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  • Categoria: Editoriali

Inizia la scuola e dovrebbe essere una festa

Inizia la scuola e dovrebbe essere una festa per tutti.
Per i bambini che, dopo i trastulli della lunga estate, ritrovano compagni ed amici, nonché stimoli ed occupazioni in grado di nutrire curiosità ed intelligenza. Per i genitori, che chiedono alla mano competente di maestre e professori un supporto nell’educazione e nella gestione dei figli. Per gli stessi insegnanti, che tornano ad impegnare risorse del cuore e dell’intelligenza a favore di bambini e ragazzi bisognosi di sostegno nella loro apertura verso il mondo della conoscenza e delle relazioni.

Purtroppo quest’anno la festa non c’è: in un periodo di contrazione delle risorse dopo anni di “allegra gestione” della cosa pubblica, una politica miope, se non dissennata, ha privilegiato altre spese e la scuola ha subito ancora pesanti riduzioni dei finanziamenti. Così al loro rientro molti bambini non hanno ritrovato le loro sezioni, accorpate ad altre in nome del risparmio; ancor peggio, non hanno incontrato i loro insegnanti: chi precario (un “esercito”, secondo il Ministero), si è trovato per strada senza occupazione, mentre alcune migliaia di docenti di ruolo sono trasferite ad altra occupazione nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Il corpo insegnante, del resto, aveva già fatto i conti con le ristrettezze lo scorso anno, quando sono venuti a mancare le ore di compresenza nella scuola primaria, le disponibilità economiche per le supplenze, i fondi per i corsi di recupero etc.
Le famiglie si trovano dunque una scuola ancor più impoverita, cui devono contribuire economicamente e materialmente: è pratica diffusa chiedere ai genitori l’acquisto dei materiali di consumo, dai fogli per le fotocopie ai colori, alla carta igienica per il bagno. Non va meglio sul piano delle strutture scolastiche e delle attrezzature didattiche, nonostante il tentativo del Ministero di sbandierare qua e là l’impiego di tecnologie di avanguardia. In questo quadro, neppure i dirigenti delle scuole hanno motivi di contentezza, ancor meno quando sono stati chiamati a gestire più istituti per supplire al pensionamento di altri colleghi.


Vorremmo però che il sentimento che ci pervade in questo inizio di anno scolastico non fosse quello depressivo per una festa mancata: vogliamo, piuttosto, essere arrabbiati per una festa rubata. Continuiamo ad essere convinti che la scuola pubblica, una buona scuola pubblica, sia non solo un diritto per tutti ma addirittura un parametro particolarmente sensibile del livello di qualità di vita, al pari della disponibilità di cure ed assistenza sociosanitaria per tutti.
Per questo non possiamo rassegnarci alla tristezza della realtà attuale della nostra scuola, per questo non dobbiamo stancarci di chiedere una scuola che risponda ai complessi bisogni della nostra società e dei nostri bambini. Con tutti i mezzi, in tutte le sedi.


copyright © Educare.it - Anno X, Numero 10, Settembre 2010