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Una classe ideale

La nostalgia della Scuola è attualmente un mio sentimento costante. Ho sempre condiviso, durante gli anni d’insegnamento, le parole che Seneca appassionatamente scrive a Lucilio:…"io desidero trasfondere in te tutta la mia vita spirituale e provo una grande gioia d’imparare qualche cosa proprio per insegnarla: nessuna cosa per quanto eccellente e salutare mi darà mai diletto, se io debba saperla solo per me stesso…" ("Lettere a Lucilio", lettera VI).

Quando l’insegnamento, inteso come esigenza spirituale, come bisogno di trasmettere conoscenze e riflessioni, viene a mancare,il rammarico è veramente grande: è una sorta di disagio spirituale perché una parte della propria personalità rimane inespressa.

Restano i ricordi, alcuni bellissimi, altri molto meno. Un giorno parlerò di quest’ultimi, oggi voglio ricordare la mia classe migliore.

Era l’anno scolastico 1987/88; la classe era costituita tutta da ragazze giovani che frequentavano un Corso per Maestre d’Asilo. Forse perché erano soltanto nove, o forse per una fortunata combinazione, si stabilì subito tra di loro e con me un’intensa atmosfera d’intesa e di collaborazione reciproca. Erano ragazze piene di entusiasmo e dotate di grande sensibilità; tra di loro c’erano anche due "artiste": una era un’apprezzata decoratrice, un’altra studiava anche al Conservatorio e attualmente insegna Canto Corale presso un Istituto di Suore. Prediligevano le mie materie ed anche la meno motivata tra loro finì per essere coinvolta dall’entusiasmo delle compagne.

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Per Natale, sapendo che io non accettavo regali, specie di valore, mi riempirono di oggettini fatti da loro con la plastilina: portamatite e scatoline varie, un fazzolettino ricamato a mano e perfino una cassetta con incise alcune canzoncine infantili cantate da loro. Questa armonia dette i suoi frutti: tutte furono promosse a pieni voti. Ma ciò che ricordo di loro con autentica tenerezza è una lettera che mi consegnarono a fine anno firmata da tutte; conteneva parole di ringraziamento e di affetto, ma una frase mi colpì profondamente, questa: "la ringraziamo per tutte le cose che ci ha insegnato e soprattutto perché ci ha fatto comprendere che il nostro mondo interiore è il patrimonio più grande".

E’ proprio vero che l’Insegnante non deve educare solo con la bocca e gli alunni non devono ascoltare solo con le orecchie: il processo educativo si realizza, per dirla con Gentile, nel momento in cui lo spirito del maestro e quello dell’alunno s’incontrano, quando cioè si attua una interazione di spiriti.
Solo allora la Scuola diventa vita, cioè sentimento, esperienza, riflessione propria.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 9, Agosto 2002

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