Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXV, n. 12 - Dicembre 2025

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  • Il dono della diversità nell'educazione inclusiva

    donoA partire da un’interpretazione antropologica del dono come base dei legami sociali, l’articolo affonda la riflessione nella relazione dell’agire educativo come riconoscimento reciproco e crescita dell’altro.Spontaneo e invisibile, sempre presente nell’incontro interpersonale, il dono offre una prospettiva particolare all’educazione che si propone di valorizzare la diversità umana in chiave inclusiva.


    Introduzione

    Da sempre il dono ha caratterizzato la socialità degli uomini, come incontro e riconoscimento della pluralità che abita lo stesso mondo. Quella pluralità che, secondo Hannah Arendt (1958), “è il presupposto dell’azione umana perché noi siamo tutti uguali, cioè umani, ma in modo tale che nessuno è mai identico ad alcun altro che visse, vive o vivrà” (p. 639).

    Per tentare una definizione esaustiva del dono e del suo valore si deve ricorrere ad una molteplicità di prospettive: antropologica, filosofica, sociologica, etica e, non ultima, quella pedagogica che in questo articolo ci preme, in particolar modo, evidenziare, in quanto penetra la sfera dell’essere umano nella sua interazione sociale più profonda e nella sua crescita complessivamente unitaria.

    Il “luogo” del dono è quella relazione di apertura che “riconosce l’altro nello stesso tempo come simile a sé e differente da sé: simile a sé per la sua umanità, differente da sé per la sua singolarità personale e/o culturale” (Morin, 2015, p. 50-51). Legati da un rapporto di somiglianza e di prossimità, partecipi di uno stesso destino umano: l’altro è il destino ultimo dell’io, il richiamo della sua massima responsabilità. Non è sufficiente riconoscere all’altro la sua identità in rapporto all’io o affermarne la comune origine o la sua correlatività. È necessario disporre sempre l’io e l’altro sullo stesso piano, come due realtà plurali che si richiamano a vicenda e costituiscono l’espressione privilegiata dell’umano nel mondo, dove il dono, diventa il terzo paradigma (Caillé, 1998) che legittima, in ogni azione, la connessione del tessuto sociale.

    Mauss, nel suo intramontabile Saggio sul dono, individua tre caratteristiche (dare, ricevere e ricambiare) che configurano quell’intreccio circolare di relazioni innescate dal donare. Non si tratta solamente dello scambio di qualcosa, neppure se arricchito dei suoi significati simbolici: nello scambio-incontro sono coinvolti anche lo spirito di colui che dona e di colui che riceve, secondo un intreccio che finisce per riflettersi sulle comunità di appartenenza (Santone, 2016).

    Caillé (1998) chiarisce che il dono, nella sua logica di interazione e di rete, costruisce e rinforza le relazioni sociali, rappresenta il legame fondamentale tra le persone, vincola gli individui in un processo di riconoscimento reciproco e di fiducia, che può essere allo stesso tempo obbligato e libero, interessato e disinteressato, che acquista valore per la coesione sociale e che ha valore indipendentemente da ogni discussione sugli aspetti utilitaristici e di realizzazione personale (Renna, 2016).

    Il dono della diversità nell’educazione

    Il riconoscimento della reciproca similarità e diversità, la responsabilità etica che ne scaturisce, invitano a guardare alla condizione umana come una dimensione plurale, da coltivare attraverso l’educazione. [... continua]

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    Autore: Giovanni Savia, laureato in Pedagogia e Scienze filosofiche, dottore di Ricerca in Educazione - Attenzione alla diversità e inclusione educativa – presso Università Complutense di Madrid. Docente a contratto e Tutor coordinatore nei corsi di specializzazione sul sostegno dell'Università di Catania, insegna nella scuola secondaria.


    copyright © Educare.it - Anno XIX, N. 12, dicembre 2019
  • Piccola antologia sul dono, codice naturale dell’infanzia

    bambino-donoL’articolo esplora il linguaggio del dono, codice naturale dell’età infantile ed elemento costitutivo delle relazioni adulte, attraverso l’analisi di albi illustrati, fiabe e classici della letteratura per bambini, in dialogo con pratiche pedagogiche e prospettive antropologiche di rilievo. L’analisi si sviluppa attorno a tre forme di dono – cerimoniale, solidale, gratuito – e mette in luce un ethos infantile autentico e libero, che vive il dono al di fuori dei confini familiari come un’esperienza gratuita, inattesa, non meritocratica, sovrabbondante, sovvertendo spesso le regole adulte che vorrebbero addomesticarne la forza generativa. La riflessione si chiude includendo il lato oscuro del dono che la letteratura per l’infanzia, nel condannarlo, non può fare a meno di narrare.

    The article explores the language of the gift - an innate code of childhood and a constitutive element of adult relationships - through the analysis of picture books, fairy tales, and classics of children’s literature, in dialogue with significant pedagogical practices and anthropological perspectives. The discussion revolves around three forms of gifting—ceremonial, solidaristic, and gratuitous—and highlights an authentic and free childlike ethos that experiences giving beyond the boundaries of family as a gratuitous, unexpected, non-meritocratic, and overflowing act, often subverting the adult rules that seek to domesticate its generative power. The reflection concludes by acknowledging the dark side of the gift, which children’s literature, even as it condemns it, cannot help but narrate.