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Il segreto nei suoi occhi

lettrice in trenoBeatrice era una gran dormigliona. Quando arrivava il momento di svegliarsi, iniziava ad immaginare quanto sarebbe stato bello poter rimanere ancora a letto, solo per qualche minuto ancora.
E così, un minuto dopo l’altro, finiva sempre con il far tardi e perdere l’autobus che passava proprio sotto casa. Non c’erano molte soluzioni a quel punto, se non attraversare di corsa tutto il viale, in fondo al quale si trovava la stazione, così da prendere il treno delle sette che la portava in città.
Ma quella mattina era davvero tardi, e se non voleva rischiare di essere sgridata al lavoro, doveva proprio mettercela tutta e correre con tutta la forza e il fiato che aveva in corpo.
E così fece! Salì sul treno senza nemmeno rendersene conto. Esausta, prese posto nel primo sedile che trovò libero. Appoggiò la testa allo schienale e chiuse per un attimo gli occhi, così da riprendere fiato. Che corsa aveva fatto! Si ripromise che la mattina successiva sarebbe sgattaiolata subito fuori dal letto. Meglio dormire qualche minuto in meno piuttosto che sfinire con quelle simili corse! Era appena iniziata la sua giornata ed era già stanchissima.

Dopo aver riposto tutte queste valutazioni in una parte ben distinta della sua mente, dove poi ci sarebbe tornata il mattino seguente, riaprì gli occhi e, come suo solito, iniziò a guardarsi intorno.
Si rese conto che il treno era molto affollato. C’erano gruppi di signore che parlavano tra di loro di faccende ordinarie ma in realtà del tutto insignificanti; alcuni studenti ripassavano o scopiazzavano compiti da compagni volenterosi ed evidentemente anche molto generosi. Di fronte a lei era seduta una signora che leggeva una rivista; di fianco un giovane studente con gli occhi paralizzati sul display del cellulare; e poi, vicino al finestrino, c’era una ragazza che teneva in mano un libro, ma i cui occhi continuavano a far la spola tra le pagine e il mondo che correva, veloce, accanto a loro.
Proprio a quel punto Beatrice ricordò che anche lei aveva un libro in borsa: il viaggio sarebbe durato un’oretta e qualche pagina sarebbe bastata per farla addormentare e risvegliare così al capolinea, che era poi la sua fermata. Ma, complice l’agitazione dovuta alla corsa, non riusciva ancora a prendere sonno. E quel libro era davvero noioso. Così, decise di tornare al suo passatempo preferito: guardarsi intorno per provare a immaginare le vite di quegli sconosciuti.
Ad ognuno riuscì ad attribuire un hobby e una tipologia di lavoro: bastava guardare come fossero vestiti, come si atteggiassero, il modo in cui impiegavano il loro tempo, come stavano seduti e altri piccoli particolari che il suo lavoro le aveva permesso di imparare. Beatrice era infatti una psicologa pubblicitaria, cioè una psicologa che si occupava, in linea di massima, di fare delle indagini per analizzare i comportamenti delle persone e capire quali fossero i loro gusti o prodotti preferiti nei più svariati settori.

  

Le bastarono poche osservazioni per immaginare a grandi linee il comportamento di ciascuna persona del vagone. Eccetto che per una: la ragazza vicino al finestrino.
Eppure, a prima vista, sembrava essere una ragazza qualunque, come tante altre. Indossava dei jeans, una maglia bianca larga, delle scarpe da tennis grigie e blu. Aveva i capelli lunghi, lisci e neri. Gli occhi verde scuro e le labbra sottili. Non indossava gioielli, ma solo un braccialetto sottile di cuoio. A vederla così sembrava una ragazza davvero semplice. Dall’aspetto fisico poteva avere intorno ai trent’anni, dunque doveva essere in viaggio per lavoro, non per studio.
“Chissà magari sarà un’insegnante”, congetturò in prima battuta Beatrice.
Ma, in genere, le insegnanti sedevano vicine tra loro e chiacchieravano molto, oppure se ne stavano sole occupando un intero sedile per riporre le loro grandi borse, da cui traevano libri, quaderni o schede da correggere.
Ma lei non corrispondeva a nessuna di queste descrizioni. Aveva con sé un piccolo zaino, e un libro tra le mani. Beatrice allora si sforzò di leggerne il titolo: in genere, anche la tipologia di letture le permetteva di farsi un’idea più accurata sulla tipologia di persona.
Il titolo però le parse ancora più enigmatico del resto: “La natura matematica dell’uomo: reale, irrazionale e complesso”. Di sicuro, doveva essere una donna amante dei numeri; però anche di psicologia. Dopo una serie di altre valutazioni, Beatrice stabilì che la giovane donna dovesse essere una ricercatrice universitaria in discipline scientifiche. Nello zainetto doveva avere tutto ciò che le serviva: un libro per il viaggio, una pennetta usb in cui aveva stipato tutto il prodotto del suo sapere, le chiavi di casa, un pacco di fazzoletti e il cellulare. Quello era tutto ciò che le bastava durante la sua intensa giornata lavorativa.
C’era, però, qualcosa che non le tornava. Quella donna non era solo ciò che si mostrava. Tutto, intorno a lei, indicava calma e serenità. Ma Beatrice percepiva che dentro di lei dovesse celarsi un universo inesplorato: la sua serenità, apparente, era infatti tradita dai suoi occhi. Beatrice ne era certa: i suoi occhi nascondevano un segreto; doveva solo capire quale fosse.
I sessanta minuti del viaggio erano quasi trascorsi tutti, e già sul treno le persone si disponevano in lunghe file pronte a scendere e a lasciarsi inghiottire dalla composta frenesia cittadina.
Per la restante parte della giornata Beatrice non fece altro che pensare al segreto celato in quegli occhi. Non appena arrivò la pausa pranzo, decise di fare un salto in libreria e cercare il libro che la ragazza teneva tra le mani, di cui ricordava ancora bene il titolo, dal momento che per tutto il tempo non aveva smesso di ripeterlo a mente per timore di dimenticarsene: “La natura matematica dell’uomo: reale, irrazionale e complesso”.

Ne trovò facilmente una copia dato che il libro era stato pubblicato di recente. Non ebbe il tempo di leggerlo subito, poiché al rientro in ufficio fu immediatamente oberata di lavoro. Così, si ripromise di leggerlo al rientro a casa, che avrebbe fatto nuovamente in treno; non le piaceva, infatti, leggere sull’autobus.
Finalmente, quella lunga e interminabile giornata lavorativa volgeva al termine.
Era ancora in attesa del treno quando, impaziente, decise di estrarre dalla borsa il libro a cui aveva pensato per tutto il giorno. Osservò la copertina: il titolo era scritto in bianco su uno sfondo su cui era tracciata una strada polverosa lungo la quale procedeva, di spalle, un uomo. Beatrice ammise che anche la copertina richiedeva un approfondimento ulteriore per poter essere compresa appieno. Rigirò il libro, per leggerne nel retro il sommario. Poche righe cercavano di condensarne il senso: si trattava di uno scritto autobiografico di un’autrice esordiente, che con il suo romanzo aveva scalato la vetta delle classifiche. Voltò l’aletta posteriore della copertina, in cui di solito era riportato una breve biografia e, talvolta, anche un’immagine dell’autore. La sua curiosità fu pienamente soddisfatta: era riportato un primo piano dell’autrice. L’immagine che vide impressa non era affatto quella che mai si sarebbe aspettata: l’autrice del libro era nientemeno che la ragazza vicino al finestrino.
“Altro che ricercatrice e roba del genere” borbottò tra sé e sé, mentre il fischio del treno annunciava il suo arrivo al binario.
Si precipitò sul treno, alla ricerca di un posto tranquillo, in cui potesse tranquillamente divorare le pagine di quel libro, che si faceva sempre più attraente.
Dapprima ritornò alla lettura della breve biografia riportata nell’aletta posteriore, nella speranza di poter trovare qualche informazione che potesse sciogliere i suoi dubbi sul segreto celato in quegli occhi, ormai impressi nella sua mente. Ma non scoprì nulla di importante, oltre al luogo di nascita e al fatto che si trattava di una giovane ed esordiente scrittrice.
Decise che era ormai giunto il momento di immergersi nella lettura; la iniziò con un’avidità tale che nel giro di poco si ritrovò completamente catapultata dentro il mondo ritratto dall’autrice.
Le pagine correvano via veloci, una dopo l’altra. Avrebbe voluto sottolineare vari passi, che la colpirono molto, ma non aveva con sé matite e neanche una penna. Avrebbe potuto chiederne qualcuna in prestito ai viaggiatori vicini; ma non voleva perdere nemmeno un istante del tempo che aveva a disposizione; così, proseguì indisturbata la sua alacre lettura.
Scoprì che quel libro non le parlava solo dell’autrice, ma le parlava di ogni donna, di ogni uomo. Comprese che in quelle pagine era racchiuso un invito alla vita, in tutte le sue sfaccettature; si trattava in particolare di un inno alla vita nella sua totalità, anche nelle sue declinazioni più dolorose, fatte di grandi sofferenze e difficoltà. Ciò che, secondo Beatrice, trapelava da quelle pagine era lo scorrimento continuo della vita accompagnato sempre da una lucida consapevolezza di voler esserci, di esserne totalmente parte, e di non lasciarsi vivere.
Quella lettura così intensa, le fece perdere completamente la cognizione del tempo: era già trascorsa un’ora, ma a lei parvero solo pochi minuti. Era giunto il momento di scendere, il treno era già fermo in stazione. Richiuse rapidamente il libro, e si avviò così verso casa.
Lungo il tragitto, Beatrice ripercorse nella mente le parole lette e cercò di mettere a fuoco gli occhi della ragazza. Si rese conto che quegli occhi, in realtà, le avevano parlato molto. Era stata lei a non vedere. Si era soffermata solo su ciò che, comunemente, avrebbe potuto suggerire l’immagine della donna che le stava di fronte. Ma non era andata in fondo ai suoi occhi, in cui era celato il segreto della sua anima.

Arrivata a casa, cenò velocemente. Poi si mise sul divano, per proseguire la lettura. Sebbene fosse molto stanca, aveva bisogno del conforto che le derivava dalla lettura di quel libro.
Quelle pagine, così cariche di senso e anche di consolazione, erano state scritte da una donna semplice, una donna qualunque, una donna dietro la cui banale apparenza si celava un mondo immenso e piacevole da esplorare e scoprire.
Beatrice comprese che se non avesse fatto quell’incontro e non avesse, anche solo per un attimo, tentato di scorgere lo sguardo di quella donna sconosciuta, avrebbe perso la grande opportunità di scoprire tutta la bellezza che si celava dentro la sua anima. Ancor di più, capì che è proprio in fondo agli occhi che si nasconde il segreto di ogni anima. E lo si può cogliere solo soffermandosi, avvicinandosi e ascoltandosi.

 


Autrice: Barbara Lanza, ingegnere informatico vocata ad attività educative.


copyright © Educare.it - Anno XVIII, N. 12, Dicembre 2018

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