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Lo sviluppo dei concetti temporali nei bambini

concetto di tempoI costrutti cognitivi di presente, passato e futuro sono importanti per la contestualizzazione temporale delle esperienze. Per i bambini apprendere tali concetti astratti non è affatto semplice: per imparare la suddivisione del tempo nelle tre dimensioni, è fondamentale che si padroneggi prioritariamente il concetto di tempo, inteso come una variabile che connota le esperienze. Le ricerche relative all’acquisizione della dimensione temporale, in psicologia infantile, sono correlate agli studi fatti nell’ambito dello sviluppo linguistico e cognitivo.

Per spiegare al bambino i costrutti temporali, è necessario che egli sappia parlare e, soprattutto, sia capace di intendere quello che viene detto dagli adulti. In pratica, deve possedere la competenza linguistica sia espressiva che ricettiva per capire a fondo la temporalità.

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Relativamente all’acquisizione linguistica della suddivisione del tempo si può ipotizzare una scansione progressiva stadiale. Inizialmente il bambino, fra i 12 e i 18 mesi, apprende il concetto del tempo parlato. In pratica, non ha la cognizione del tempo come insieme di passato, presente e futuro e per questo il suo parlare si situa nel qui ed ora. In ragione di ciò, il piccolo utilizza i verbi al presente.

Fra i 18 e i 24 mesi i bambini cominciano ad usare il tempo passato per indicare delle esperienze che sono avvenute prima del tempo parlato e il tempo futuro per indicare delle attività che saranno fatte successivamente. In questa fase, il piccolo non è in grado di fare una distinzione nell’ambito del passato e del futuro. In altri termini, un’esperienza vissuta qualche istante prima o settimane prima viene connotata temporalmente alla stessa maniera e lo stesso dicasi per il futuro.

Fra i 30 e i 36 mesi i bambini iniziano ad adoperare gli avverbi temporali per caratterizzare le diverse esperienze del passato e del futuro. In questo stadio, comprendono, a livello linguistico, che un’esperienza accaduta l’anno precedente è differente da qualcosa che è successa solo ieri. Gli avverbi impiegati servono ad indicare questa distanza nel tempo.

Fra i 36 e i 52 mesi si struttura pienamente la padronanza linguistica del concetto di tempo, che si palesa con l’utilizzo del verbo al tempo adeguato. In sostanza, per indicare eventi avvenuti in un tempo passato lontano il bambino utilizza il passato remoto, mentre si serve del passato prossimo per connotare le azioni fatte il giorno precedente.

Dal punto di vista cognitivo, la padronanza concettuale completa del costrutto di tempo si realizza grazie al possesso di alcune abilità, quali la capacità di rappresentare mentalmente delle azioni, l’utilizzo appropriato dei magazzini di memoria e la competenza nel compiere dei ragionamenti. Queste abilità per essere raggiunte pienamente e divenire, quindi, patrimonio della cognitività del bambino hanno bisogno di un periodo di tempo lungo, per cui, da questo punto di vista, il tempo, inteso come operazione mentale, viene acquisito pienamente nel corso del periodo che Piaget definisce delle operazioni concrete, che va dai 7 - 8 anni agli 11 - 12 anni. In questo stadio, i bambini apprendono pienamente la cognizione del tempo e sono in grado di concettualizzare, mediante operazioni mentali, le peculiarità del passato, presente e futuro.

In conclusione, l’acquisizione del concetto di tempo è particolarmente difficile per il bambino. Egli consegue la corretta temporalità, a livello linguistico, nel periodo che va dai quattro ai cinque anni e, a livello cognitivo, nello stadio piagetiano delle operazioni concrete.


Fonte: Zhang, M., Hudson, J., A. (2018). The Development of Temporal Concepts: Linguistic Factors and Cognitive Processes. Front. Psychol., 9: 2451. DOI: 10.3389/fpsyg.2018.02451


copyright © Educare.it - Anno XIX, N. 7, Luglio 2019
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