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La mamma è sempre la mamma

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bambina che piangeSono mamma di una bimba di 5 anni e di un maschietto di 2 e mezzo. Il mio problema ora è con la bimba di 5 anni. Premetto che in casa purtroppo lavoro solo io però lavoro solo al mattino quando lei è all’asilo quindi questo mi permette di avere comunque del tempo anche per i miei figli nonostante mille difficoltà economiche che comunque cerchiamo sempre di superare e anche se a fatica riusciamo. Penso che ai miei figli non manchi nulla… Ma ultimamente la bambina ha sempre il pianto pronto per ogni cosa.

Provo a dirvi brevemente un po' di storia della nostra famiglia. Quando è nata mia figlia non abitavo ancora insieme a mio marito ma per problemi di lavoro suoi io stavo con mia madre. Quindi mia figlia è stata comunque tirata su da mia mamma. Vedeva comunque suo padre tutti i week end. Poi ci siamo sposati e abbiamo continuato ancora per un annetto così finché non è nato il secondo figlio e lui si è trasferito da noi, a casa con mia madre. Poi abbiamo comprato casa e il nostro nucleo si è trasferito nella casa nuova.

La bambina all’arrivo del fratellino ha iniziato contemporaneamente l’asilo, Il primo anno abbiamo avuto un po' di difficoltà perché lei diceva che voleva stare a casa con noi. Poi il secondo anno di asilo è andato bene. Ha stretto amicizia con una bimba e si vedono anche fuori dalla scuola due volte alla settimana: o viene questa bimba da noi o la mia va volentierissimo a casa sua. Ogni tanto mi chiedono dei giochi, ogni tanto prendo qualcosa ad entrambi (parlo di stupidaggini, figurine o cose simili) e ogni tanto invece non compro nulla, anche a costo di andar via dal supermercato con i pianti. A volte spiego che non abbiamo i soldini, a volte dico di avere pazienza: se non è questa volta sarà la prossima.

I bambini sono purtroppo abituati ad andare a letto un po' troppo tardi, parlo delle 11.30 a volte anche mezzanotte, molto dipende dai cartoni animati o dai film che si guardano il dopo cena, sempre per bambini. Ultimamente anche se poi piange perché vuole ancora giocare o stare col vestitino che le piace etc…. cerco di metterla a letto prima. Per esempio ieri abbiamo cenato tutti insieme alle 19.30 e poi io e lei siamo andate nel lettone alle 21. Già, perché anche se la loro cameretta è a fianco alla nostra lei vuole mettersi nel lettone con me,  ci facciamo le coccole, le racconto una storia e ci addormentiamo. A volte prima io di lei. Poi il papà la prende e la mette nel suo letto. Ieri era anche tutta contenta perché all’ora di cena l’ho fatta apparecchiare, mi ha aiutato a buttare la pasta, l’ha condita e poi dopo averla portata a tavola da sola ha anche fatto i piatti. A volte mi stupisce… mi toglie la roba dalla lavatrice e mi dice che lo ha fatto per aiutarmi. Il mattino fino a poco tempo fa io andavo a lavoro lasciandoli tutti ancora a letto poi ci pensava il padre a svegliarla prepararla e portarla a scuola. Ora piange continuamente perché vuole che la porto io, ma con i tempi non riesco. Allora vuole che la sveglio e le preparo la colazione e comincio a prepararla, però poi con 10000 pianti cerca di trattenermi. Mi dice che ha mal di pancia… che mi vuole bene. Continua sempre a dirmi che mi vuole bene e spesso mentre me lo dice piange.

Io le ho già chiesto tante cose, ma proprio tante e ho parlatio anche con le maestre (lei frequenta un istituto paritario con le suore) le quali sono a disposizione per poter avere un colloquio con le famiglie e interagire al meglio per il bene della bambina. Lei ha un buon rendimento scolastico e anche loro non capiscono perché ora di tutte le cose faccia una tragedia: se perde una cosa che si è portata da casa piange disperata; se vede che gli altri bimbi vanno via prima (se io le ho promesso che vado a prenderla prima) piange. Insomma non si riesce proprio a capire. Ieri mi ha detto che lei piange quando mi guarda perché è contenta di vedermi e vuole stare con me. Cosa devo fare? Dove sto sbagliando? Ieri mi ha anche detto: mamma è vero che quando si diventa vecchi si va tutti in cielo e poi non c’è piu nessuno nel mondo? Noi proviamo a spiegarle un po' tutte le cose in generale sempre con tatto ma dicendo la verità, ma a prescindere da questo poi piange se il tempo passa e magari nel pomeriggio non è andata a fare una passeggiata o se non ha fatto quello che voleva fare. Ma poi, ripeto, mi trattiene tanto al mattino perché piange che mi vuole bene e mi vorrebbe con lei, addirittura a volte mi dice: mamma perché non fai la maestra? Cosa devo fare? Come faccio a farle superare questo momento? Mio marito dice che dovrei giocare di più e stare di più con lei che richiede le mie attenzioni. Mia madre pensa che magari ci vorrebbe un integratore per farla stare meglio…. Ah ah ah ah… io so solo che vorrei che lei fosse piu serena. Sarà mica una sorta di crisi prima di uno stacco di nuova crescita? Che devo fare? Aiutoooooo. A volte mi dispiace e mi si stringe il cuore. Grazie mille.

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Leggendo la vostra storia familiare e quella della bambina la prima cosa che mi viene in mente è di iniziare le mie riflessioni a riguardo con una rassicurazione. Dagli elementi dati mi sembra che la bambina stia vivendo una crisi di crescita, una crisi collegata al passaggio ad una fase evolutiva nuova, dove con un piede aventi verso il cambiamento e l’altro indietro ancorato alle sicurezze del passato, si percepisce in bilico, confusa e spaventata.

Comprendo la tristezza nel cuore quando si osservano i figli che piangono e soffrono, ma sembra che questo sia un passaggio di sviluppo nella norma e che sua figlia abbia buone risorse per poter affrontare in modo adeguato questa fase che al momento si presenta impegnativa sul piano emotivo (pianto frequente).  Può essere comunque utile riflettere insieme su quali modalità relazionali e comunicative possano aiutare la bambina in questo momento critico, sostenendo da una parte il suo sviluppo emotivo relazionale, dall’altra provando a ridurre gli elementi che possono risultare per lei fonti di stress. Qualora però gli atteggiamenti e comportamenti di sofferenza emotiva aumentassero con il passare del tempo, suggerisco di contattare un/a collega che possa aiutarvi direttamente, raccogliendo più dati relativi alla storia familiare e personale della bambina.

In generale dalla vostra descrizione emerge il profilo di una bambina con buone spinte evolutive e buone identificazioni con le figure genitoriali. Sembrano alternarsi in questo momento aspetti di evoluzione e di regressione, tipici di ogni fase di passaggio. Tutto ciò è sano e fa parte di ogni percorso di crescita.

Già in passato la bambina aveva attraversato una fase evolutiva manifestando alcune criticità. Le difficoltà sembrano essere state reattive ad alcuni cambiamenti (interni a sé ed esterni); l’esperienza difficile con il tempo è rientrata evidenziando la presenza nella bambina di buone capacità di adattamento.

Tale fase critica (2½-3 anni), emersa al momento del passaggio alla scuola materna, contemporaneo alla nascita del fratellino, e alla convivenza quotidiana con la figura paterna, sembra infatti aver creato difficoltà iniziali all’ingresso della scuola e forse durante il primo anno di frequentazione. Al secondo anno questa criticità sembra esser stata però ben superata. 

In quel periodo, la bambina dopo un lungo periodo di convivenza con due figure materne (mamma e nonna materna), si è trovata a condividere il suo spazio e la loro attenzione con altre due figure importanti, il padre e il fratellino.  Inoltre, con il trasferimento in una nuova abitazione (mamma papà lei e il piccolo) lasciava la nonna materna, che era stata fino a quel momento un importante punto di riferimento affettivo per la sua crescita. Le dinamiche cambiavano, e lei doveva adattarsi. Nello stesso tempo la figura paterna, comunque sempre presente nel fine settimana, diventava ora un punto di riferimento quotidiano. In mezzo a tale trasformazione di equilibri familiari la bambina si è opposta all’inserimento nella scuola materna, realtà per lei ancora estranea, desiderando di rimanere a casa con la propria famiglia. L’allontanamento probabilmente per lei rappresentava l’esclusione dal nucleo familiare in quel momento sì ricomposto ma con un nuovo equilibrio da raggiungere e con l’attenzione dei genitori sul nuovo arrivato. Il secondo anno però la fase critica è stata superata, tanto da riuscire non solo a vivere serenamente la scuola materna ma anche a creare un legame importante fuori dalla famiglia, con una amichetta, che sembra averle permesso di sperimentare la separazione dalla famiglia in modo positivo e adeguato (passando ad esempio del tempo con lei fuori da casa).

Ora siamo in una nuova fase di passaggio. La bambina ha 5 anni, probabilmente a settembre inizierà la scuola elementare. Ciò che si osserva spesso in questo periodo è una naturale contraddizione evolutiva: il bisogno di sperimentare l’autonomia e la paura di abbondonare le sicurezze infantili. Questo potrebbe spiegare la paura della bambina di perdere le cose prese dalla propria casa. Le spinte evolutive invece si stanno manifestando con il suo sperimentare volentieri ruoli e azioni degli adulti, in particolare identificandosi con la figura materna. Imitare gli adulti significa però fare come loro ma non essere loro, pertanto è bene sostenere le spinte della bambina verso l’autonomia, mantenendo però i ruoli differenziati tra bambino e adulto, attraverso il rispetto delle regole decise da quest’ultimo e la costanza della sua protezione affettiva. Questo affinché il bambino percepisca che il suo crescere non allontana l’adulto dai suoi impegni di contenimento e sicurezza. Si suggerisce pertanto di coinvolgere il meno possibile i bambini nelle questioni adulte (anche ad es. economiche) al fine di proteggerli mantenendo la differenza dei ruoli e non permettendo loro di passare con facilità dalle prime esperienze di autonomia all’identificarsi al pari dell’adulto. La bambina sembra molto sensibile ed empatica, a volte assume l’atteggiamento da piccola adulta che rassicura la figura materna. In realtà la bambina può giocare a fare la mamma ma non assumersi ruoli da piccola adulta se non quelli adeguati per la sua età e concessi dalla mamma stessa come apparecchiare e sparecchiare la tavola. È la mamma che decide se è il caso o no di acquistare un giochino perché è lei l’adulta e sa cosa è giusto fare, la figlia poi può reagire bene o male ma non è allo stesso livello della mamma, meglio non contrattare alla pari in riferimento alla situazione economica di casa anche perché poi i bambini si sentono onnipotenti e spesso responsabili di cosa accade sul piano della realtà familiare anche quando questa non li riguarda.

In questa fase la bambina potrebbe provare anche sentimenti di colpa per avere interesse verso figure esterne (amiche, maestre), temendo di essere lei stessa la responsabile di una eventuale separazione dalle figure genitoriali, in particolare della figura materna. Rassicuratela tanto, evidenziando che il cuore è grande e può contenere sentimenti per diverse figure importanti della nostra vita, figure che non si escludono l’una con l’altra. Continuate a incoraggiarla a fare buone esperienze all’esterno (amiche, feste, attività esterne alla scuola).

In questa fase evolutiva inoltre è più chiara la differenza tra fantasia e realtà: nei bambini cresce infatti il senso di realtà e per questo essi cercano di ampliare la loro comprensione del mondo, ad esempio con insistenti domande sulla vita e la morte. Quest’ultima inoltre non è più interpretata reversibile come in passato ma c’è la consapevolezza piena della sua caratteristica di irreversibilità. I bambini per questo si spaventano, si interrogano, hanno paura di crescere per timore di perdere un giorno i propri genitori. E se da una parte hanno un gran desiderio di diventare grandi dall’altra ne hanno paura.

Dalla descrizione sembra che la bambina si collochi esattamente in questa fase di crescita, alternando bisogno di distinguersi e differenziarsi dalla figura di riferimento (ad es. la madre) identificandosi con essa, e a volte opponendosi, a timori per la troppa distanza da lei, in quanto ancora bisognosa della sua cura e attenzione. In questa fase infatti è presente come già detto la tendenza a imitare gli adulti per raggiungere il loro livello, e nello stesso tempo la tendenza a rimanere ancorati ai precedenti processi infantili.

I capricci probabilmente emergono quando la bambina è più stanca e confusa coinvolta in sentimenti ambivalenti, e in questi momenti è importante per lei percepire l’adulto presente e sereno davanti alla sua crisi, ai suoi dubbi, alle sue stranezze e contraddizioni. Non sempre per noi adulti è facile assumere questo atteggiamento sereno davanti a questi comportamenti, spesso mostriamo al bambino, sentimenti di delusione, paura, incomprensione, non considerando i suoi atteggiamenti adeguati e nella norma.

Mi sembra che la bambina abbia bisogno di incoraggiamento; questo può avvenire attraverso simboliche tazze di buon latte caldo (affetto rassicurante) da parte della figura materna, insieme al sostegno delle sue capacità di autonomia da parte di entrambi i genitori. Può essere di aiuto in questa fase aggiungere un momento in più dove siete con lei senza altre persone accanto (ad es. un’oretta mamma e figlia senza papà e fratello). Un altro suggerimento è quello di mettere poche regole ma chiare a entrambi i bambini, condividendole con loro in un momento in cui siete presenti a casa entrambi, mamma e papà. Potete organizzare un rito di ridefinizione delle regole di casa, utilizzando un cartellone da appendere nella stanza principale, colorato e scritto da voi e loro insieme. Inoltre sarebbe utile decidere insieme il film o cartone animato da guardare dopo cena, commentandolo insieme durante la visione. Meglio se alla sera si vedono programmi brevi in modo da farli andare a dormire negli orari previsti senza la frustrazione di avere ad esempio interrotto a metà la visione di un film. Anche se la conclusione può essere vista la sera successiva si crea comunque spesso il desiderio di proseguire la sera stessa. I film interi si possono vedere il sabato e la domenica. Ultima indicazione, se non sta già avvenendo, è quella di coinvolgere maggiormente la figura paterna nelle decisioni e azioni rivolte ai bambini.

Spero di essere stata utile e mi scuso se mi sono permessa di fare interpretazioni magari inesatte di alcune azioni da lei descritte, l’intenzione è quella di prendere da loro spunto per fare delle riflessioni insieme. Buon proseguimento.

Dott.ssa Claudia Rasetti


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 9, Settembre 2020

 

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