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Se hai rubato, paghi le conseguenze
Quando mio figlio fu denunciato per furto dal direttore di un ipermercato, dove era stato sorpreso a trafugare una pila di Cd-Rom, è stato come ricevere inavvertitamente una mazzata. Abbiamo 4 figli, lui è il terzo ed all’epoca era poco più che maggiorenne. Come genitori abbiamo cercato sempre di essere esemplari, facendo del rispetto delle regole e delle leggi uno dei pilastri dell’etica della nostra famiglia.
Mai avremmo pensato che uno dei nostri ragazzi avrebbe commesso un gesto del genere. Ma ciò che ci ha ancora più disorientato è stata la reazione dei due più grandi, che hanno preso le difese del fratello: «non è poi così grave» diceva il maggiore, «per un importo così ridicolo, non è il caso di fare una tragedia» replicava il secondo. E poi quel ritornello: «papà, tu vivi fuori dal mondo. Guarda che tutti i ragazzi lo fanno».
Tutti ragazzi lo fanno? E questo dovrebbe giustificare un furto, per quanto di piccola entità?
Mia moglie ed io, di comune accordo e non senza sofferenza, abbiamo deciso allora che quel gesto andava sanzionato, nonostante poi la proprietà dell’ipermercato avesse accettato di ritirare la denuncia. Così abbiamo messo in punizione nostro figlio, restringendo per un periodo di tempo che abbiamo ritenuto congruo quelle che erano le sue abitudini e la sua libertà. Non nascondo che è stato un momento molto difficile, a causa dell’ostilità dei fratelli che sembrava volessero farci passare noi genitori dalla parte del torto. Ed anche oggi, a distanza di oltre un anno dall’episodio, devo ammettere che quella vicenda non ha mai smesso di pesare sulle dinamiche familiari.
Racconto questa storia, non senza fatica, perché la vicenda della condanna di Berlusconi e la pretesa della sua assoluzione a furor di popolo trovo che abbiano molte analogie con quello che ci è capitato. Mi pare che se togliamo alle leggi il potere di tracciare una linea di demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è lecito e ciò che è illecito, finiamo per perdere ogni orientamento. Avremmo dovuto chiudere gli occhi con nostro figlio perché i fratelli lo giustificavano? Certo, sarebbe stato per tutti molto comodo. Ma che ne sarebbe stato dei principi con cui abbiamo faticosamente cercato di educare i nostri ragazzi? Sono convinto che il senso di responsabilità maturi nella misura in cui una persona riesce a collegare i suoi comportamenti con le conseguenze. E la conseguenza per chi ha rubato, o frodato il fisco, o evaso le tasse a scapito di tutti non può essere l’assoluzione, neanche quando ci sono tanti fratelli o amici o cortigiani pronti a giustificarlo. Come genitori e come cittadini non possiamo rinunciare a questa certezza.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 9, agosto 2013
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