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  • Categoria: Editoriali

Attenzione per un figlio (dalla parte dei genitori)

Ieri il titolo stuzzicante di un film ("Papà comando io"), recensito da una rubrica giornalistica, mi ha spinto ad accendere l'elettrodomestico. (La tv, naturalmente!) Il simpatico protagonista undicenne della vicenda riesce a comprare la maggioranza delle azioni dell'impresa del padre, attraverso operazioni telematiche di borsa ... e diventa "il capo" del papà.
Il film è deboluccio, gli interpreti sono poco convincenti... Ma l'idea fantascientifica è buona: il ragazzino ha studiato e realizzato l' "escamotage", per poter ordinare al padre giorni di vacanze forzate, da trascorrere proprio con lui, un figlio stanco e trascurato, vittima dei soliti bulli, con vistosi insuccessi scolastici e con un basso grado di autostima.

Tranquilli... Il film viaggia con il solito lieto fine! E il pensiero corre alla riflessione suscitata:

  • all'attenzione che i genitori vorrebbero dare ai loro figli,
  • a quella sbagliata che soffoca,
  • a quella che, cronicamente, non viene percepita come indispensabile,
  • all'attenzione sostituita da tanti "oggetti" di consumo,
  • a quella vera che i bambini chiedono a mamma e papà.

Chiedono?
Più che chiedere, segnalano. I genitori per primi esercitano un'attenzione massima nei confronti del neonato, che segnala bisogni, disagio, soddisfazione e gioia. E saper leggere questo codice è la loro prima avventura e il primo strumento per veicolare messaggi di rassicurazione, tenerezza, empatia, ma anche autorevolezza! Poi l'avventura continua...
Si scopre che il figlio è diverso da come i genitori se lo immaginavano, è decisamente un "altro", un meraviglioso individuo così somigliante a loro, ma unico e irripetibile.
Allora l'attenzione diviene essenziale per conoscerlo: temperamento e carattere, attitudini, preferenze, punti di debolezza da sostenere o da correggere e punti di forza da valorizzare, per crescere un bambino sereno e maturo.
Sempre più l'esercizio dell'attenzione diventa una raffinata tecnica per conoscere e risolvere, ma anche per prevenire il disagio.
Ecco semplici situazioni raccolte dalla quotidianità. Luca da qualche tempo non riesce a stare fermo un attimo e ne combina di tutti i colori. Il salotto è a prova di salti e Luca, invitato severamente a rispettare quel che resta dei mobili di casa, accende la tv, che poi guarda a testa in giù, da una poltrona... Elena sembra una bambina timida e riservata, ma durante la visita a degli amici di papà, non ha fatto altro che provocare i loro figli, suscitando avversione (e commenti successivi).
Le maestre hanno appena comunicato ai genitori di Alessio che il loro figlio fa il pagliaccio e interviene in modo improprio durante le lezioni: insomma fa ridere tutti e il clima di classe sta degenerando. Vorrebbero capire cosa sta accadendo ad Alessio. I genitori sono increduli e disorientati.Flavio, classe prima, capacità nella norma, alta motivazione ad imparare, una buona percezione di sé, dopo due mesi di scuola decide che ha dimenticato tutto e non imparerà a leggere e a scrivere. Le insegnanti sono preoccupate e i genitori angosciati.


Luca, Elena, Alessio e Flavio non lanciano chiari messaggi verbali. Esprimono un disagio, che si coglie come tale solo con l'osservazione e l'ascolto. Saranno opportune e risolutive una sgridata e una punizione? I loro genitori hanno scelto di qualificare l'attenzione e i tempi ad essa dedicati e hanno fatto centro!
Hanno rimandato alcune faccende meno importanti, hanno "perso" tempo a giocare con i loro bambini, hanno "rotto" l'elettrodomestico tv, hanno avuto un bisogno irrefrenabile di aggiustare o fare un lavoretto, o fare spese o passeggiate con i "pierini" di turno.
Osservando comportamenti e reazioni, ascoltando frasi spezzate o discorsi impegnativi, suscitando fiducia, hanno scoperto informazioni interessanti sui loro bambini, che nella solita routine non erano emerse e per cui, in qualche caso, hanno chiesto una collaborazione specialistica. Luca era assolutamente saturo di attività extrascolastiche, ma non aveva mai avuto un'occasione e il coraggio per dirlo... Voleva invece poter giocare con i suoi amici. Elena non è una bambina maleducata, ma aveva colto il difficile momento che i suoi genitori stavano attraversando e inconsciamente temeva il peggio per l'unità familiare.Alessio era in forte ansia per l'attesa un po' burrascosa del fratellino e Flavio aveva perso il sostegno affettivo del papà, impiegato proprio nel settore editoriale e lontano per lavoro.Quante altre piccole o grandi informazioni sui propri figli darà un'attenzione di qualità, matura e perciò efficace!
...E quale utilità questa pratica avrà nell'età della preadolescenza!


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001