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In ospedale ci sono 740 insegnanti per i piccoli ricoverati

imgSono stati 69.290 bambini della scuola dell’infanzia e primaria e 6000 della secondaria di secondo grado ad usufruire nell'anno scolastico 2017/18 dell'istruzione in ospedale, mentre l’istruzione domiciliare è stata erogata per di 64.715 ore distribuite in 1.310 progetti. Questa forma di continuità del percorso di istruzione quando compare un problema di salute è possibile grazie ad un finanziamento ad hoc previsto dal Decreto ministeriale n. 851/17 che ha messo a disposizione un milione di euro. Sono 200 le sezioni, 18 scuole polo.

 Se dal punto di vista normativo delle procedure è identica sia in termini di durata che di valutazione, gli orari scolastici non sono gli stessi perché tutto dipende dalle condizioni di salute dei ragazzi. In media si riescono a fare quattro ore di lavoro al giorno. Diversa anche la valutazione: si fa lezione e si assegna subito il voto ad ogni modulo perché il giorno successivo non si è certi della presenza dell’alunno

L'insegnante ospedaliero, che fa parte dell’équipe ospedaliera, lavora in collegamento con i docenti di classe in modo che la didattica possa andare di pari passo con quanto si fa a scuola. La presa in carico parte di norma dopo 30 giorni. Diversa la situazione per l’istruzione domiciliare: in questo caso si attivano i docenti di classe che fanno un progetto ad hoc per il ragazzo che si trova a casa ammalato. In genere si va dalle 4 -5 ore alle dieci alla settimana, con un percorso funzionale al rientro in classe. In questi modi il rischio di un abbandono scolastico è spesso scongiurato.

La scuola in ospedale e quella a domicilio che resta nascosta agli occhi dei più e che spesso non si conosce. Non a caso da gennaio partirà un portale nazionale messo a disposizione dei docenti e dei genitori che si ritrovano ad avere a che fare con questa esperienza. Inoltre il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha deciso di rivedere le linee guida introducendo il servizio anche per alcune patologie come i disturbi alimentari e le fobie.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 26/12/2018