Anche nella scuola, così come in molti altri ambiti della società contemporanea, nulla sembra più prezioso del tempo. Nei documenti alla base del progetto educativo e del piano dell’offerta formativa elaborati dalle istituzioni scolastiche si trovano frequenti riferimenti al “tempo dell’educazione”, inteso come tempo fecondo attraverso il quale valorizzare e far fiorire le età dell’infanzia, della fanciullezza e dell’adolescenza. Appare però sempre più evidente che il tempo, risorsa preziosa e indiscutibile per la scuola, rappresenti anche un problema: se ne avverte costantemente la mancanza o, quantomeno, l’insufficienza. Il personale scolastico sperimenta spesso l’ansia del “non avere tempo” e del “non fare in tempo”; l’agire entro scadenze prestabilite e, di conseguenza, l’avere fretta sembrano ormai caratterizzare la vita ordinaria della scuola. Ciò è in linea con quanto Joan Domènech Francesch sostiene nel suo Elogio dell’educazione lenta, dove afferma che nella società, nella vita quotidiana e nella scuola vi sia un crescente bisogno di lentezza. L’articolo propone una riflessione sulle criticità legate ai fattori temporali della vita personale e scolastica, anche attraverso riferimenti al pensiero di filosofi, pedagogisti e studiosi, per sostenere la necessità di proposte formative sulla gestione del tempo, orientate alla promozione del benessere e alla piena riuscita del progetto educativo.