Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

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Gli studenti fragili secondo l'INVALSI

alunni fragiliEra sul finire del 2022 quanto l’INVALSI introdusse i nuovi indicatori di fragilità, avviando una profilazione di massa per “individuare precocemente gli studenti che maggiormente sono esposti ai rischi connessi all’insuccesso scolastico”. In seguito, dopo l’accertamento della preparazione in italiano, matematica e, per alcune classi, inglese attraverso le note prove standardizzate, l’INVALSI ha inviato a tutti gli Istituti i dati sulla fragilità/disagio (classificati con livello 1 o 2 o disagio potenziale) di ogni studente che abbia fallito i test. Il “bollino” si guadagna se si ricade nella coda dei peggiori nello svolgimento delle prove, il cui contenuto non è noto a nessuno, se non a colui che ha svolto il test e a coloro (chi sono?) che lo hanno corretto (semiautomaticamente). Se l’intento è dichiaratamente “preventivo”, vi sono alcune questioni rimaste a lungo aperte: il bollino di fragilità resterà nel curriculum scolastico, visto che è associato al codice SIDI? Influenzerà l’accesso all’Università? Cosa accadrebbe se i dati personali della supposta fragilità di apprendimento venissero utilizzati all’esterno delle scuole? Le famiglie i cui figli risulteranno schedati dall’INVALSI come potranno esercitare un controllo su questa sorta di “certificazione di disagio”? Inoltre, è stato osservato che gli studenti che ricevono la patente di disagio e fragilità di Stato sono in larga percentuale appartenenti a precise categorie sociali, aggravando la legittimità dell’operazione.

Di fronte ad un generale disinteresse degli stakeholders (associazioni di genitori, sindacati, pedagogisti, politici), alcune scuole hanno avviato quanto richiesto dal PNRR dei fondi destinati alla prevenzione, cioè la predisposizione di percorsi finalizzati a colmare le lacune, anche con l’utilizzo di un mercato digital-didattico di supporto. Poiché la verifica dell’efficacia degli interventi sarà effettuata con la rivalutazione INVALSI, c’è il rischio che tutto si risolva nell’addestramento a fare meglio i test.

Come avvengono le prove INVALSI

  • La schedatura di tutti gli studenti italiani da parte dell’INVALSI, esclusi (per adesso) i bambini di 7 e 10 anni, avviene in maniera algoritmica, tramite batterie di test computerizzati.
  • La correzione delle domande è gestita in maniera centralizzata, e l’emissione dei “voti” INVALSI, che in alcuni casi si concretizzano nel bollino di fragilità individuale, non è verificabile direttamente dallo studente che li acquisisce.
  • La banca dei quesiti INVALSI non è pubblica e la compilazione dei test non è verificabile ex post da parte dello studente o del genitore interessato.
  • Le soglie con cui INVALSI definisce la distinzione algoritmica tra sommersi e salvati, ovvero fragili e non fragili, non sono note, né ricavabili dalla documentazione istituzionale. Il margine di errore non è noto né discutibile.

Infine, non esistono standard di competenze fissati normativamente nel nostro ordinamento, fatta eccezione per i quadri di certificazione linguistica, importati da quelli internazionali. Sebbene INVALSI continui a ripetere di poter misurare le competenze minime richieste, non esiste alcuna definizione né regolamentazione di quali siano questi minimi. Inoltre, è bene ricordare che gli elenchi di traguardi di competenze (1) sono fissati normativamente solo per il primo ciclo, mentre per il secondo ciclo sono frutto di una selezione operata da un non noto “gruppo di lavoro INVALSI” in maniera del tutto autoreferenziale.

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