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La teoria di David A. Kolb e la sua applicazione ai musei

modello di Kolb

Il modello teorico di David Kolb, noto per il suo contributo scientifico al pensiero organizzativo, ha originato un notevole impatto sull’educazione degli adulti. Lo studioso americano immagina l’apprendimento come una spirale continua, ogni anello della spirale ha quattro punti attraverso i quali si concretizza l’acquisizione della conoscenza: l’esperienza concreta, osservazione e riflessione, la formazione dei concetti astratti, la sperimentazione attiva.

Per Kolb l’apprendimento è intimamente connesso alle esperienze pregresse, è un processo sociale che attinge ad altre sfere della propria esistenza e si combina alla reazione dell’individuo di fronte a nuove informazioni.

Tali principi, applicati in un contesto museale, suggeriscono di non prendere in esame soltanto la conoscenza acquisita durante la visita, ma il modo in cui l’individuo si accosta a questa esperienza, in base al suo personale stiledi apprendimento.

Attraverso la messa a punto di un questionario, creato per posizionare gli individui lungo i quattro punti della spirale, Kolb identifica quattro diversi stili:

  • L’esperienza concreta associata all’osservazione e riflessione conduce allo stile divergente di apprendimento tipico dei “sognatori”.
  • L’osservazione e riflessione associata alla concettualizzazione astratta conduce allo stile assimilatore di apprendimento dei “ponderatori”.
  • La concettualizzazione astratta associata alla sperimentazione attiva conduce allo stile convergente di apprendimento dei “decisori”.
  • La sperimentazione attiva associata all’esperienza concreta conduce allo stile accomodatore di apprendimento dei “pragmatici”.

sognatori hanno come punto di forza l’abilità immaginativa e la consapevolezza dei significati. Sono particolarmente abili nella generazione di possibilità multiple, quali ad esempio le sessioni di “brainstorming”. Si mostrano interessati agli altri, fantasiosi e consapevoli dei propri sentimenti.

ponderatori sono capaci di assimilare una quantità notevole di informazioni e di giungere, attraverso il ragionamento e l’analisi, ad una comprensione coerente. Si mostrano meno interessati alle persone e più concentrati sui concetti astratti.

decisori riescono nell’abilità di risolvere i problemi. La loro forza risiede nel prendere decisioni e nel dare alle idee un’applicazione concreta. Sono meno emotivi e si applicano meglio a compiti tecnici piuttosto che a questioni sociali.

pragmatici amano realizzare progetti e lasciarsi coinvolgere in nuove esperienze. Si adeguano rapidamente a situazioni in cui è richiesto un immediato adattamento. La soluzione dei problemi diventa un processo intuitivo e si fonda più sulle informazioni provenienti da altre persone che da abilità analitiche.

L’associazione dei Musei Olandesi, che tra i primi ha promosso l’applicazione della teoria di Kolb in un contesto museale, ha concentrato la propria riflessione sui fattori che avrebbero reso un allestimento maggiormente interessante a seconda dei diversi stili di apprendimento di ciascun individuo. Le caratteristiche di ogni stile sono state tradotte in una lista di controllo, puntando su tre aspetti tipici di una mostra o esposizione: contenuti e informazione; atteggiamento e atmosfera; design.

I membri dell’équipe di progetto sono stati invitati a compilare dei test sugli stili di apprendimento e a valutare se la composizione del gruppo fosse stata sufficientemente equilibrata in termini di stili preferiti. L’iniziativa ha poi condotto all’ideazione di testi calibrati e di allestimenti innovativi fondati sul riconoscimento dei diversi stili dei visitatori.

Data la natura informale dell’educazione nei musei, gli esiti di tali iniziative non sono affatto semplici da valutare. L’apprendimento è un’esperienza dinamica, difficile da misurare oggettivamente, specie quando non è il frutto di un ragionato programma di studio. Tuttavia, per mezzo delle opinioni degli individui sulla propria esperienza, o delle osservazioni degli insegnanti, dei genitori, o delle guide museali, si possono trarre adeguate conclusioni sul potere che hanno i musei di suscitare nuovi interessi e sostenere i più comuni processi di apprendimento.


Musei e apprendimento lungo tutto l'arco della vita

copertinaLLMLNell’ambito del programma Socrates Grundtvig, tra l’ottobre del 2004 e il dicembre del 2006, è stato realizzato il progetto Lifelong Museum Learning (LLML), finanziato con fondi della Commissione Europea e indirizzato agli operatori museali che si occupano di educazione degli adulti, o a quegli educatori che hanno maggiore familiarità con un pubblico di età scolare e che avrebbero volentieri esteso le proprie attività didattiche anche agli adulti.

Il progetto nasce dalla volontà di ampliare il ruolo del museo sino a comprendere l’apprendimento continuo, si pone come strumento per mediare fra diversi punti di vista degli operatori e delle loro prassi professionali, nonché come strumento per la comprensione dei processi di apprendimento attivati dai singoli individui durante la visita museale. Dal progetto europeo, (che consta di quattro corsi di formazione cui due svolti in Italia, uno in Portogallo e uno in Olanda) è scaturita l’idea di un manuale che diffondesse i risultati a beneficio di una platea di operatori più ampia possibile.

Il manuale, concepito per assistere il personale dei musei con responsabilità nell’ambito dell’educazione, raggiunge un pubblico assai vasto e diversificato, rendendo alcune sezioni più pertinenti di altre a seconda della formazione, esperienza e competenze specialistiche del lettore. Il fine dichiarato è quello di incrementare gli accessi nelle sedi museali, attraverso lo studio e l’uso delle teorie dell’apprendimento applicate ai musei.

Per quanto, dunque, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita possa avvenire in maniera del tutto informale, o legato a fattori casuali, l’approccio degli educatori e degli altri operatori museali deve fare ricorso ad una definizione delle modalità di acquisizione delle informazioni che tenga conto degli stili personali del singolo individuo. Pur legata ad una dimensione di svago, di piacere, è più probabile che al museo ritorni l’individuo che riesca ad istituire un legame forte tra la visita e i propri interessi. Il visitatore deve avere la percezione che le opere in esposizione siano aderenti alla propria esperienza, o alla percezione di sé stesso.

Il manuale, scaricabile gratuitamente da vari siti internet, si compone di cinque capitoli principali: gli adulti e l’apprendimento, in cui vengono esplorate le attitudini e le condizioni generali dell’apprendimento e le eventuali barriere che lo ostacolano; l’apprendimento nei musei, dove vengono brevemente descritti i vari approcci attraverso cui l’individuo acquisisce conoscenza e le teorie psicologiche che hanno incontrato maggiore favore nell’apprendimento. Ampio spazio viene riservata alla teoria di David Kolb per la sua recente applicazione in alcuni siti museali olandesi. Aspetti metodologici è il capitolo che affronta il tema degli studi sul pubblico, con l’obiettivo di individuare le modalità fisiche e intellettuali grazie alle quali i visitatori apprendono con maggiore efficacia. Il quarto capitolo dal titolo Il lavoro con pubblici adulti: casi di studio e buone prassi, illustra alcuni progetti museali rivolti ad un pubblico adulto. Per quanto non esaustive, queste esperienze attingono ad un repertorio di studi condotti in tutta Europa e sono rivolti a tipologie di visitatori diverse: gruppi familiari, giovani (individui compresi tra i 14 e 25 anni), anziani (individui che hanno superato l’età del pensionamento), gruppi aziendali. Inoltre vengono presentate iniziative di educazione interculturale ed esperienze rivolte ad adulti con deficit dell’apprendimento. Il quinto capitolo: l’ambiente del museo, chiarisce il ruolo e l’importanza dell’ambiente (in questo caso museale) nei processi di acquisizione delle informazioni. In particolare viene sottolineata l’importanza delle nuove tecnologie, del benessere fisico del visitatore e dei sistemi di orientamento e segnaletica. Infine, nel sesto capitolo vengono brevemente trattate le implicazioni formative sulla comunità professionale delle sedi museali, a cui segue una ricca bibliografia.

Il progetto ha dunque condotto i membri delle équipe di lavoro all’ideazione di allestimenti fondati sul riconoscimento dei diversi stili di apprendimento così come sono stati definiti da Kolb.

Il manuale elenca alcuni degli indicatori più frequenti per valutare l’impatto dell’apprendimento in un sito museale. Inoltre rimanda, attraverso appositi link, alla consultazione integrale della lista di controllo e all’analisi dei suddetti indicatori. Come viene correttamente precisato nella prefazione del testo, le esperienze innovative illustrate nel volume non rappresentano lo standard che ci si può aspettare nei pubblici musei d’Europa. Il manuale rappresenta un’utile testimonianza di come sia possibile apprendere dalla prassi professionale di altri paesi con uno spirito aperto e riflessivo, ma è anche (o soprattutto) l’espressione di un auspicio per le buone pratiche del futuro.

 


Bibliografia: K. GIBBS - M. SANI - J. THOMPSON (a cura di), Musei e apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Un manuale europeo, Edisai 2007 


Autore: Angelo Ragusa, a lungo animatore sociale presso centro di aggregazione giovanile della propria città, ha partecipato a numerosi interventi educativi. Laureato in Scienze dell’educazione presso l’Università degli Studi di Palermo, abilitato al ruolo di educatore dei Convitti Nazionali, ha lavorato in istituto per minori affidati dall’Autorità giudiziaria e in Comunità casa-famiglia. È dipendente del MIBACT ed è incaricato della gestione dei gruppi del turismo scolastico e dei servizi educativi al museo Nazionale di Villa Guinigi.


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 10, Ottobre 2014