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Quante bugie!

Giorni fa,sfogliando l’agenda di scuola del 1989, mi è venuto in mente un episodio non proprio piacevole, ma siccome gli Insegnanti conoscono bene certe situazioni, voglio raccontare questa mia esperienza.

Era esattamente il 1°Dicembre 1989, quel giorno Papa Wojtyla riceveva in Vaticano la visita di Gorbaciov: era un evento importante per quel periodo (non era trascorso neppure un mese dal crollo del muro di Berlino) e siccome il nostro Istituto era ubicato vicino a San Pietro, il Preside decise che le lezioni del mattino non si sarebbero svolte, mentre i Corsi pomeridiani avrebbero avuto luogo regolarmente. In realtà non si temevano disordini o contestazioni, ma deviazioni di traffico e rallentamenti dei mezzi di trasporto, così il Preside preferì farci fare la prima visita guidata dell’anno. Fu una cosa decisa all’ultimo momento e risentì dell’improvvisazione.

I ragazzi dei Licei e dell’Istituto Tecnico Commerciale andarono a vedere il Mosé di Michelangelo presso la Chiesa di S.Pietro in Vincoli; andarono anche a visitare gli uffici di un Istituto bancario (a vantaggio dei futuri ragionieri) ubicato nei pressi della Basilica di S.Giovanni, che aveva concesso loro di assistere a qualche operazione dalla parte degli "addetti ai lavori".

Io e la collega di Musica accompagnammo gli studenti dell’Istituto Magistrale e dell’Istituto per Dirigenti di Comunità a visitare la Basilica di S.Giovanni, la Chiesa di S.Clemente e la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Avremmo voluto visitare anche il vicino Museo degli strumenti musicali, ma la collega, dato il poco tempo a disposizione, non riuscì a concordare con la Direzione la visita guidata.

Andammo con i mezzi pubblici, anche in considerazione del basso numero di partecipanti, mentre per il ritorno avevamo appuntamento davanti alla Basilica di S.Giovanni dove ci avrebbe raggiunto l’altro gruppo, per essere poi tutti accompagnati a Scuola dal pullman dl nostro Istituto.

Cominciammo dall’antica Basilica di S.Clemente, con i suoi bellissimi mosaici, visitammo poi S.Giovanni, la Cattedrale di Roma, e infine la Chiesa di Santa Croce che conserva le reliquie della Passione di Gesù. Andammo anche a vedere l’originale sepolcro di Eurisace e di sua moglie, nel vicino Piazzale Labicano.

Finita la visita trovammo il nostro pullman già pronto ad aspettarci; mentre attendevamo di essere raggiunti dall’altro gruppo, ebbi l’infelice idea di cominciare a fare qualche domanda ai miei allievi.

Avendo visto la tomba del panettiere romano (risalente alla fine del periodo repubblicano), chiesi loro chi ricordava la struttura della scuola romana: seguì un silenzio totale. Chiesi allora chi fu, nella successiva epoca imperiale, ad occuparsi di problemi pedagogici, ma Quintiliano non venne in mente a nessuno. Proseguii la mia indagine con il Cristianesimo: avevano visitato delle Chiese antiche, così pensai di chiedere loro se ricordavano le prime scuole cristiane,oppure l’ideale educativo del Cristianesimo, ma seguì ancora un silenzio assoluto. Poi una di loro, guardandomi con aria indisponente, mi disse più o meno così: "Guardi che noi il Cristianesimo non l’abbiamo fatto", "sì, sì è vero" incalzarono tutte le altre. Obiettai che avevo chiesto argomenti del primo anno quindi tutti loro, che frequentavano gli anni successivi, dovevano essere in grado di rispondermi. Allora un ragazzo del IV Dirigenti arrivò perfino a dirmi che siccome il Cristianesimo è una religione che conoscono tutti, l’anno scorso io avevo detto loro che potevano saltare quell’argomento! Molto delusa risposi che per fortuna i registri di classe documentano il programma svolto. A quel punto un’allieva delle Magistrali disse di ricordare perfettamente di essere stata assente proprio in quel periodo dell’anno. Anche le altre ricordarono improvvisamente la stessa cosa, senza riflettere che anche le assenze sono controllabili.

L’arrivo dell’altro gruppo pose fine fortunatamente a quella spiacevole conversazione.

In seguito, ripensando a quell’episodio, mi resi conto di aver sbagliato: non era quello il momento per fare delle interrogazioni, sia pure non formali. Gli studenti erano stanchi, infreddoliti e forse, data l’età, anche affamati. Ma tutto questo giustifica le tante bugie dette quasi con aria di sfida?

Un bambino mente senza avere la precisa intenzione d’ingannare, oppure per paura di una punizione, ma un adolescente che ha interiorizzato ormai il senso morale, che ha acquisito le regole che il vivere comune impone, come può mentire così sfacciatamente?

E’ su queste considerazioni che si avverte la responsabilità educativa: il ruolo della famiglia è certamente fondamentale nella formazione di un individuo, ma anche la scuola è veramente sempre in grado di educare, di ascoltare, di comprendere? In quella circostanza io ho pensato di non essere stata in grado di conquistare la loro fiducia.

La mia collega non dava nessuna importanza a quell’episodio ritenendolo "frequentissimo e normale, specie con quei soggetti" io invece ancora oggi lo ricordo con dispiacere. In tanti anni d’insegnamento (complessivamente sereno) mi era capitato alle volte di capire che un allievo mi stava dando una risposta non sincera, ma mai avevo notato tanta veemenza nel volermi convincere ad accettare le loro frottole.

Ma io volevo gestire in modo costruttivo quel piccolo conflitto e m’impegnai a farlo. Mi dissi che dovevo ricominciare daccapo, ascoltandoli e parlando con loro anche dei miei sentimenti, delle mie aspettative nei loro confronti.

Chiariti i torti reciproci, l’anno proseguì senza altri problemi, ma io avvertivo che la disposizione del nostro animo non era improntata alla fiducia. Come diceva Plauto: "Semper flamma fumo est proxima", così anche fra noi, sebbene si fosse accesa la luce del chiarimento, il fumo della diffidenza reciproca non rese mai del tutto limpida l’atmosfera della classe.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 12, Novembre 2002

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