- Categoria: Risonanze
Fratelli
Volevo salvarlo …
penso che era questo ciò che volevo fare.
Io e mio fratello,
figli maschi di una madre rimasta vedova troppo presto.
Io, figlio maggiore, lo dovevo fare.
Mamma no, lei poteva solo guardarci crescere,
e questo suo sguardo che si posava su di noi
poteva rimanere lì, fisso, anche per ore.
Io non l’ho mai vista piangere,
ma ho sempre saputo che lei piangeva;
non lo si vedeva solo perché oramai lei lo aveva imparato:
lei piangeva solamente dentro!
Noi due, troppo diversi sebbene fratelli:
io lavoratore dipendente
lui lavoratore autonomo.
Io che ad un certo punto
ho pensato di essere divenuto il bastone della vecchiaia di mamma,
lui che se ne andava a divertirsi
incosciente o incurante di casa.
Che strana la vita:
ci fa nascere fratelli,
ma ci fa crescere così diversi.
Non ci assomigliamo, noi due, in nulla.
Chi ci vede stenta a credere che siamo nati dalla stessa donna.
A volte il dubbio
assale anche me.
Pure a casa ci vediamo poco,
non sempre so cosa lui fa
come passa le sue giornate.
Anche lui sa poco di me.
Abbiamo una sola cosa in comune
e lo sappiamo perché di questa somiglianza ce ne accorgiamo,
eccome se ce ne accorgiamo quando la usiamo:
la droga!
Lui usa cocaina.
Io uso eroina.
Anche nei “gusti” siamo diversi!
Io non ho mai usato cocaina
lui non ha mai usato eroina.
Come è beffarda a volte la vita
plasma due fratelli
e poi li rende così diversi,
anche nei particolari.
Sembra un copione scritto
da un abile regista:
non ci capita di usare insieme,
ma in modo alternato.
Quando io smetto
lui inizia.
Quando io inizio
lui smette.
E mamma ci guarda,
posa il suo sguardo su di noi
consapevole, oramai, di non poter più tirare il fiato:
lei ha sempre avuto qualcuno
di cui soffrire.
……..
Noi, non abbiamo mai pensato di salvare mamma:
io intento a salvare lui,
lui intento a salvare me.
Ma a mamma che piange
noi due insieme
non abbiamo mai pensato.
copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 10, Settembre 2004

