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I diritti dei bambini e degli adolescenti in Italia: il punto sulla Convenzione ONU
La fotografia delle persone di minore età negli ultimi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79% (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Questi alcuni dei dati che emergono dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC.
Quest’anno il Rapporto è stato annunciato in un’occasione speciale: il 25° anniversario dalla ratifica della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, avvenuta il 27 maggio 1991 con la Legge 176/1991.
L'UNICEF evidenzia in particolare la condizione degli adolescenti (14-17 anni): sono 2.293.778, 186.450 dei quali stranieri.
Trascorrono le loro giornate con il telefonino in mano (il 92,6 %); fanno uso di alcol, tabacco e cannabis (63,4%), conoscono il sexting, l’11,5% di loro gioca d’azzardo online e oltre il 50% ha subito azioni di bullismo e/o cyberbullimo.
7.000 di essi vivono in comunità, con molte incertezze sul loro futuro dopo il compimento del 18° anno.
L’Italia è anche tra i paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica: il 15% dei ragazzi tra 18 e 24 anni ha conseguito al massimo il titolo di scuola media.
Nel 2015, l’8,4% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni ha partecipato ad associazioni culturali, ricreative o di altro tipo; e il 9,7% ha svolto attività gratuite in associazioni di volontariato (nel 2014 erano l’8,6%).

