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L'indignazione dei giovani si estende agli USA
Se in Europa i giovani spagnoli hanno aperto la strada ad una mobilitazione continuativa di massa che, dopo il '68, non aveva avuto eguali, d'oltre oceano hanno fatto eco prima gli studenti cileni ed ora i giovani americani.
Oltre a New York, manifestazioni si sono tenute durante il fine settimana nelle principali città americane mentre diverse altre sono in programma nei prossimi giorni. Da Boston a Los Angeles, da Chicago a San Francisco, è tutto un fiorire di attività mentre si rincorrono su internet decine di appelli a scendere in piazza.
Nato il 17 settembre dall'iniziativa di un manipolo di studenti accampati nel Zuccotti Park, vicino al centro finanziario della Grande Mela, il movimento "Occupy Wall Street" è cresciuto di giorno in giorno fino a raggiungere centinaia di adesioni. L'arresto di 700 dimostranti sabato scorso, mentre protestavano sul ponte di Brooklyn, ha catalizzato l'attenzione dei media, ispirando manifestazioni analoghe in tutto il Paese, con picchetti davanti alle sedi della Federal Reserve nelle principali città Usa. Iniziative - si legge sul sito occupywallst.org, prontamente messo in piedi dagli attivisti - sono previste anche in Australia, Canada e Messico.
Autodefinitosi come un movimento apartitico e senza leadership che si ispira ai moti della primavera araba per ottenere un cambiamento non-violento, racchiude diverse anime e pretende riforme profonde nel campo della politica e dell'economia. "Siamo il 99% che non vuole più tollerare l'avidità e la corruzione di quell'1%" sottolineano i dimostranti. Nel loro "cahiers de doleances" c'è posto per tutti, dai manager dei grandi gruppi bancari che percepiscono bonus esorbitanti nonostante la crisi, alle multinazionali che avvelenano la catena distributiva alimentare a causa della loro negligenza fino alle aziende che quotidianamente fanno pressioni, riducendo sempre piu' lo spazio di contrattazione in materia di salari e condizioni di lavoro.
Il bersaglio è Wall Street, il cuore finanziario del Paese, simbolo di quell'ingordigia individuata come la causa della crisi che attanaglia l'America. Ma "non siamo qui per tirarla giù, non è poveri contro ricchi", ci tengono a sottolineare gli attivisti del movimento. Al loro fianco è sceso in campo anche il sindacato dei Trasporti di New York, che la scorsa settimana ha ufficialmente dato il suo sostegno, mentre la lista delle adesioni si allunga di giorno in giorno e anche le celebrità prendono posizione. L'ultimo è stato l'attore Alec Baldwin che sulla sua pagina Twitter ha postato un video della protesta di sabato scorso sul ponte di Brooklyn, mostrando poliziotti che utilizzano spray urticanti contro i manifestanti. Dei 700 arrestati, quasi tutti sono stati rinviati a giudizio per violazione dell'ordine pubblico e rilasciati, ma il braccio di ferro continua, con il sindaco Michael Bloomberg che minaccia nuove denunce e i dimostranti che promettono di non fermarsi.
Fonte: TG.Com, 03/10/2011

