. Ma il giro di calendario che caratterizza ogni capodanno, con i giorni a venire ancora liberi da impegni, favorisce i buoni propositi e ci sostiene nella fatica di cambiare in meglio il nostro vivere quotidiano.
Tra ciò di cui abbiamo bisogno, auguriamoci anche un diverso rapporto con il tempo.
Siamo infatti ricchi di tante cose, ma sempre più poveri di tempo. Le nostre giornate di adulti sono generalmente piene ed indaffarate, il ritmo è incalzante al punto che stiamo disimparando a gestire i momenti liberi e non programmati.
Il nostro ruolo di educatori ne risente abbondantemente: rispetto ai nostri bambini siamo stanchi e suscettibili, poco pazienti e facili all'irritazione. Abbiamo cercato di surrogare la quantità del tempo che dedichiamo loro con attimi di migliore qualità: ma in genere non funziona.
Bambini e ragazzi hanno bisogno di tempo, per poter raccontare e raccontarsi, per emergere dallo sfondo in cui sono relegati mentre consumiamo le nostre giornate scandite dal ritmo dell'orologio. Alla fine ciò che facciamo mancare loro davvero è la nostra attenzione: agli sforzi che fanno per compiacerci, ai piccoli traguardi, ai segni delle delusioni e delle sconfitte, alle fatiche degli impegni quotidiani.
Quello che è peggio, i nostri figli stanno imparando da noi. Per imitazione o per necessità, i ricchi bambini d'oggi sono poveri di tempo.
Il tempo-scuola è prolungato (per necessità didattiche e di custodia), poi ci sono i compiti; ma di certo la scuola non soddisfa tutte le necessità, allora eccoli impegnati in attività integrative sportive, artistiche ... fino ai corsi di inglese e di computer. E la vita sociale? Per fortuna ci sono compleanni ed altri incontri d'occasione ... a far debordare un'agenda già eccessivamente affollata e pericolosamente stressogena.
E' così che vengono meno i momenti dell'incontro profondo, del ritrovarsi, del riconoscersi, dell'esprimere conferma. Afflitti da questa forma di povertà (di tempo), abbiamo perso anche il gusto del raccontare, del narrare di noi e dei nostri cari, di ciò che è stato, nel passato più prossimo o negli anni lontani. I ritmi di vita accelerati impongono che le esperienze si "consumino" velocemente, perché occorrerebbe tempo per "gustarle". Magari siamo prodighi nello scattare decine di foto e nell'accumulare videoriprese, che poi puntualmente finiscono archiviate da qualche parte.
Eppure, ci insegnano i filosofi, il senso dell'oggi e soprattutto del domani va cercato proprio nella percezione dello scorrere del tempo, fosse anche solamente da una prospettiva individuale e legata alla propria esperienza personale.
All'inizio di un nuovo anno, che è fondamentalmente un "grande capitale" di tempo da impiegare, possiamo fare alcuni buoni propositi.
Qualche spunto? Ad esempio potremmo recuperare dei "momenti rituali" da dedicare all'incontro, alla rivisitazione ed alla rielaborazione delle esperienze (oggi abbiamo fatto ..., che cosa ti è piaciuto ..., sei stato bravo quando ...), alla narrazione biografica (quando eri piccolo ...), rispolverando in queste occasioni foto e filmati. Anche a scuola sono state felicemente sperimentate iniziative analoghe. Vanno pensate come "piccole cerimonie" quotidiane o settimanali, da praticare in tempi ben definiti, che hanno la precedenza su ogni altro impegno. Hanno il potere di rassicurare nell'avvicendarsi frenetico delle cose da fare, di creare intimità e vicinanza psicologica. Come il silenzio, tempo di disintossicazione dal rumore e dai troppi stimoli che ci raggiungono, via per riscoprire dimensioni interiori e calma nei rapporti interpersonali.
Con un po' di coraggio potremmo proporci inoltre di alleggerire il carico degli impegni dei nostri bambini, anche a costo di fare scelte controcorrente. In fin dei conti, i grandi sanno benissimo che il senso di soddisfazione e di pienezza che inseguono non è affatto proporzionale alla quantità delle cose che fanno. Buon Anno, dunque!

