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"Nonostante gli enormi progressi fatti dall’approvazione della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, nel 1989, i diritti di milioni di bambini vengono ancora oggi quotidianamente violati". Lo dichiara l'Unicef in vista della Giornata mondiale dell’infanzia che si celebra il 20 novembre.
Nei contesti scolastici accade di frequente che uno studente possa divenire oggetto di persecuzione da parte del gruppo dei pari. Questo fenomeno è universalmente diffuso: infatti, lo si ritrova in tutte le latitudini geografiche, sia nelle scuole pubbliche che in quelle private, al di là del contesto sociale di appartenenza.
Vi scrivo per il bisogno di ricevere un consiglio spassionato su mia figlia, 11 anni e mezzo quasi dodici, seconda media, una vita piena di attività sport e musica.
Ieri avendo sentito squillare il suo cellulare per un messaggio ricevuto ho iniziato a controllare le chat fatte con il suo migliore amico il quale le chiede: «da quanto tempo fumi?». Lei risponde: «da 5 mesi».
Io non so come affrontarla, non so come pormi, ho paura di perdere le staffe o di farmi mettere i piedi in testa. Se mi dimostro poco arrabbiata posso sbagliare, se troppo arrabbiata posso creare altri problemi o reazioni strane, se faccio finta di dubitare sulla sua affermazione (cioè di non credere a quello che lei ha scritto rischio di farmi raggirare. Quindi ho bisogno di un consigli. Come mi comporto?
Ci tengo a precisare che non abbiamo mai dato il buon esempio io e mio marito, che fumiamo da sempre.
Anche i teenager possono soffrire di stanchezza cronica. Almeno 1 sedicenne ogni 50, secondo un recente studio dell’Università di Bristol, forse il più ampio mai realizzato su questo tema. Sono più colpite le ragazze, circa il doppio rispetto ai coetanei maschi. Inoltre, anche i bambini cresciuti in un ambiente familiare conflittuale sarebbero più esposti degli altri.
I comportamenti antisociali sono caratterizzati da uno stile relazionale interpersonale che non è sintonico con i valori positivi di gruppo. Sovente le persone che manifestano questo tipo di comportamento, tendono a manipolare gli altri e ad ingannarli. Inoltre, mostrano mancanza di empatia, insensibilità sociale, impulsività, scarso impegno e frequentemente disobbediscono alle direttive ricevute. I comportamenti antisociali si compendiano in condotte che trasgrediscono le regole del vivere sociale e, in alcuni casi, giungono all’aggressione dell’altro, sia fisica che psicologica. Queste condotte hanno la massima espressione nel periodo adolescenziale, anche se indizi abbastanza precoci si riscontrano nella media fanciullezza, a cominciare dai 6 – 7 anni. Nella genesi dei comportamenti antisociali un ruolo fondamentale lo svolgono i contesti familiari dai quali l’individuo proviene.
Continuamente alle prese con il loro smartphone, fruitori quasi voraci di applicazioni di instant messaging, incapaci perfino di studiare senza essere connessi alla Rete, gli adolescenti di oggi colpiscono per la familiarità che intrattengono con le nuove tecnologie e per la centralità che nella loro vita hanno la comunicazione online e i social network. Chi sono i nostri adolescenti? Come vivono le emozioni, i sentimenti e la sessualità, in un tempo che sembra privilegiare la comunicazione virtuale? E gli adulti cosa sanno di loro? L’articolo si addentra con taglio pedagogico in tali questioni cercando di offrire alcune risposte.
Accanto alla classica forma di dipendenza da sostanze, negli ultimi anni sono proliferate nuove forme di dipendenza in cui non è presente l’intervento di alcuna sostanza psicoattiva e per le quali è stato coniato il termine New Addictions. L’oggetto della dipendenza è in questo caso un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata. Le dipendenze comportamentali, se compaiono durante l'adolescenza, devono essere analizzate da una prospettiva multifattoriale e necessitano di un adeguato approccio sia sul piano pedagogico che psicologico. L’articolo delinea un quadro introduttivo a questa rilevante problematica sociale e sanitaria.
L'adolescenza è un periodo della vita nel quale più facilmente ci si accosta all'utilizzo di alcol e droga. Le ragioni alla base di tali condotte sono molteplici: frequentemente i ragazzi sono spinti dal desiderio di provare nuove emozioni, talvolta alcol e droga diventano gli ingredienti di un rito sociale fra coetanei, altre volte il loro impiego può rappresentare una forma di disagio sociale oppure divenire lo strumento di protesta contro l'autorità (genitori e insegnanti). Gli adolescenti che consumano alcol e droga hanno più probabilità di sviluppare una sindrome psichiatrica strutturata nell'età adulta. Diversi studi hanno evidenziato che i ragazzi, affetti da tossicodipendenza, sono più esposti al drop-out, ovvero abbandonano precocemente la scuola.
Sono una donna di 52 anni divorziata con due figli maggiorenni. Da un anno sto frequentando un uomo di 50 anni separatosi poco prima di conoscerlo con due figli, il ragazzo di 19 e la ragazza di 14 anni. Il nostro rapporto sarebbe perfetto ed idilliaco se non ci fosse l’ombra costante della figlia.
Quando ho conosciuto e iniziato a frequentare il mio lui, in una delle prime cose che mi disse era che io non ero prevista nella sua vita perché prima voleva sistemare il rapporto con sua figlia, ma purtroppo all’amore non si comanda, e così abbiamo iniziato la relazione.
Ora a distanza di un anno le cose con sua figlia non le ha ancora sistemate, anzi... Mi spiego meglio.
Capisco l’elaborazione del lutto per la separazione dei genitori, capisco il comportamento della ragazzina molto attaccata a suo padre, quello che non capisco è il comportamento di lui nei confronti della figlia. Lui la tiene ogni 15 gg. dal ven. alla domenica, ma negli altri giorni la vede in media ogni 2 giorni, portandosela a casa con lui e facendola dormire da lui, con lui nel suo letto, nel frattempo lei chiama 10 volte al giorno, lui risponde dieci volte al giorno, tra una chiamata e l’altra ci sono poi i messaggini a cui rispondere, con cuori, cuoricini ecc. Premetto che non viviamo insieme, ma nei week end nostri mi fermo spesso da lui, o quando è il suo turno capita che usciamo insieme noi tre o in compagnia di amici e, a parte le quattro parole di convenevoli, lei passa tutto il tempo appiccicata a suo padre. In casa se suo padre esce sul balcone a fumare, lei va con lui, se va in camera, lei va in camera, se va in bagno dopo due minuti va anche lei. Tutto questo senza che lui non dica o non faccia nulla per farle capire che forse sta esagerando, se provo a farglielo notare io, è motivo di discussione, per cui ultimamente sto evitando di farglielo notare.
Quello che mi chiedo è come mai sta ragazzina non esce mai con le sue coetanee? Non la sento mai dire che deve uscire con le amiche che deve chiamare una amica.. mai! Come mai poi se deve chiamare o mandare un mess. a sua madre lo fa con il cell. di suo padre, e quando invece messaggia con suo padre adopera il suo? A lui ho detto che a me da fastidio che adoperi il suo cellulare anche perché ci sono i nostri messaggi, foto ecc. e poi non ha il suo? Mah...
Che cosa significa essere adolescenti oggi? A quali criticità è esposta la famiglia con figli adolescenti nell’epoca attuale e nella specificità sociale e culturale delle moderne società complesse? L’articolo esplora in modo sintetico le caratteristiche dell’età adolescenziale e propone suggerimenti educativi per supportare la costruzione dell’identità e del progetto di vita.
Edupsicopenia è il neologismo coniato dal "Centro italiano aiuti all'infanzia" (C.I.A.I) che pone in stretta correlazione la povertà e il malessere psicologico degli adolescenti. Secondo la definizione data da "Save the children" la povertà educativa è "la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni".
Nonostante il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili o di avere una gravidanza indesiderata, un giovane spagnolo su cinque ammette di non utilizzare alcun metodo contraccettivo, neanche il preservativo.
Mia figlia 12enne ha preso una cotta per un 14enne, pluribocciato e teppista. Per questi motivi ma soprattutto per la giovane età non siamo d'accordo che frequenti questo ragazzo. Ma lei ha cominciato a mentirci per vedere questo ragazzo dicendo che andava a studiare da compagne di scuola o a prendere il gelato con le amichette mentre si trovava con lui.
Lei non comprende perchè non la facciamo stare con questo ragazzo, nonostante le abbiamo spiegato i motivi legati all'eta che non ci pare adatta per uscire da sola con un ragazzo, e all'atteggiamento da bullo prepotente e poco studioso del fanciullo in questione. Come farle comprendere che poniamo dei limiti per il suo bene e non per farla soffrire?
Frequentemente gli adolescenti provano un senso di noia nei contesti scolastici che frequentano. Le ragioni di tale tedio possono essere molteplici. Spesso i programmi scolastici sono lontani dai problemi e dalle tematiche che caratterizzano i ragazzi contemporanei. Altre volte i docenti non riescono a creare l’intrigo giusto che può coinvolgere i propri alunni. In alcune circostanze, i ragazzi, in virtù del vissuto depressivo che sovente caratterizza questa fascia di età, appaiono poco interessati a qualsiasi cosa.
Sono la madre di una ragazza di 14 anni. Premetto che mia figlia ha molti interessi: ama lo sport (che ha fatto anche a livello agonistico), è innamoratissima della musica (suonava il pianoforte, ultimamente sta prendendo lezioni di chitarra perché vorrebbe diventare una chitarrista rock), ama leggere e adora disegnare (da quando era molto piccola disegna fumetti sempre e dovunque). Quest'anno frequenta il primo liceo classico ed è entusiasta della nuova scuola e delle ragazze nuove che ha conosciuto, anche se continua, come in passato, con un'azione selettiva, poiché lei non è esattamente un tipo allineato e conformato (ama musica anni '70/'80 e quasi si veste un po' come certi personaggi dell'epoca), per cui cerca i coetanei che più le somigliano, scartando praticamente tutti quelli esattamente allineati alle mode attuali. Fin qui il quadro direi che si presenta buono, non ottimo perchè da un punto di vista sociale paga spesso la sua personalità "sui generis". Ma purtroppo da qualche mese ha iniziato a soffrire di "paura della paura".
La fotografia delle persone di minore età negli ultimi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79% (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Questi alcuni dei dati che emergono dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC.
L’articolo propone una lettura della crisi della società contemporanea attraverso il corpo, in una visione che coniuga l’esperienza soggettiva/oggettiva, il corpo come dato di natura e il corpo come prodotto culturale e collettivo. In particolare, si analizza la relazione dei giovani con il proprio corpo, anche con lo scopo di tracciare alcune linee educative di fronteggiamento del disagio.
Il disagio psichico tra i giovanissimi è una patologia sociale legata a modelli e stili di vita che la nostra società ha assunto. Si tratta di un fenomeno ancora sottovalutato dall'opinione pubblica ma non si può prescindere dal fatto che "il suicidio anche di un solo minore abbia un costo umano e sociale che la comunità non può permettersi di sostenere". Lo afferma il ministro della salute Giulia Grillo.
Così fan tutti: questa sembra essere diventata la regola del comportamento, almeno per la maggioranza delle persone. Non criteri morali o principi etici, né valutazioni in ordine alla salute ed all’ecologia, ma valori (o pseudo tali) legittimati dall’orientamento dell’opinione pubblica. Un “sentire”, spesso acritico e superficiale, abilmente indotto attraverso mode ed ai fini di interessi particolari. Una normalità persuasiva e pervasiva, che si insinua in ogni anfratto del vivere, dal piano più personale a quello sociale e politico.
Il recente studio pubblicato sull'European Journal of Neuropsychopharmacology, definito preoccupante dall'OMS, rivela un aumento del 40% negli ultimi sette anni di consumo di psicofarmaci in cinque paesi occidentali: Usa, Gran Bretagna,Germania, Danimarca e Olanda. I maggiori incrementi si sono registrati nelle fasce d'età tra i 10 e 14 anni e tra i 15 e i 19 anni e i farmaci più utilizzati sono quelli a base di citalopram, fluoxetina e sertralina. La tendenza è mondiale anche se meno marcata nei Paesi mediterranei come l'Italia.
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