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Sempre più disabili francesi espatriano in Belgio

imgNascono in Francia, ma sono costretti ad abbandonare il paese in tenera età. Una scelta obbligata per migliaia di bimbi disabili ai quali l’Hexagone non è in grado di garantire i servizi sanitari e scolastici su misura di cui hanno bisogno. Uno status di cittadini di serie B che riguarda circa 20 mila minori. Tra questi, mentre i più sfortunati invecchiano reclusi in casa, gli altri, grazie a famiglie più agiate, optano per quello che è un esilio istituzionalizzato. Tra le mete preferite il Belgio, dove si contanto più di 6.500 tra bambini ed adulti francesi. La scelta del Belgio si deve ad almeno tre ragioni.

La prima è di natura geografica, visto che i due paesi francofoni sono confinanti. La seconda è economica, le strutture belghe specializzate per la formazione e la cura dei bimbi con handicap garantiscono in media rette mensili pari alla metà di quelle richieste in Francia. Last but not least, la qualità dei servizi offerti da Bruxelles.

Un flusso migratorio che non nasce oggi, ma poco conosciuto, che negli ultimi anni ha registrato un incremento senza precedenti. È sufficiente segnalare ad esempio che lungo il confine franco-belga il numero dei centri dedicati a ragazzini disabili transalpini è schizzato dai 98 del 2011 ai 154 del 2013. Un boom che però ha attirato gli interessi di imprenditori senza scrupoli, facendo scoppiare quello che è stato definito uno “scandalo nello scandalo”.

Pare infatti che, almeno per una parte dei piccoli disabili francesi, al danno dell’emigrazione forzata si aggiunga la beffa di essere maltrattati nel paese ospitante, dove spietati faccendieri hanno fatto dell’handicap un vero e proprio business proponendo prezzi stracciati in cambio di mense e infrastrutture a dir poco fatiscenti. Una verità che, se confermata, è tanto più grave se si considera che i due Paesi nel dicembre del 2011 avevamo siglato una convenzione che prevedeva controlli congiunti sulle strutture transfrontaliere.

Fonte: West.eu

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