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Voti in pagella, che ingiustizia la media!

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L’anno scolastico compie il giro di boa, è tempo di pagelle. Il momento è delicato, soprattutto per coloro che hanno avuto un avvio stentato, tra insufficienze e richiami disciplinari.
E’ la storia di quella parte di vita che si svolge a scuola; succede, in modo particolare negli anni di ingresso nel ciclo di studi successivo: in prima media ed in prima superiore.
Dopo le sbandate iniziali, la maggior parte degli alunni riesce a prendere il passo, tra incoraggiamenti e minacce, premi e punizioni. Poi arriva la pagella del primo quadrimestre, ad “oggettivare” questi percorsi. 

La valutazione spetta agli insegnanti, giudici supremi ed assoluti di quelle cadute e di quei riscatti; una valutazione che dovrebbe essere collegiale e non solo per le parti comuni, cioè per quelle relative al comportamento, agli atteggiamenti ed al metodo di studio.
Invece succede ancora troppo spesso che nei consigli di classe prevalga il giudizio complessivo di alcuni insegnanti, in nome del maggior diritto di titolarità (alcune materie sarebbero fondamentali, altre no), dell’anzianità di carriera o del loro temperamento debordante.
Va ancora peggio quando la logica che soggiace alla valutazione di fine quadrimestre (come di fine anno) è quella meramente aritmetica. Allora non importa se un ragazzo si è fatto in quattro per migliorare i suoi risultati, se ha preso lezioni private, se oggettivamente i suoi voti sono migliorati dall’inizio della scuola: tutto questo scompare nel voto in pagella quando esso è ricavato dalla media aritmetica.

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Riconosciamo questa aberrazione pedagogica, denunciamo questa insana miopia educativa, che finisce per frustrare la buona volontà o i timidi tentativi di riscatto di quelli che a scuola sono i più fragili.
Il mestiere dell’insegnante, lo sappiamo, è sempre più difficile; ma questa non può essere una giustificazione per abdicare alla funzione educativa che è inscindibilmente connessa alla professionalità docente.
Non si dimentichi, infine, che la valutazione dall’apprendimento non è separabile da quella dell’insegnamento: un brutto voto in una materia, soprattutto quando fa “sintesi” di un quadrimestre, segna sempre anche il “fallimento” del docente, che evidentemente non ha saputo adattare stile relazionale ed attività didattica ai bisogni di quel particolare alunno.


copyright © Educare.it - Anno XII, N. 3, febbraio 2012

 

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