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Purché leggano...

Purchè leggano” diceva il mio professore di letteratura per l’infanzia quando noi studenti accennavamo con disprezzo a coloro che prediligono letture frivole come le storie d’amore delle collane economiche femminili.
Noi ci guardavamo un po’ smarriti: il prof di letteratura per l’infanzia accettava l’idea che si potessero leggere cose del genere, anzi assurgeva a letture libretti di quel genere!
Ma si sa, quando si è giovani esistono solo il bianco e il nero, le sfumature di grigio si colgono solo con il tempo!
E ora, che di tempo ne è passato e che ho cominciato a scoprire le infinite varietà di grigio, sento mia quell’affermazione che tanto mi stupiva allora.
“Purchè leggano” mi ripeto e sorrido tra me.

Prendiamo uno dei tanti bambini della mia scuola, chiamiamolo Francesco, come il suo calciatore preferito. 
Francesco gioca a calcio, è un mago del computer, socializza senza problemi con i compagni e fa un sacco di altre cose ma…. non chiedetegli di leggere! 
Lui, che sapeva leggere già prima di venire a scuola grazie agli stimoli delle sorelle maggiori, finita la fase del bimbo prodigio ha perso l’interesse per tutto ciò che è “scolastico”. 
Quando i compagni hanno raggiunto il suo livello di lettura e poi lo hanno anche superato, Francesco ha smesso di darsi da fare come allievo e si è dedicato agli interessi extrascolastici che ha sempre avuto. D’altra parte il suo ambiente familiare non attribuisce grande valore ai risultati scolastici e soprattutto in famiglia non c’è l’abitudine alla lettura: tv, pc ed altri strumenti tecnologici sostituiscono pienamente i libri che non circolano granché per la casa e soprattutto non c’è nessuno che gli mostri di amare la lettura.
Così, quando il giorno di S. Valentino Francesco mi arriva pieno di entusiasmo con un libro in mano, colgo la palla al balzo (tanto per rimanere in tema sportivo!) e mi interesso subito al suo libro.
Ha il libro di barzellette del suo calciatore preferito e ne ha scovata una che parla proprio del giorno di S. Valentino.
La leggiamo tutti insieme, la scriviamo anche nel quaderno, ci ridiamo su, poi sfoglio il libro e leggo ad alta voce altre battute.
I compagni si divertono, anche Francesco si diverte ed è felice di aver conquistato questa “popolarità” con il suo libro. 
Leggo ancora qualche pagina così che indirettamente gli arrivi forte il messaggio che leggere è piacevole.
Mentre lo faccio mi risuona nella mente l’eco delle parole del mio professore: “Purchè leggano”… se questo principio valeva per i romanzetti d’amore letti dalla donne, varrà anche per le barzellette di un calciatore lette da un bambino!
“Purchè maneggi un libro – penso tra me – e lo scopra piacevole”.



Passano i giorni, Francesco continua ad amare la vita ma molto meno le attività scolastiche; mi ha portato altro materiale: riproduzioni di scheletri di dinosauri da montare, foto del suo cane, carte dei suoi cartoni preferiti ma i libri sono tornati a scomparire dalle sue attività.
Poi, oggi, mentre parlo dell’antica Grecia, della culla della cultura, della saggezza degli antichi filosofi, mi si avvicina piano, quasi in punta di piedi, ha in mano due libri; sì, due, perché il suo calciatore ha scritto il secondo libro di barzellette e Francesco mi racconta orgoglioso che l’ultimo giorno di scuola leggerà questi testi assieme ai compagni nell’ora del post-scuola, dopo la mensa.
Gli dico che è un’ottima idea chiudere l’anno scolastico leggendo barzellette e gli chiedo di portarli anche nella nostra classe quell’ultimo giorno di scuola così anche noi potremo chiudere l’anno scolastico leggendo qualcosa che ci divertirà.
Lui annuisce, mi promette che lo farà e torna felice al suo posto mostrando ai compagni i suoi due interessantissimi libri!
Sì, aveva ragione il mio professore, quei libri sono un filo sottile che tiene legato quel bambino alla carta stampata e forse un giorno Francesco comprerà altri libri e magari scoprirà che anche generi diversi da quello possono essere interessanti e… forse… chissà… comunque, ora, vanno bene le barzellette un po’ in italiano un po’ in romanesco… purché leggano… e riprendo a parlare di antica Grecia, di conoscenza, di cultura…

 


Daniela Battaglia è laureata in Pedagogia, cultore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l'Università di L'Aquila e membro di commissione d'esame per tale disciplina nei due corsi finalizzati al conseguimento della laurea quadriennale in scienze motorie tenuti presso tale Ateneo;
E' iscritta nell'Albo Professionale Nazionale dei Pedagogisti della FIPED;
Insegnante nella scuola elementare (in possesso di diploma di specializzazione per l'insegnamento montessoriano), è abilitata all'insegnamento nelle scuole secondarie per le materie filosofia, psicologia e scienze dell'educazione.
Ha coordinato attività pedagogiche per il comune di Ancona.


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 11, Ottobre 2004

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