- Categoria: La Bacheca dei Lettori
- Scritto da Laura Alberico
La valenza educativa del gioco
In una società come la nostra attenta e orientata verso la prestazione i genitori dedicano poco tempo a giocare con i loro figli. E' quanto emerge dall'analisi della terapeuta Anna Di Quirico che sottolinea come questo aspetto sia un problema culturale del nostro tempo.
«I genitori non sanno piu' giocare con i loro bambini, giocano di piu' con il computer o la palestra. Essi si attivano soprattutto da un punto di vista prestazionale per spronare i figli a dare risposte sempre piu' adeguate. E' necessario mettere genitori e bambini in una situazione naturale che crei un sentimento di fiducia e ristabilisca quella giocosità che apre i canali sociali, affettivi e cognitivi. Il gioco incanala l'energia nell'immaginazione di miti, personaggi fantastici che non devono essere quelli del Nintendo o della Playstation».
Mediante laboratori organizzati è possibile creare dei passaggi tra l'azione, la riflessione e la narrazione che hanno come obiettivo il miglioramento delle risorse affettive comuni. I bambini hanno bisogno di sperimentare attraverso processi simbolici l'energia delle emozioni, la condivisione di momenti liberi da ansia di prestazione e da performances che spesso possono provocare frustrazioni e senso di inadeguatezza.

