Il contributo analizza la prospettiva pedagogica di Rubem Azevedo Alves (1933–2014), filosofo, teologo e scrittore brasiliano, tra i principali interpreti di un’educazione fondata sull’immaginazione e sulla libertà simbolica. Attraverso un approccio ermeneutico, l’articolo mette in luce come la metafora – elemento centrale della sua poetica – diventi un dispositivo formativo capace di generare conoscenza e trasformazione, oltre il linguaggio descrittivo e razionale dell’educazione tecnocratica. L’analisi dei testi letterari e pedagogici di Alves mostra un ricco “atlante immaginifico” popolato da figure vegetali, animali e oggettuali, che si configurano come strumenti di liberazione del desiderio, di riscoperta del sé e di costruzione di significato.
The paper examines the pedagogical perspective of Rubem Azevedo Alves (1933–2014), a Brazilian philosopher, theologian, and writer, among the leading interpreters of an education grounded in imagination and symbolic freedom. Through a hermeneutic approach, the article highlights how metaphor—a central element of his poetics—becomes a formative device capable of generating knowledge and transformation beyond the descriptive and rational language of technocratic education. The analysis of Alves’s literary and pedagogical works reveals a rich imaginal atlas populated by vegetal, animal, and material figures, which emerge as instruments of the liberation of desire, rediscovery of the self, and construction of meaning.