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Università di Trento: il bene e il male distinti già nella prima infanzia

bene e maleA due anni è già possibile distinguere il bene dal male, l'autorità positiva da quella negativa? Si può già coltivare dentro di sé il concetto di giustizia? Il ricercatore Francesco Margoni del dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive all'Università di Trento risponde affermativamente. Gli studi in quest'ambito ricostruiscono situazioni molto semplici da sottoporre alla visione dei bambini nella prima infanzia. L'obiettivo è "dimostrare che i più piccoli , in misura maggiore rispetto a ciò che si pensava 50 anni fa, hanno concezioni complesse, alla base di quelle dell'adulto, del mondo fisico e sociale che li circonda".

Parte da qui Margoni, intervistato dall'agenzia Dire, su alcune delle ricerche che hanno portato alla recente pubblicazione dell'opera collettiva Il bambino di Platone (ed. Le Due Torri), volume che pone a confronto la psicologia e la filosofia sull'origine e lo sviluppo della cognizione morale. " I bambini interpretano le azioni che gli adulti connotano moralmente- continua Margoni- noi abbiamo voluto comprendere in che modo lo fanno". La mente del bambino "compie una serie di ipotesi e predizioni spontanee su come funziona il mondo e quando queste non coincidono con la realtà, il piccolo tende a sorprendersi".

E' proprio la violazione dell'aspettativa, dunque, la tecnica utilizzata negli studi di Margoni e Luca Surian. Il bene e il male: sono tre i soggetti raffigurati sulla scena: il protagonista tenta di scalare  una montagna, uno degli altri soggetti tenta di impedirglielo e il terzo personaggio invece lo aiuta. Quando nella seconda scena il protagonista si dirige verso il personaggio "cattivo" e non verso il "buono i bambini tendono a sorprendersi, quello è per loro un avvenimento fuori dalle aspettative. A detta dello psicologo questo esempio di studio porta alla luce la "misura della preferenza". Se richiesto i bambini stessi preferiranno raggiungere il soggetto "buono" e non quello "cattivo". L'autorità: i bambini nei primi due anni di vita riescono già a comprendere alcune complesse sfaccettature del concetto di autorità e "delle dinamiche di scontro". La scena è quella di un personaggio grande che si scontra con quello più piccolo. I bambini tenderanno a sorprendersi  quando il personaggio grande lascerà passare quello più piccolo.

Un altro esperimento continua questo tipo di ricerca differenziando due tipi di "autorità" o "dominanza", che lo psicologo definisce come "quella relativa alla forza fisica e alla costrizione e quella più democratica  dove i subordinati accettano volutamente l'autorità del soggetto dominante. Per semplificare lo psicologo pensa a un bullo o a un leader e a un pubblico di tre sottoposti. Nelle scene proposte ai bambini, questi ordinano ai subordinati di andare a dormire e loro possono decidere se obbedire o meno. I risultati indicano che i bambini risultano più sorpresi dalla disobbedienza nei confronti del leader che da quella verso il bullo. Questo perchè sono in grado di comprendere in maniera intuitiva la diversità delle due forme di autorità. Commentando la rilevanza di questi studi il ricercatore aggiunge: "Riusciamo a riscontrare capacità sorprendenti in bambini che hanno avuto un'esposizione sociale minima". Si suppone dunque che "noi tutti siamo dotati di meccanismi di apprendimento specifici per l'ambito delle relazioni sociali e morali, che ci permettono di intuire queste dinamiche complesse a partire da una stimolazione ambientale ridotta. Il ruolo dell'educazione rimane comunque necessario al fine di insegnare al bambino e poi al ragazzo a guidare il comportamento secondo ragione".

Fonte: DIRE-newsletter psicologia 7/5/2019

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