- Categoria: Editoriali
Per un figlio felice, educare alla pace
Pace, due vocali, due consonanti. Augurio appena riproposto in ogni idioma. Parola un po' magica. Desiderio e progetto. Premio Nobel appena assegnato a Jimmy Carter.
Volontà e speranza per noi che apriamo le pagine dei quotidiani e ascoltiamo corrucciati i notiziari ricordandoci quanto ci manchi la pace: guerre in atto, minacciosi tramonti su terre devastate da sempre dagli interessi mondiali, soprusi e attentati, ingiustizie e disarmonie, focolai irrisolti e minacciosi di casa nostra... E, tutti pacifisti convinti, siamo pronti a condannare i politici e gli industriali della morte, ma...
Ma si sa, la pace incomincia da noi, da ciascuno di noi. Ed educare alla pace è uno dei massimi doveri degli adulti di questo tempo, impegno pressante, non solo realizzato da bellissimi progetti, ma innanzitutto vissuto ora per ora con i nostri bambini e i nostri ragazzi, gomito a gomito.
Ecco allora trasformare in "scuola di pace" ogni momento della giornata: dall'autocontrollo mentre guidiamo nel traffico galeotto, al racconto obiettivo e non guerrafondaio delle vicissitudini della vita lavorativa.
Scuola di pace diventa anche il momento del gioco al parco pubblico quando il bambino, ancora piccolo, impara a condividere il proprio giocattolo o quando viene aiutato a chiedere di giocare con... superando l'innato moto di appropriazione di ciò che attira l'attenzione. O quando un po' più grandicello gli si insegna a gestire un piccolo conflitto, preludio di altri ben più importanti, con soddisfazione sua e dell'altro, forse un fratellino ingombrante... O addirittura quando impara a perdonare, evento forse non così raro, anche se guardato con sospetto da alcuni genitori, nel timore che la capacità di perdonare possa essere scambiata con debolezza o paura...(Ma non è appena uscito un libro di venturi dal titolo intrigante "Chi perdona vince"?)
"Mi perdoni - chiede Marco alla mamma - come ha fatto la fata Turchina con Pinocchio? Ti prometto che non pizzicherò più la sorellina..." e se Marco fa l'esperienza del perdono, saprà a sua volta perdonare. E ricominciare dalla pace. La sua prima di tutto.
Educare alla pace è invitare un figlio a diventare grande nell'accoglienza, anche di chi è diverso per carattere, per sensibilità, lingua o gioco:
"Invita anche lui alla tua festa, perché è bello scoprire le cose buone di tutti... Poi sei più contento anche tu." osserva un papà.
Ma... c'è un altro "ma" in questa sfida, in questo compito educativo avversato minuto per minuto da una miriade di costellazioni di messaggi contrastanti. Provengono dalla realtà sociale in cui siamo immersi: rapporti violenti e messaggi arroganti e offensivi di TV e videogiochi, arrivismo e competitività dannosi di cui si servono anche le agenzie educative, distrazione e indifferenza, cinismo e derisione anche nelle relazioni familiari...
Allora si pongono scelte decise, scelte di progetto: di cosa ha bisogno mio figlio per vivere sereno, quindi quali abilità devo potenziare in lui per farne un uomo capace di felicità?
... Ha bisogno di essere educato anche alla pace, di vivere la pace dentro e fuori di sé.
Ma... la prima vera educazione è la coerenza dell'adulto, genitore o insegnante che sia. Quella coerenza che si respira, come un nutrimento essenziale, qualche volta come una medicina... Allora è "facile insegnare la pace" perché l'adulto è questo insegnamento vivente, è il progetto e per l'adulto coerente pace significa rispettare l'ambiente, vivere sobriamente, non essere volgari, non sfruttare il più debole, non deridere l'altro, compiere il proprio dovere sempre, rispettare i familiari, essere benevolenti e aperti, saper ascoltare e saper accogliere.
E saper perdonare, perché "chi perdona, vince".
Buon anno nuovo 2003, che sia un anno di pace!

