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L'educatore professionale nei Servizi Sociali. La sfida di Napoli alla dispersione scolastica

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dispersione scolasticaL'articolo focalizza il ruolo dell'educatore all'interno della cornice istituzionale dei Servizi Sociali, partendo dall'esperienza maturata nel territorio di Napoli. Il dialogo educativo promosso con le famiglie segnate da un forte disagio economico vorrebbe far affiorare quelle capacità di riflessione e problematizzazione necessarie a un ripensamento generativo del proprio stile di vita. Infatti, se la povertà e i contesti sociali depauperati culturalmente ostacolano una visione prospettica e di profondità, gli operatori sociali alimentano, soprattutto negli utenti più giovani, quel pensiero progettuale e fiducioso delle proprie capacità e talenti che è condizione della frequenza scolastica.

 

Introduzione

Queste note hanno lo scopo di chiarire il ruolo dell’educatore professionale nei Centri Territoriali dei Servizi Sociali ed esporre sinteticamente l’esperienza specifica della II Municipalità del Comune di Napoli nella sfida alla dispersione scolastica. Preliminarmente, preme riassumere gli eventi che hanno portato alla costituzione di una équipe multidisciplinare, composta da diversi professionisti tra cui educatori, psicologi e assistenti sociali, all’interno dei centri di Servizio Sociale in vari comuni italiani, formati per intraprendere questo nuovo ruolo all’interno delle professioni d’aiuto (cfr. Milano P. et al., 2019).

Dal maggio 2016 sono stati previsti dal governo una serie di benefici economici a sostegno dei nuclei familiari maggiormente svantaggiati. Le varie misure di contrasto alla povertà – da quella iniziale denominata SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) del 2016, al ReI (Reddito di Inclusione) del 2017 fino al RdC (Reddito di Cittadinanza) del 2018 – hanno via via allargato la platea dei beneficiari e aumentato la quantità del contributo erogato alle famiglie, al fine di eliminare quegli ostacoli di natura economica che causano una profonda disuguaglianza sostanziale e un impedimento alla partecipazione attiva alla comunità. Obiettivi che, come è noto, sono richiamati già dall’articolo tre della Costituzione italiana e che sono il cuore pulsante della nostra democrazia.

Per coloro che ricevono tale contributo è obbligatorio sottoscrivere un patto di lavoro con il Centro per l’impiego e un progetto di inclusione sociale con il comune di residenza, presso gli uffici del Servizio Sociale. In tale incontro vengono coinvolti tutti i componenti del nucleo, nella convinzione che la povertà non sia altro che un segnale facilmente percepibile di un insieme di problemi meno visibili, ma che incidono fortemente sul funzionamento delle famiglie. È in questo contesto, con l’obiettivo di far emergere un malessere sommerso e spesso nemmeno riconosciuto, che viene formata all’interno di diversi comuni italiani un’équipe di professionisti che prende in carico, in modo multidimensionale, famiglie con particolari storie, limiti e potenzialità, la cui caratteristica comune è il disagio economico. L’educatore che prende parte a questo gruppo di lavoro deve aver presente principalmente due elementi, declinati sia nella funzione di strumenti concettuali sia come linee operative: la povertà con i suoi effetti e le dinamiche familiari. È seguendo le linee tracciate da questi due temi chiave che è possibile comprendere il fenomeno della dispersione scolastica.

La scarsità e le modalità di pensiero

Per ciò che concerne la povertà o la scarsità, lemma che le scienze umane attingono dal gergo dell’economia politica in cui rappresenta l’insufficienza di un bene rispetto a un fabbisogno, bisognerebbe studiarne gli effetti nelle fasi di sviluppo e nel consolidamento delle strutture delle famiglie. Tema, probabilmente, ancora poco indagato dalla letteratura scientifica.

Cosa comporta la povertà? Lo spiegano bene Sendhil Mullainathan e Eldar Shafir nel volume Scarcity. Perché avere poco significa tanto (2013). I due studiosi descrivono l’assenza di strumenti economici minimi come una trappola mentale, una sorta di tunnel che direziona l’attenzione esclusivamente verso le preoccupazioni immediate, perlopiù emergenze derivate dallo stato di insolvenza o dalla frenesia di contrarre debiti per soddisfare dei bisogni, generando una vera e propria incapacità di pensare al futuro. Scrivono, «la scarsità che ci cattura è quella presente, comporta la tassa del tunnel e ci rende miopi» (Mullainathan-Shafir, 2014, p. 128): è proprio la miopia, cioè una distorsione del modo comune di vedere e quindi di conoscere la realtà circostante, che spesso conduce queste famiglie a compiere scelte che risultano poco adattive o che appaiono totalmente irrazionali.

Gli educatori che lavorano nei centri di Servizio Sociale entrano in case di genitori e figli minori, quasi inagibili, piccolissime, spesso formate da un'unica stanza in cui si svolge l’intera vita domestica e in cui, a volte, non si è titolari nemmeno di un proprio spazio per dormire, dovendo condividere il letto con un fratello o una sorella.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati. 


Autrice: Serena Billitteri, PhD in Pedagogia generale presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Educatrice professionale presso il Centro di Servizi Sociali Avvocata-Montecalvario del Comune di Napoli.


 copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 1, Gennaio 2021

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