Stop the genocide poster

  • Categoria: Editoriali

Incontrarsi, almeno a Natale

Una delle esperienze umane più assurde e dolorose, scrisse qualche anno fa il filosofo Martin Buber, è il disincontro.
Con questa definizione faceva riferimento a tutte quelle situazioni in cui le persone si avvicinano, si parlano, si toccano ma senza mettersi veramente in relazione.
Si tratta di una condizione normale quando ciò avviene nei luoghi anonimi della vita pubblica; diventa dolorosa tutte le volte in cui ci sarebbe la possibilità di un incontro profondo, ma si finisce per mancare a questo importante "appuntamento" con l’altro.

Questa riflessione di fine anno riprende i temi di fondo dell’editoriale di novembre.
Per ritmi di vita, per distrazione, persino per abitudine possiamo "disincontrare" le persone che frequentiamo: in famiglia, nella scuola e in tutti altri ambiti delle professioni in cui è rilevante la dimensione relazionale, come nell’assistenza sociale e sanitaria.
Non basta essere seduti allo stesso tavolo, guardare lo stesso programma alla TV, condividere lo stesso bagno o lo stesso letto. Non è sufficiente entrare in classe e sedersi alla scrivania.
L’incontro, quello vero, richiede ascolto e "riconoscimento" della persona che ci sta di fronte. Se ripensiamo alla nostra esperienza, sono tanti i modi che ci fanno sentire "riconosciuti": piccole cose… uno sguardo, una gentilezza, una carezza, l’attenzione a qualche particolare esteriore o alla stanchezza dei nostri occhi.
Per incontrare l’altro, poi, è necessario saper abbassare le difese, svelando un po’ noi stessi anche sul piano emotivo. Senza questa minima rivelazione di sé, che non deve essere necessariamente positiva, la vicinanza fisica si risolve in frasi di circostanza, nell’esercizio del ruolo o, peggio, nell’indifferenza.


In educazione si tratta di un’esperienza terribile, che genera sentimenti negativi e di opposizione; forse perché arriva nelle situazioni in cui, proprio per la prossimità fisica, l’incontro è atteso, è presupposto di ogni altra attività, è richiesto ad adulti che dovrebbero crearlo per mestiere.
A noi le festività di fine anno rimotivano la ricerca dell’incontro con le persone che ci stanno vicino: lo auguriamo anche a ciascuno di voi, con la consapevolezza che è uno dei pochi regali che riesce a placare l’inquietudine del cuore.
Buon Natale!


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 1, Dicembre 2003