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Il potere persuasivo della normalità

persuasioneCosì fan tutti: questa sembra essere diventata la regola del comportamento, almeno per la maggioranza delle persone. Non criteri morali o principi etici, né valutazioni in ordine alla salute ed all’ecologia, ma valori (o pseudo tali) legittimati dall’orientamento dell’opinione pubblica. Un “sentire”, spesso acritico e superficiale, abilmente indotto attraverso mode ed ai fini di interessi particolari. Una normalità persuasiva e pervasiva, che si insinua in ogni anfratto del vivere, dal piano più personale a quello sociale e politico.

Ecco allora che diviene “normale” insegnare in modo sempre più standardizzato, rottamando (come va di moda dire oggi) la creatività didattica a favore dei sussidi che sono abbondantemente offerti sul mercato. Fare scuola (nella primaria, soprattutto) diventa così un affare di schede fotocopiate, che danno la misura della produttività di un docente unitamente ai risultati dei test INVALSI. Sempre più una scuola della carta e dei numeri, orientata all’economia; sempre meno una scuola della formazione della persona e del cittadino, della scoperta e dell’esperienza, secondo quella tradizione didattica che nel nostro Paese può vantare luminosi maestri.

Così fan tutti. In adolescenza è normale, nonostante i divieti di legge, assumere grandi quantità di alcolici, superalcolici e sostanze stupefacenti in quei contenitori del divertimento e dello sballo che sono feste e discoteche (si veda a questo proposito il crudo reportage di Presa Diretta).

Un altro contesto ancora. E’ normale che i negozi siano aperti 7 giorni su 7, con buona pace di coloro che vi lavorano e delle loro famiglie, che vedono così estinguersi i tempi dell’incontro: mogli e mariti, genitori e figli che accettano come normale il fatto di vivere sotto lo stesso tetto ma con vite parallele, che convergono sempre meno. Di conseguenza: meno dialogo e confronto, meno scontri, più solitudine.

E’ normale che il lavoro sia sempre più precario, facendo leva sul fatto che pur di guadagnare si è disposti a tutto. E fa pensare che il movimento di pensiero politico oggi prevalente vada non tanto nella direzione di ripristinare maggiori tutele ma di demolire quelle che già ci sono, con il plauso degli organismi internazionali. E’ sempre più accettato che il lavoro sia unicamente visto come fonte di reddito, grazie al quale è possibile fare una vita all’insegna del consumo, nel tempo libero. Non più il lavoro come occasione di dignità, di realizzazione personale, come condizione di libertà. No, questi pensieri sono “conservatori”, il futuro è nel liberismo sfrenato.

E’ pure normale che un imprenditore possa licenziare i suoi operai, per assumerli immediatamente attraverso una cooperativa che egli stesso ha creato. Così li può pagar di meno, può imporre condizioni di lavoro con meno tutele, come detrarre i tempi delle piccole pause dall’orario di lavoro o chiedere, senza preavviso, lavoro straordinario a fine turno. Come chiudere la cooperativa e poi riaprirla, riassumendo i lavoratori ma senza gli scatti di anzianità.

E’ normale che uno Stato, potente, possa prendere unilateralmente l’iniziativa di aggredire militarmente un altro Stato adducendo motivazioni, reali o costruite ad hoc, di ordine umanitario, per la sicurezza internazionale o l’imposizione della democrazia. Con buona pace dell’ONU e di ogni altra forma di confronto attraverso le diplomazie.

Distinguersi dall’opinione corrente è difficile, richiede approfondimento dei fatti ed elevato senso critico (guarda questo video). Talvolta è persino costoso, in termini emotivi, relazionali e sociali. Ma dobbiamo reciprocamente aiutarci a comprendere che cosa stiamo sacrificando quando accettiamo gli orientamenti dell’opinione pubblica in modo tacito, senza analisi critica; quando, per pigrizia o sfiducia, evitiamo di fare la nostra parte nella costruzione di un mondo più giusto, più pacifico, più sano, più gioioso e solidale per tutti.


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 9, settembre 2014

 

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