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Suggerimenti metodologici per l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda

L’insegnamento dell’italiano come L2 rappresenta diversi elementi di difficoltà, sui quali ho avuto modo di riflettere dopo averli sperimentati direttamente.
In particolare in questo articolo vorrei passare in rassegna i principali criteri metodologici su cui va impostata un’attività didattica efficace.

Un primo criterio fondamentale è sicuramente la struttura delle singole unità didattiche, che devono essere ben definite nelle loro fasi costitutive:
1. L’attivazione;
2. Sfruttamento di un primo breve input;
3. Sfruttamento di un secondo input, più articolato e complesso;
4. Conclusione.

1. Nella prima fase si deve motivare gli studenti, spiegando loro gli obiettivi della lezione e cercando di renderli protagonisti attivi di quanto si andrà facendo. Ciò è possibile motivando lo scopo, il punto d’arrivo della lezione, ma sopratutto arrivando la sfera personale: si porranno delle domande, si chiederanno delle associazioni d’idee che riguarderanno il rapporto strettamente personale dell’apprendente con l’argomento che si è scelto. Per fare un esempio, se l’argomento che si sarà scelto di trattare sarà il cellulare, si potrà chiedere agli studenti quando lo usano e per che cosa lo usano, oppure, se l’argomento sarà più astratto, come, per esempio, l’inquinamento oppure l’energia alternativa, potremmo chiedere che cosa sanno già su questo argomento, o a cosa li fa pensare questo tema, così da fare una sorta di brainstorning iniziale. In questo modo si farà capire agli studenti che stiamo parlando di qualcosa che li riguarda in primo piano, che sono al centro della nostra lezione.

2. La seconda fase di un’unità didattica sarà quella dello sfruttamento di un breve input, che potrà essere l’ascolto di una presentazione o di un dialogo da una cassetta (2-3 minuti), oppure la lettura di un piccolo testo (5- 6 righe), o anche un’immagine.
Questa prima fase non dovrà essere troppo lunga e servirà soprattutto a fissare il lessico concernente l’argomento scelto. Si lavorerà, quindi, soprattutto con esercizi di comprensione (vero o falso, scelta multipla, ecc. ecc.) ed esercizi lessicali (completamento di frasi con parole mancanti, spiegazione di alcune parole, ecc. ecc.).
L’input non dovrebbe essere di comprensione troppo difficoltosa così da consentire all’apprendente un inserimento graduale nel tema, e da non scoraggiarlo con esercizi e testi a cui non è ancora pronto.

3. Seguirà, poi, un altro input, più lungo e articolato, che potrà essere anche in questo caso, visivo, orale o scritto, dal quale si avrà modo di partire nuovamente con degli esercizi di comprensione, per assicurarsi che lo studente abbia capito al meglio il significato.
Sarà opportuno, poi, continuare con esercizi che spingono l’apprendente ad attivarsi lentamente e a guidarlo suggerendogli delle tecniche di studio, come per esempio, il completamento di schemi, tabelle, … In questo modo si aiuterà a lo studente a trovare i punti focali dell’input e, nello stesso tempo, lo aiuteremo anche a trovare una strategia per studiare efficacemente e non a memoria.
A questa fase deve anche appartenere la riflessione grammaticale, che deve essere sempre fatta partire dall’input in modo da prendere esempi di lingua viva, per così dire, cosicché si capisca che una certa regola grammaticale esiste ed è usata normalmente, e quindo non è solo una noiosa regola formale. Si chiederà allo studente di analizzare il testo e di rifletterci sopra e con un questionario mirato si guiderà lo studente a trovare la regola generale. Dopo che lo studente avrà provato a rispondere alle domande di riflessione, gli si dovrà, in ogni modo, fornire uno schema, il più chiaro possibile, della regola grammaticale. Si potrebbe pensare, allora, che questo questionario di riflessione sia inutile, dal momento che lo studente riceve in ogni caso la regola grammaticale, ma la riflessione grammaticale è, invece, un altro strumento per guidare l’allievo nel diventare attivo nel cercare, o per lo meno provare, egli stesso la strada da seguire e non sempre fidarsi esclusivamente di quello che dicono gli altri. A questo punto, lo studente avrà acquisito e sviluppato delle competenze lessicali e grammaticali adeguate per poter manipolare il testo scelto come input. Si potrà chiedere, per esempio, di raccontare un racconto dal punto di vista di un personaggio marginale nella narrazione originale, oppure di continuare la storia.
Ma la manipolazione di un testo funziona anche con un testo non narrativo, come un testo tecnico o un articolo di giornale. Si potrà chiedere, infatti, di immedesimarsi nelle persone di cui parla l’articolo, oppure di immaginare di trovarsi nella situazione che viene descritta. È opportuno lavorare in questo modo anche per quanto riguarda i testi tecnici che interessano soprattutto studenti di un istituto tecnico, industriale o professionale, oppure ad apprendenti che lavorano in questi settori. Partendo da un testo tecnico, infatti, come potrebbe essere la descrizione delle fasi del lavoro di saldatura, oppure le descrizioni del funzionamento di un motore elettrico per, la manipolazione del testo potrebbe consistere nel chiedere di scrivere uno spot pubblicitario nel quale dovrebbero esaltare tutte le informazioni positive che cercherebbero nel testo, oppure potrebbero raccontare di quando loro hanno lavorato usando quella tecnica o quel prodotto, oppure potrebbero immaginare di dover spiegare quel tema ad un altro più inesperto, preparando una scheda, o immaginando di doverlo fare al telefono.
Il momento della manipolazione è importante perché permette agli studenti, non solo di crescere dal punto di vista linguistico, ma anche umano, perché aiuta ad immaginarsi in situazioni diverse e ad essere, quindi, più tolleranti.

4. L’ultima fase è quella della conclusione che deve racchiudere e ripassare tutte le competenze sviluppate fino a questo punto. Potremmo, quindi, chiedere di riflettere su una questione per poi discuterne con il proprio compagno o la propria compagna, oppure in plenum con il resto della classe. Naturalmente non si può pretendere che abbiano gli elementi per discutere in una seconda lingua come se fosse la loro madrelingua, per questo dobbiamo fornire loro degli esempi di altre opinioni che pensiamo siano le più comuni. Cosa questa che si può fare presentando un intervista, o un’ipotetica intervista, fatta ad altre persone, oppure presentando varie affermazioni dove loro devono indicare in un punteggio da 1 a 5 quanto loro si trovano d’accordo con queste. Ma l’esercizio di ricapitolazione potrebbe anche essere un gioco di ruolo, oppure la stesura di una lettera ad un amico, insomma alla fine gli studenti devono essere chiamati a mettere in atto le competenze lessicali, grammaticali e creative che hanno avuto modo di sviluppare nel corso dell’unità didattica.
Alla fine è sempre importante controllare con gli studenti gli obiettivi che ci eravamo posti all’inizio per renderli consapevoli del loro apprendimento e per sincerarsi che loro li abbiano veramente raggiunti. Nel caso che non tutti li abbiano raggiunti dovremmo preparare un recupero per questi alunni.
Un altro passo importante della fase conclusiva consiste nel feedback degli studenti che ci permetterà di capire dove hanno avuto problemi e che cosa, invece, hanno gradito di più così da porre ancora una volta lo studente al centro della lezione. Il feedback dovrà, inoltre, far riflettere l’apprendente non solo su cosa, ma anche sul come ha imparato, ovvero se ha imparato chiedendo all’insegnante, o ai suoi compagni, oppure è riuscito a trovare delle strategie d’apprendimento da solo.

 


Autore: : Rosanna Oliveri si è laureata in Filosofia, collabora alla ricerca presso la Pädagogische Hochschule di Freiburg.
Opera come insegnante di italiano (seconda lingua) e di filosofia. Ha inoltre collaborato al progetto per la realizzazione di materiale didattico per l’insegnamento d’italiano L2 nelle scuole professionali di lingua tedesca in Alto Adige.


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 5, Aprile 2005