- Categoria: Editoriali
- Scritto da Luciano Pasqualotto
Fine della scuola, tempo di valutazioni
Tempo d’estate. Con le vacanze cala il sipario su un altro anno di scuola ed è dunque anche tempo di bilanci.
Le sveglie mattutine, le ore sui libri, gli incitamenti e le preoccupazioni di genitori ed insegnanti danno il loro frutto maturo a giugno, con le valutazioni finali.
Come sempre, qualcuno ha raccolto molto, altri meno. Per pochi il progresso fatto non è sufficiente e l’anno scolastico si è concluso con l’invito a ripetere.
Al di là dei risultati finali, per ciascun studente rimane l’insegnamento che offre un anno di vita, la relazione con compagni ed adulti, le esperienze positive e di difficoltà: insomma l’acquisizione di “saperi” che vanno ben oltre l’ambito dei contenuti didattici. La frequenza della scuola è infatti un’occasione educativa in senso lato, un tempo dedicato non solo agli apprendimenti ma ad una crescita personale complessiva.
Dalla nostra prospettiva, certamente parziale ma privilegiata, abbiamo visto scuole, dirigenti ed insegnanti, assumersi pienamente questo compito che la comunità educante, attraverso il legislatore, ha affidato alle loro mani, alle loro menti, ai loro cuori.
L’educazione di bambini, ragazzi, adolescenti non è mai opera facile e lineare, i percorsi tesi alla crescita sono piuttosto travagliati. Eppure in quest’anno siamo stati testimoni di episodi che onorano ed esaltano le professionalità presenti nelle nostre scuole. Abbiamo incontrato presidi capaci di convocare consigli di classe straordinari durante le attività didattiche mattutine (con l’aggravio organizzativo che ciò ha comportato) per definire e risolvere la situazione di un alunno a rischio. Abbiamo conosciuto insegnanti profondamente motivati e capaci, rigorosi e precisi nella propria programmazione didattica a beneficio dei propri allievi; persone disposte a “mettersi in gioco”, accettando anche di sbagliare, sempre pronte al dialogo, al confronto, alla ricerca comune del bene.
Da quelle scuole, da quei docenti gli alunni, i nostri figli, hanno ricevuto sicuramente una “promo-zione” sul piano della loro costruenda umanità.
E’ importante che i genitori considerino questi aspetti, valutando l’operato della scuola in modo allargato rispetto agli esiti di mero profitto: “promuovere” in senso educativo non significa infatti assegnare il massimo dei voti, ma lavorare per l’esplicazione delle potenzialità intellettive, metacognitive, affettive, sociali, motorie di quanti sono in crescita, in vista delle loro autonomia come persone e come cittadini capaci di convivere democraticamente.
Una scuola che valuta, poi, deve imparare ad essere valutata. A nostro avviso, non solo sui livelli di apprendimento, come sta cercando di fare l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione), ma anche su aspetti più squisitamente educativi e pure sull’organizzazione.
Si tratta di un tema particolarmente delicato e tuttora oggetto di un acceso dibattito: probabilmente valutare è facile, essere valutati molto meno. Tanti insegnanti ammettono questa difficoltà, se non altro perché nella pratica essa comporterebbe quasi certamente una maggiore “intrusione” dei genitori, a scapito della libertà didattica, come ha sancito una recente sentenza della Corte Costituzionale.
Eppure a chi lavora nella scuola, ambiente avaro di gratificazioni professionali, farebbe piacere sentire che il proprio operato è stato apprezzato, si motiverebbe nel vedere riconosciuti i propri sforzi. Ciò sprona ad una migliore tensione educativa e sostiene negli immancabili momenti di difficoltà.
E nel caso le valutazioni fossero negative?
In un anno scolastico in verità si raccolgono molti episodi, grandi e piccoli, che segnalano la fatica di assumere un ruolo profondamente educativo. Ci hanno riferito, per esempio, di insegnanti elementari che hanno inspiegabilmente negato ai genitori l’orario settimanale delle lezioni del proprio bambino; di professori di scuola media che hanno proposto agli alunni compiti in classe con un testo manoscritto quasi illeggibile; di docenti di scuola superiore talmente arroganti da sfidare gli studenti a denunciarli alle autorità.
Come superare costruttivamente queste situazioni, evitando che genitori e studenti subiscano in silenzio o, all’estremo opposto, affrontino le questioni in modo così diretto e personale da avere conseguenze spesso poco edificanti?
Vogliamo pensare che una valutazione sistematica della scuola da parte dei propri utenti possa perseguire questo scopo, dunque contribuire a migliorare la qualità del servizio e la stessa professionalità dei singoli docenti.
Occorre in questa fase uno sforzo congiunto: le nostre comunità hanno bisogno di “buone” scuole, a ciascuno di noi, per la propria parte, il compito di costruirle.

