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L'autocontrollo emotivo del bambino come predittore di benessere nell'adultità

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emozioniPossiamo definire l’emozione come uno stato mentale che viene elicitato da un input che può essere interiore o ambientale e che ha i suoi riverberi sulla psicofisiologia corporea, modificandone il funzionamento. L’emozione è un costrutto multidimensionale: infatti, nell’emozione possiamo riconoscere una dimensione psicofisiologica, una cognitiva, una motivazionale, una espressivo - comunicativa e una sociale. A livello fisiologico, l’emozione, come detto, dà origine a delle variazioni corporee, che sono la conseguenza dell’attivazione del sistema nervoso centrale e periferico. Dal punto di vista cognitivo, l’emozione elicita la nascita di pensieri che sono sintonici con l’emozione provata. L’emozione, inoltre, ha un polo motivazionale, che è legato alle cognizioni prodotte. In pratica, allorquando l’emozione provata fa nascere una serie di pensieri che inducono uno stato di benessere, l’individuo è motivato a farla persistere. L’emozione ha una componente espressivo - comunicativa, che solitamente viene espressa con il linguaggio del corpo: difatti, le nostre espressioni facciali e la gestualità corporea assumono, a esempio, modalità differenti a seconda di quale emozione proviamo (gioia, tristezza ecc.). L’emozione ha una dimensione sociale, in quanto sovente l’input ambientale che l’ha determinata risiede proprio nelle interazioni sociali e al contempo l’emozione provata si riflette sulla relazionalità sociale.

Le origini e lo sviluppo dell’emozioni

Relativamente all’origine e allo sviluppo delle emozioni non esiste accordo unanime fra gli studiosi: infatti, a questo riguardo sono state proposte più ipotesi. Secondo la teoria della differenziazione emotiva, lo sviluppo emotivo dell’infante è determinato dallo sviluppo cognitivo e sociale. La teoria differenziale riconosce due tipi di emozioni, ovvero quelle primarie e quelle secondarie: le primarie sono innate e le secondarie si acquisiscono nel corso dello sviluppo. Le emozioni primarie sono rappresentate dalla gioia, dalla paura, dalla rabbia, dalla tristezza, dal disgusto e dalla sorpresa. Le emozioni secondarie sono l’imbarazzo, l’empatia, l’invidia, l’orgoglio, la vergogna e il senso di colpa, ossia quelle che comunemente sono chiamate emozioni sociali. Un’ultima ipotesi è rappresentata dalla teoria organizzazionale, ovvero alla nascita il bambino possiede un nucleo innato di tutte le emozioni che si organizzano sempre meglio nel corso dello sviluppo.

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I meccanismi di controllo delle emozioni nei bambini

I meccanismi di controllo delle emozioni che i bambini utilizzano sono diversificati a seconda dell’età. Nelle fasi precoci dello sviluppo è molto importante la presenza dell’adulto. che ha la funzione di decodificare le emozioni del bambino, cercando di far persistere quelle positive e di attenuare quelle negative. Il piccolo, da parte sua, ha delle strategie di controllo emotivo, che sono rappresentate dalla suzione non nutritiva, che ha il potere di calmarlo, il distogliere l’attenzione da uno stimolo che suscita emozioni negative e stringere a sé un oggetto che dà sicurezza (un pupazzo o un pezzo di stoffa, come, a esempio, il lenzuolino). Nel momento in cui il bambino consegue l’autonomia motoria, egli regola le sue emozioni allontanandosi fisicamente dagli input che gli provocano emozioni negative. Successivamente, il minore utilizza il gioco simbolico, che gli consente attraverso la compensazione, liquidazione e anticipazione di governare le sue emozioni.  

L’autocontrollo emotivo del bambino come predittore di futuro benessere

La capacità di controllare le proprie emozioni nell’infanzia è predittivo di una serie di positività che si riscontrano nell’età adulta, incluso un incremento della longevità. Nello specifico, nei bambini che manifestano un’elevata capacità di controllo emotivo si palesa negli anni successivi un positivo impegno negli studi, il successo nella carriera professionale e uno stile di vita salutare. Relativamente all’autocontrollo emotivo, esso può essere definito, in base ai fattori di personalità individuati dalla teoria del Big Five, come una condizione in cui è presente un’elevata coscienziosità e una bassa impulsività. A questo tipo di conclusione è giunto un recente studio transnazionale che ha seguito un gruppo di individui dalla nascita fino all’età di 45 anni. I bambini che hanno dimostrato nella loro crescita una maggiore capacità di autocontrollo, da adulti hanno evidenziato, attraverso delle tecniche di neuroimaging, in maniera meno marcata i segni dell’invecchiamento cerebrale. Inoltre, i bambini che durante l’infanzia hanno rivelato un maggiore autocontrollo emotivo, da adulti hanno usufruito di maggiori opportunità in campo sociale ed economico. Il possesso della capacità di autocontrollo emotivo nei bambini, secondo la ricerca, non è legato al provenire da una classe sociale specifica ed è indipendente dal quoziente intellettivo posseduto.

In conclusione, le emozioni sono degli stati mentali che hanno notevoli riverberi sulla psicologia individuale. L’emozione può essere definita un costrutto multidimensionale: infatti, è costituita da un polo psicofisiologico, cognitivo, motivazionale, espressivo - comunicativo e sociale. Relativamente all’origine e allo sviluppo delle emozioni, non c’è accordo unanime fra gli studiosi. Sono state proposte più teorie per spiegare la loro nascita ed evoluzione nel corso del tempo. Il bambino abbastanza precocemente utilizza dei meccanismi per controllare le sue emozioni ed in questo è coadiuvato dagli adulti che si occupano di lui. Una recente ricerca ha messo in evidenza che i bambini che posseggono un buon autocontrollo emotivo vivono più a lungo e hanno maggiori opportunità economiche e sociali nell’adultità.


Riferimenti bibliografici

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  • Sroufe, L., A. (1995). Lo sviluppo delle emozioni nei primi anni di vita (trad. it). Milano: Cortina.

 copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 5, Maggio 2021
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