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Be for Education Foundation è una fondazione specializzata in education che dal 2020 opera a favore della scuola e del mondo dell’educazione, nella convinzione che l’istruzione sia l’investimento più importante su cui puntare per il futuro. Un impegno nei confronti dell’education, che per secoli è stata la forza trainante per la costituzione delle nazioni e della loro identità, che ha rappresentato il motore del progresso sociale, culturale, economico e tecnologico del nostro mondo e che oggi, riprendendo le parole di un recente documento delle Nazioni Unite , appare colpita da una doppia crisi di equità e di rilevanza e che non sembra più in grado di affrontare efficacemente questo compito.
Era sul finire del 2022 quanto l’INVALSI introdusse i nuovi indicatori di fragilità, avviando una profilazione di massa per “individuare precocemente gli studenti che maggiormente sono esposti ai rischi connessi all’insuccesso scolastico”. In seguito, dopo l’accertamento della preparazione in italiano, matematica e, per alcune classi, inglese attraverso le note prove standardizzate, l’INVALSI ha inviato a tutti gli Istituti i dati sulla fragilità/disagio (classificati con livello 1 o 2 o disagio potenziale) di ogni studente che abbia fallito i test. Il “bollino” si guadagna se si ricade nella coda dei peggiori nello svolgimento delle prove, il cui contenuto non è noto a nessuno, se non a colui che ha svolto il test e a coloro (chi sono?) che lo hanno corretto (semiautomaticamente). Se l’intento è dichiaratamente “preventivo”, vi sono alcune questioni rimaste a lungo aperte: il bollino di fragilità resterà nel curriculum scolastico, visto che è associato al codice SIDI? Influenzerà l’accesso all’Università? Cosa accadrebbe se i dati personali della supposta fragilità di apprendimento venissero utilizzati all’esterno delle scuole? Le famiglie i cui figli risulteranno schedati dall’INVALSI come potranno esercitare un controllo su questa sorta di “certificazione di disagio”? Inoltre, è stato osservato che gli studenti che ricevono la patente di disagio e fragilità di Stato sono in larga percentuale appartenenti a precise categorie sociali, aggravando la legittimità dell’operazione.
L'articolo focalizza il ruolo dell'educatore all'interno della cornice istituzionale dei Servizi Sociali, partendo dall'esperienza maturata nel territorio di Napoli. Il dialogo educativo promosso con le famiglie segnate da un forte disagio economico vorrebbe far affiorare quelle capacità di riflessione e problematizzazione necessarie a un ripensamento generativo del proprio stile di vita. Infatti, se la povertà e i contesti sociali depauperati culturalmente ostacolano una visione prospettica e di profondità, gli operatori sociali alimentano, soprattutto negli utenti più giovani, quel pensiero progettuale e fiducioso delle proprie capacità e talenti che è condizione della frequenza scolastica.
Gli effetti della dispersione scolastica incidono sia nella sfera privata dei singoli soggetti, esponendoli a un maggior rischio di emarginazione sociale (dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti, disoccupazione, coinvolgimento in attività criminali) con un conseguente aumento dei costi sanitari e sociali, sia sull’economia del Paese in quanto vengono immesse nel mercato del lavoro delle professionalità poco adeguate, a fronte di una richiesta di specializzazione sempre più elevata. Cercare di contrastare il fallimento formativo non può e non deve essere solo un impegno del sistema di istruzione e formazione, ma è necessario il coinvolgimento di altri soggetti (famiglie, Enti Locali, Istituzioni, Enti del Terzo Settore) che devono, insieme alle istituzioni scolastiche, costituire una rete educativa e collaborativa proprio perché questo fenomeno ha delle ripercussioni sull’intera società. In questo articolo verrà analizzato il ruolo dell’istituzione scolastica all’interno del più ampio processo di contrasto alla dispersione scolastica.
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