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- Scritto da Laura Alberico
Zygmunt Bauman, acuto interprete del nostro tempo
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«Lo scioglimento diventa un processo continuo, niente ha il tempo di solidificarsi, è ciò che io chiamo “modernità liquida”. La modernità odierna, come i liquidi, non può assumere forma per lungo tempo».
Massimo esponente della sociologia contemporanea, Zygmut Bauman fornisce una attenta e incisiva interpretazione dei fenomeni di cambiamento sociale che si verificano nell’epoca moderna, sottoposta nel corso degli anni a modifiche sostanziali a causa della velocità con cui gli strumenti tecnologici si affermano come mediatori di conoscenza e di relazioni umane. In questo contesto i confini materiali e psicologici diventano terreno di confronto e, spesso, di scontro: «le frontiere, materiali o mentali, di calce e mattoni o simboliche sono a volte dei campi di battaglia, ma sono anche dei workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forme future di umanità».
Possiamo metaforicamente paragonare le persone a delle particelle che un tempo possedevano una forma di coesione dettata dalle strutture sociali vigenti che regolavano funzioni e relazioni nell’ambito della collettività. Oggi assistiamo a un processo di disfacimento che tende a destrutturare e a impoverire il tessuto sociale sul quale la crisi economica agisce provocando forti tensioni e squilibri.
La post-modernità, secondo Bauman, ha creato instabilità e insicurezza anche nei legami personali: l’amore “liquido” scorre senza lasciare tracce e appare come l’emblema della società e delle esigenze dei singoli che la rappresentano. Nei suoi scritti analizza questa precarietà, il suo pessimismo ci apre lo scenario di una diaspora di frammentazione nella quale ognuno si sente più solo anche se i contatti sociali sono tanti ma nello stesso tempo fugaci e provvisori.
L’instabilità politica e sociale si riflette in un senso di smarrimento delle persone le quali avvertono nel profondo l’inadeguatezza e l’incapacità di concretizzare nel presente aspettative e desideri. Le paure dell’uomo moderno non hanno una precisa definizione, rappresentano il disagio di non poter fronteggiare quello che potrebbe accadere di fronte alle nuove circostanze, l’incontro con la diversità che impone il confronto e il dialogo. «La comprensione nasce dalla capacità di gestire. Ciò che non siamo in grado di gestire ci è “ignoto” e l’“ignoto” fa paura. La paura è un altro nome che diamo al nostro essere senza difese». La razionalità spesso non riesce a contenere e a controllare reazioni e comportamenti ed è purtroppo quello che accade spesso nelle tristi vicende delittuose della cronaca quotidiana che vedono in primo piano atti di violenza estrema rivolti verso se stessi e verso gli altri.
I legami tra ragione e istinto hanno forse subito lo “scioglimento” che sostiene Bauman, il distacco che impedisce di strutturare secondo validi principi azione e conoscenza, libertà ma anche responsabilità delle scelte. La violenza, nelle sue varie forme e contesti, esprime conformità alle regole sociali vigenti che diffondono messaggi superficiali tesi all’affermazione dell’esteriorità e del desiderio di avere tutto e subito, a qualunque costo. Questo insegnamento, purtroppo, dilaga tra i giovani che stabiliscono relazioni superficiali e fittizie consumando oltre i sentimenti anche i mezzi per estraniarsi dagli altri e per ottenere un piacere occasionale dannoso e spesso letale per la salute (abuso di alcol, droghe, ecc).
«L’ascesa dell’individualità è stata la spia del progressivo indebolimento della fitta rete di legami sociali che avviluppava strettamente la totalità delle attività della vita». Individuale e sociale sembrano opposti ma riflettono l’uno nell’altro la complessità di un processo evolutivo che tende alla frammentazione e alla dispersione.
Pur nel suo intrinseco pessimismo sulle trasformazioni della società Bauman riesce a delineare un nuovo orizzonte che vede i giovani come “diamanti grezzi” da cui ottenere, con l’aiuto degli educatori, pietre preziose. “Il futuro non esiste, va creato” perché niente deve essere dato per scontato e tutto può trasformarsi in una nuova prospettiva di conquista, consolidamento delle proprie radici e progetti per il futuro.
Sul tema educativo Bauman invita gli insegnanti a modulare il proprio insegnamento rendendolo più consono alle esigenze della società moderna. L’insegnante deve assumere un nuovo ruolo aiutando i propri discenti a gestire la complessità delle informazioni, fornendo gli strumenti necessari per riconoscerne tra le tante quelle più rilevanti e affidabili.
Si è passati, afferma il sociologo, «da un mondo dell’essere a un mondo del divenire dove si afferma una travolgente dilatazione spaziale e l’inedita connessione globale». Dove prima esisteva una “struttura” coesiva che manteneva saldi i rapporti e le istituzioni la modernità liquida ha operato una profonda trasformazione che impone di adattarsi a situazioni sempre nuove. La famiglia costituisce un “buon capitale sociale comunitario” e proprio su questa bisogna investire perché rappresenta il nucleo collettivo primario nel quale si sviluppano e si fondano relazioni e legami, principi di convivenza civile e di comunione di interessi che possono diventare un esempio di tessuto sociale compatto, al riparo delle sollecitazioni esterne che tendono a impoverirlo.
Ai giovani Bauman invia un messaggio di speranza che tuttavia presuppone l’impegno personale nelle scelte di vita, un patto di corresponsabilità nel quale ognuno sia libero di credere e di sperare in un futuro migliore. Affettività, partecipazione e compassione sono i punti fermi dai quali ripartire per sconfiggere l’individualismo e il narcisismo crescente della modernità liquida.
Lo sguardo consapevole verso gli altri è il messaggio di solidarietà che può avvicinare gli uni agli altri, quelle particelle viventi che riflettono le ansie e le insicurezze della società liquida in continuo divenire. La diversità è una ricchezza ma ha bisogno di essere considerata come valore e risorsa collettiva. «Amare il prossimo come se stessi significherebbe rispettare l’umanità dell’altro, apprezzare le sue differenze e pensare che le differenze rendono il mondo più ricco e affascinante».
L’impegno a “coagulare” risorse e prospettive per il futuro dell’umanità si evidenzia in queste parole di Bauman: «Tutti noi che viviamo su questo pianeta dipendiamo gli uni dagli altri per il nostro presente e il nostro futuro, nulla di tutto ciò che facciamo, o omettiamo di fare, può essere indifferente per il destino di chiunque altro; nessuno di noi può più cercare e trovare un riparo privato dalle tempeste che possono nascere in qualsiasi parte del globo». In questo contesto la politica del sociale si configura come uno strumento di interpretazione e comprensione delle dinamiche evolutive del nostro tempo.
Ognuno di noi deve porsi degli obiettivi e delle sfide e immaginare la vita come un’opera d’arte in cui la creatività rappresenta una risorsa necessaria, un serbatoio di ricchezza al quale attingere gli strumenti per il cambiamento e l’innovazione.
Riferimenti bibliografici:
- Modernità liquida, Laterza, Bari 2003
- Amore liquido, Laterza, Bari 2006
- Paura liquida, Laterza, Bari, 2008
- Vita liquida, Laterza, Bari, 2008
- L’arte della vita, Laterza, Bari, 2009
- Le sfide dell’etica, Feltrinelli, Milano, 2010
- Conversazioni sull’educazione, Erickson, Trento, 2011
copyright © Educare.it - Anno XV, N. 11, Novembre 2015

