Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

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Ricordi di scuola

ricordi di scuolaLe case popolari sembrano abbracciare come due ali la piccola costruzione bassa della scuola, non lontano il mare di cui non si avverte la presenza, né odore di salsedine né rumore di onde, sembra soffocato dall'inquinamento e dall'abbandono. Questo anno scolastico è iniziato come gli altri, il suono della campanella scandisce l'entrata e le ore di lezione liberando richiami e grida quando si avvicina l'orario dell'uscita. In una lenta rotazione entrano nuovi alunni e ne escono altri. Ogni tanto durante le lezioni la porta della classe si spalanca perché non è stata riparata, bisogna chiudere la finestra per non creare corrente. Il vento è una presenza costante, quando è forte si sentono lunghi sibili e improvvise interruzioni, la scuola sembra un'isola in mare aperto...Abbiamo assegnato i posti dei nuovi alunni, quelli del primo banco sono sempre i più piccoli di statura ma anche i più " svantaggiati", quelli cioè che hanno maggiori difficoltà e che, per vari motivi, devono essere tenuti sotto controllo per l'eccessiva vivacità.

P. siede al primo banco e penso che questo "privilegio" lo accompagnerà per l'intero anno scolastico. La mia attenzione si rivolge spesso a lui perché lo vedo assente, come se fosse preso da mille pensieri. Mi dispiace disturbarlo ma sono tentata di conoscerlo più a fondo. Ad ogni mia domanda rimane come sorpreso e sbalordito, seguono lunghi silenzi e tentativi di dare risposte che, purtroppo, non sono mai quelle giuste. So che la sua famiglia è composta da nove figli e lui è il più piccolo. Nell'indagine sui nuclei familiari ha avuto non poche difficoltà a rispondere perché oltre ai fratelli abitano sotto lo stesso tetto le rispettive famiglie. Dopo alcuni giorni di attesa gli ripropongo la lo stesso argomento e vedo con compresa che si è fatto un elenco nominativo per non sbagliarsi. Ogni tanto si avvicina alla cattedra per chiedermi se il compito è stato eseguito bene, io non ho il coraggio di rispondergli che ha sbagliato e cerco comunque di rassicurarlo. Mi rendo conto che le mie lezioni, le mie parole sono ancora molto lontane dalla sua mente e dai suoi pensieri. Forse proprio per questo insisto nel fargli domande, nella speranza che possa, almeno in parte, iniziare a costruire le sue conoscenze e a interagire con il nuovo ambiente. A volte anche P. mi rivolge delle domande. Giorni fa si è avvicinato alla cattedra timidamente e mi ha detto che il padre è malato e che, nonostante abbia cambiato aria, andando per un breve periodo in Calabria, continua ad avere dolori al petto. Mi ha chiesto se guarirà da questa malattia, io ho cercato di rassicurarlo e dopo qualche attimo di silenzio ha guardato fuori dalla finestra e mi ha chiesto: " Che dice oggi pioverà ?" Non ho trovato risposte per le sue domande e forse mi sono sentita in difficoltà come lui quando è interrogato. Come ogni anno, in diverse situazioni scolastiche, la vita, i pensieri e le incertezze dei miei alunni sono diventate anche le mie. Entro a volte in modo maldestro nei loro pensieri e nella loro vita per cercare di condividerne i sentimenti e le emozioni, ma mi ritrovo ad affrontare le loro domande senza essere preparata. Guardo fuori dalla finestra il tempo che cambia e ogni giorno imparo da loro a non regalare solo certezze.

copyright © Educare.it - Anno XXIII, N. 7, Luglio 2023