Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Risonanze

Mia madre non lo deve sapere...

Mia madre non lo deve sapere,
no, mi ammazzerebbe se lo venisse a sapere:
quella volta i soldi non sono mancati
perché si era sbagliata;
dal portafoglio li ho presi io
mi servivano
ma non glielo potevo dire
non mi danno la ricevuta per "quello" che acquisto.
Mia madre non lo deve sapere,
no, ne morirebbe se lo venisse a sapere:
quando ieri sono tornato a casa "strano"
e lei era lì, sul divano, sveglia, ad attendermi nel cuore della notte,
io non ero ubriaco
ma non glielo potevo dire
era più facile farle credere che avevo bevuto
piuttosto che dirle che mi ero impasticcato.


Mia madre non lo deve sapere,
no, le si spezzerebbe il cuore se lo venisse a sapere:
non sempre vado a lavorare
a volte esco prima, a volte entro dopo,
e talvolta proprio non vado;
ma non resto a casa, non "sono in malattia"
perché la mia è una malattia che non si può dire.
Mia madre non lo deve sapere,
no, la deluderei troppo se venisse a sapere
che non dico sempre la verità,
che invento mille storie,
che un amico non ho, che un'amica non ho,
che le persone che mi accompagnano a casa
e che a lei sembrano così poco rassicuranti,
non sono gli amici miei,
vogliono qualcosa che io ho
e che ormai sono costretto a dare
se voglio che non si sappia …
No, mia madre non lo deve sapere …
Non deve sapere che oggi sono qui
che ho deciso di curarmi, che ormai non ce la faccio più;
ma lei no, lasciatela stare, non dev'essere coinvolta,
sono riuscito a "farla stare fuori" per tutto questo tempo
e ancora intendo farlo … almeno … almeno fino a quando starò bene,
poi vedrò, magari glielo dico …

Figlio mio, ho sempre saputo:
quando mi mancavano i soldi, quando tornavi a casa tardi,
quando ti vedevo stare male e tu dicevi di "no",
quando a casa nostra entravano quelle strane persone.
Ho sempre saputo, e ho taciuto!
Con la paura che un giorno qualcuno mi avrebbe potuto incolpare di ciò.
Ma io ero lì …
A volte speravo di sbagliarmi, a volte volevo non crederci,
a volte quel male era fin troppo doloroso pure per me.
Ma io sapevo e attendevo.
Ho provato a dire qualcosa … ma tu ti allontanavi e io avevo paura di perderti ancora di più!
Forse ti stavo già perdendo, ma non sapevo cosa dovevo fare o non fare.
Ero silenziosa sì, ma talvolta urlavo 
- e né tu né nessuno al mondo sa quante volte ho urlato dentro -
ma non potevo rompere quel filo, seppur esiguo, che ancora mi sembrava ci unisse.
Figlio mio,
non potevi "farmi stare fuori" - potevi farmi stare male, questo sì! ma non fuori:
io ero tutta dentro, lo sono sempre stata sin dall'inizio
nel bene e nel male!
Ti guardavo, ti seguivo, ti spiavo,
speravo!
Non so se ho atteso invano,
non so se potevo abbreviare i tempi,
ma quando tu mi hai fatto sapere cosa ti stava succedendo …
allora, è come se per la prima volta dopo tanto tempo ti sentissi tornare a casa!
Non è facile tornare a casa:
è più facile andarsene e lasciare tutti gli altri
con i loro fardelli, i loro dolori,
le loro domande senza più risposte possibili.
No, a "farmi sapere" non potevi né deludermi né spezzarmi;
quel che taglia le gambe
è quando sappiamo e non possiamo più fare nulla.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 4, Marzo 2004