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I bambini ci guardano

I mezzi di comunicazione parlano spesso di bambini, ma questa attenzione sembra solo fermarsi ad un livello di superficialità. Si trattano spesso vari aspetti del mondo dei fanciulli, ci si confronta con esperti, con responsabili del mondo dell’educazione ma difficilmente si affrontano concretamente le problematiche che riguardano i più piccoli. Non voglio certo parlare di pedofilia o quante altre sciagure coinvolgono i bambini della nostra società, ma il mio lavoro di maestro elementare mi spinge sempre ad osservarli, vivendo a stretto contatto con loro e quindi a fare delle riflessioni.

Ogni bambino porta nei cuori di chi gli sta vicino – genitori, insegnanti, educatori - una carica d’amore impagabile, un’energia e una luce che spesso noi adulti non riusciamo a trovare per la nostra mentalità che di bambino non ha più molto. Gli adulti sono offuscati dagli interessi, dal lavoro, dal guadagno, da un vortice di "dare e avere" che troppo spesso coinvolge le relazioni umane. I bambini dovrebbero essere lontani da tutto questo, proprio per quell’innocenza della fanciullezza che caratterizza la loro età. Mi è capitato di osservare però che i bambini di oggi sono molto ben lontani dal modello-tipo di bambini classici, che forse appartengono a qualche decennio fa, fantasiosi, spiritosi, spensierati, allegri in tutto, sorridenti.

È un gioco molto pericoloso quello che il mondo degli adulti sta facendo oggi con i bambini. Lo noto spesso dagli esempi che loro fanno in classe durante le mie lezioni: non parlano più di fiori che volano sulle nuvole che sembrano batuffoli di bambagia, ma parlano di incidenti, morti, zombie che risuscitano, sangue, violenza. All’ennesimo esempio di un mio alunno di otto anni che mi parlava di uno zombie che usciva da terra con la spada del diavolo in mano, ho capito che qualcosa sta cambiando nei bambini. Guardando un po’ fuori della mia mentalità, facendomi anch’io bambino noto che quello che oggi li circonda soffoca la fanciullezza.

I mezzi di comunicazione non contribuiscono certo a stimolare quella purezza che dovrebbe essere caratteristica della loro età, i loro giochi sono estremamente violenti – dalla classica pistola dei tre anni a certi tipi di videogiochi – e privi di divertimento che sia innocente; i messaggi che ricevono dal mondo degli adulti, in primo luogo la famiglia, sono spesso traumatici per questi bambini che tutto sommato restano sempre delle creature deboli e sensibili.

In particolar modo sto osservando ultimamente la pubblicità, da sempre sotto accusa, e soprattutto quella che troviamo nella cartellonistica stradale alla facile portata di tutti. I messaggi non tengono assolutamente conto del destinatario: violenza, parolacce, donne sempre svestite, e volgarità di ogni tipo, a volte gratuite, che non c’entrano nulla con il prodotto. Per colpire l’attenzione si fa di tutto - del resto questo è il fine di ogni campagna pubblicitaria - ma non ci si rende conto che questi messaggi li leggono anche i più piccoli. Anche in televisione le cose poi non migliorano: sembra non ci siano delle regole che tengano conto dei più piccoli e solo ultimamente la legislazione italiana sta facendo dei timidi passi in questo senso (pensiamo alla recente legge che vieta l’uso di minori negli spot pubblicitari). Più che difenderci da telecamere indiscrete e perdere tempo e denaro per difendere inutilmente quella privacy di cui tanto andiamo fieri, dovremmo difendere i più piccoli che vengono violentati mentalmente da messaggi che non fanno che soffocare quell’innocenza di cui francamente se ne sente la nostalgia. Se è vero che un quinto della popolazione è composta da bambini allora ecco che la comunicazione deve assolutamente tenere conto di questa fetta di utenza, anch’essa consumatrice del prodotto tv e anch’essa da considerare come persona.

Si dovrebbe partire dal presupposto che i bambini ci guardano, e non possiamo più dire "tanto non capiscono", perché ora i bambini sono attenti osservatori e comprendono subito le situazioni.

I bambini ci osservano, ci studiano e percepiscono troppo velocemente cose che per loro sono ancora premature, per non dire di alcune che sarebbero addirittura proibite! Ricordo di una mia alunna abituata a vedere in camera sua da sola il "Grande Fratello": oltre al linguaggio questa mia alunna ha appreso molte cose che andrebbero negate a quell’età, oltre ovviamente alla filosofia del gioco. Il giorno successivo in classe, durante la ricreazione si giocava facendo finta di stare in una casa e il fine era escludere qualcuno. La vita – ho detto loro – deve essere un’accoglienza dell’altro e non un’esclusione.

È un dovere di ogni essere umano difendere i più piccoli, proteggerli, con tutte le nostre forze, pur dovendo fare delle rinunce o delle scelte che possano sembrare impopolari.

Si addita alla scuola un dovere di educare. A mio avviso oggi la scuola deve ritrovare quelle finalità che formino l’essere umano, il cittadino, la persona. Si è troppo concentrati sui contenuti, perdendo di vista l’impegno di una formazione umana e non solo scolastica. Questo è maggiormente evidente nelle scuole medie e superiori dove gli allievi non trovano negli insegnanti delle persone a cui rivolgersi, e vedono la scuola come un’istituzione più da combattere che da valorizzare.

Il compito dell’educazione è primario dell’istruzione, ma a volte vedo arrivare dei bambini – fin dalla più tenera età - con situazioni familiari molto tristi. La distruzione della famiglia sta portando ad un suicidio spirituale di massa delle nuove generazioni: tantissimi casi di genitori separati o divorziati, bambini affidati a terze persone diverse dai genitori, senza più un vero punto di riferimento, che sia diverso dai Pokemon o da qualche eroe dei cartoni animati.

Quale responsabilità hanno certi uomini e certe donne nell’aver rovinato l’esistenza di queste creature con i propri comportamenti irresponsabili ed egoistici?

I bambini hanno bisogno di modelli umani, guide vere e non di cartone, esempi da imitare, persone in grado di difenderli, proteggerli, promuovendo la conquista di una propria autonomia. Una sfida importante per tutti.

 


Autore: Andrea Gironda è insegnante di una scuola elementare di Roma.


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 4, Marzo 2004

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