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  • Categoria: Editoriali

Il bambino extrascolastico

Una sala d'attesa.
Due mamme, un bambino e una bambina annoiati.
"…Poi lo iscrivo al corso di inglese…"
"Mamma," replica il bambino, "non mi piace quel corso, ti prego potrei fare teatro?"
"No, no, piuttosto il pianoforte… E poi l'inglese è importante e va approfondito…"
"Io invece" precisa l'altra mamma "vorrei che andasse a nuoto, il nuoto le farebbe bene… poi chissà, potrebbe fare agonistica…"
"Però a me piace parecchio il baseball, mamma…" sostiene la bambina col sorriso scintillante a causa della protesi dentale.

"Sì, ma come la mettiamo con papà e la sua passione per la bicicletta? Forse potresti fare tutte e tre le cose, se non arriva a scuola una maestra che ti carica di compiti!"
In sintesi il dialogo, mentre guardo ansiosa le espressioni dei poveretti, i figli.
In sintesi: bambini, macchine extrascolastiche?
Quali e quante attività dopo la scuola? Come se la scuola di per sé fosse una passeggiata, con i suoi ritmi…
"Ma lei quali e quante attività extrascolastiche consiglia per mio figlio, che ha 5 anni, perché possa crescere equilibrato, sano e in gamba? Molti genitori si stanno interessando per trovare le proposte migliori per i loro figli e anch'io vorrei fare la mia parte" mi chiede una giovane mamma.
Nessuno può dare risposte a questo tipo di domande, proprio perché ci si occupa di bambini, tutti diversi l'uno dall'altro… Però possiamo scambiarci alcune considerazioni utili.
Quel che è certo è che occorre ascoltare e osservare i bambini, capire i loro bisogni, le necessità di sviluppo fisico e individuare i loro interessi, le caratteristiche personologiche che debbono essere valorizzate e quelle che devono essere invece potenziate o corrette. (Vedere anche editoriale: Attenzione per un figlio. di A. Gatti).
Perciò un genitore attento e consapevole delle mete educative prefissate, opera le scelte più consone.
Per le attività sportive in particolare, occorrerà anche tener conto dei bisogni fisici, delle necessità a livello psicomotorio e degli investimenti agonistici che sono opportuni per il bambino. In proposito una corrente educativa agita il mondo sportivo e ci dà lo spunto per confermare ciò che alcuni genitori già considerano come priorità nelle scelte sportive (e non) dei loro figli. Lo hanno fatto operatori sportivi e campioni di ogni disciplina, in un recente meeting internazionale (Sportmeet for a United World). Il coordinatore, medico responsabile della nazionale italiana di canoa, ha sostenuto "… si impone un recupero di una dimensione equilibrata della competitività in cui sconfitta e vittoria siano vissute entrambe serenamente con una coscienza nuova, che sceglie il rispetto per l'uomo e le relazioni umane…" con risultati a livello personale di grande rilevanza sociale.
Per le attività culturali in genere sarà indispensabile considerare le attitudini e gli interessi del bambino.
Forse per questo è utile che i bambini possano fare varie esperienze (work shop, teatro, manifestazioni musicali, laboratori creativi, visite a musei …) perché possa scoccare la scintilla dell'interesse.
Meglio se tali esperienze sono vissute in un contesto di socializzazione…


Di una cosa siamo certi: l'attività scelta del genitore come gratificazione di se stesso, dei propri interessi o aspirazioni, potrebbe essere fonte di disagio nella relazione genitoriale e sfavorire il grado di autostima del figlio.
Una regola d'oro, quindi: mettere il bambino e la sua promozione al centro di queste belle scelte di impegno, di supporto del suo benessere psico-fisico. E per benessere desidero porre l'accento sugli aspetti dello sviluppo socio-affettivo, che gli permetteranno anche in futuro di ottimizzare le "prestazioni" in ambito relazionale, quindi nella gestione della realtà e delle frustrazioni.
E questo traguardo nella sfera dell'intelligenza emotiva, vale qualche "vincita sportiva" o qualche isolato successo, presto oscurato dal tempo.
"Vieni a giocare a casa mia? O al parco giochi? Ci troviamo per una partita…" chiede Marco.
"Dunque: lunedì ho il corso di inglese e karatè, martedì sono in piscina, mercoledì a scuola e poi alla lezione di piano, giovedì sono ancora in piscina, venerdì sono a scuola e poi ho il corso di informatica, sabato ho ancora lezione di musica… Ma… quando posso giocare con i miei amici?"
E' un SOS ormai datato, ma forse ancora attuale.
Buona fortuna a tutti i genitori, con i quali mi sento molto solidale!


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 11, Ottobre 2003